Frati agostiniani di S. Spirito e di S. Felicita FIRENZE

 
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08/02/2012 @ 1.37.20
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Benvenuto nella sezione di arte, storia e fede documentate dal prezioso archivio storico di Santa Felicita

Sezione articoli
 
Di Admin (del 11/03/2011 @ 10:23:02, in la chiesa, linkato 843 volte)

La lunga storia della chiesa di Santa Felìcita
     La chiesa di Santa Felicita, intitolata a una martire del cristianesimo primitivo (II secolo), è tra i luoghi di culto più antichi della città e riporta agli inizi della fede cristiana a Firenze. Nella sua lunga storia è stata basilica cimiteriale (IV-V secolo), chiesa per l’attiguo convento di monache benedettine (dal X secolo), chiesa prima e parrocchia poi della corte granducale (dal XVI secolo).
Ma vediamo con ordine.

 

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Di P.F.M. (del 08/11/2010 @ 09:51:42, in la chiesa, linkato 1841 volte)

La prima chiesa viene costruita su un sito precedentemente occupato dall’esercito romano che aveva portato con se’ dal Medio Oriente il culto di Mitra. Come d’uso nello stabilirsi del Cristianesimo, la Chiesa non sconsacra mai luoghi di culto consacrati dall’abitudine e dalla tradizione: quindi nasce qui un primo nucleo di comunità cristiana di estradizione medio-orientale.  Il culto di Santa Felicita riproporrà, in modo proprio e singolare e particolarmente appropriato, tale evoluzione che lega il vicino Oriente all’Occidente. Infatti spesso la vicenda di Santa Felicita viene sovrapposta a quella dei Maccabei, unendo così l’ultimo libro dell’Antico Testamento (160 a.C. ca.) al secondo secolo del Nuovo Testamento (136 a.D.). I due episodi, distanti l’uno dall’altro 300 anni ca. presentano un analogo atto di Fede eroica da parte di una madre che incoraggia i 7 figli al sacrificio supremo per non venir meno alla Fede nel vero Dio.

 

UN PERCORSO SACRO NEL MONASTERO BENEDETTINO DI S. FELICITA

(2^ parte)

LE VIRTU' TEOLOGALI E CARDINALI

La pagina è a cura di M. Cristina FRANCOIS-LOMBARDI Conservatrice dell’Archivio Storico Parrocchiale di S. Felicita.
 

 

 la Fede

 

LA  FEDE (fig.21)

 

Questa Virtù occupa la posizione centrale perché è il punto d’arrivo del percorso sacro scandito dalle immagini affrescate nel Capitolo; indossa una veste d’un bianco luminoso essendo il bianco il colore della luce, il colore di tutti i colori, il colore di Dio. Con la mano destra tiene il sacro Calice sopra il quale è raffigurata l’Ostia, con la mano sinistra sostiene una semplice croce: su di questa non appare il corpo di Cristo Crocifisso perché Egli si trova REALMENTE nel Vino e nell’Ostia, entrambi consacrati, che con la mano destra ostende al riguardante. E’ infatti proprio grazie alla Fede che dobbiamo credere – anche senza vederLo – che Cristo è transustanziato nelle due Specie.

L’aureola quadrata è emblematicamente segnata all’interno dal principale simbolo cristiano: la croce.

 

LA  SPERANZA (fig.22)

 

 la Speranza

 

E’ dipinta con le mani protese nell’atto fiducioso di arrivare a prendere una corona: il giusto premio di chi anela al Paradiso, la corona degli “atleti di Dio”. Ha un leggero sorriso, il sorriso della perfetta letizia.

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UN PERCORSO SACRO NEL MONASTERO DI S. FELICITA

Gli AFFRESCHI DEL CAPITOLO

La pagina è a cura di M. Cristina FRANCOIS-LOMBARDI

Conservatrice dell’Archivio Storico Parrocchiale di S. Felicita

La Sala Capitolare

 fig.1:  la Sala del Capitolo detta dalle monache di Santa Felicita “Cappellina” o “Cappella delle Reliquie” in occasione dell’esposizione di queste.

BREVE STORIA del MONASTERO di SANTA FELICITA
e della sua SALA CAPITOLARE

Il documento pergamenaceo più antico relativo al complesso di Santa Felicita è una Charta Ordinationis del 972 settembre 24, esso però si limita a riferirsi al solo edificio della chiesa senza nominare il monastero il quale nei primi decenni del secolo XI sembrerebbe non esistere ancora. Come afferma la diplomatista Mosiici (1), “la costruzione di un monastero adiacente alla chiesa potrebbe porsi dopo il primo quarto del secolo XI, ma si ignora quali religiosi lo occupassero prima della sua riedificazione ad opera di Niccolò II nel 1059”.
Prima di questa data, secondo lo Strozzi (A.S.F., Carte Strozzi Uguccioni, vol.50, c.370r) fu questo luogo convento di “monaci di S. Benedetto, manuale di quello di S. Miniato al Monte perché Ildebrando l’anno 1014 e 1024, nonché Lamberto l’anno 1026, ambedue Vescovi di Firenze, lo donarono a quella Badia”.
Era sicuramente monastero di clausura di monache dello stesso ordine solo dal 1056, in quanto lo comprova una Charta offersionis del 24 gennaio di quell’anno che cita Teuberga come Badessa. In seguito fu, come ho detto, protetto dal vescovo fiorentino Gerardo, il quale, una volta eletto papa con il nome di Niccolò II (1058-61), lo fece riedificare “ex integro” con un Privilegium del 1059 gennaio 8.
Il legame fra questo monastero e la sua chiesa fu strettissimo e le religiose, tutte provenienti dalle più grandi famiglie nobili della città, amministravano “liberamente e universalmente” senza dipendere dal vescovo di Firenze, bensì direttamente da quello di Roma. Nel 1124 papa Callisto II pose il monastero e la chiesa di S. Felicita sotto la tutela apostolica e ingiunse che nessun laico o ecclesiastico osasse edificare chiese ed oratori nel territorio della parrocchia senza il consenso delle monache; a causa di questa ingiunzione il vescovo di Firenze Gottifredo e alcuni del popolo di S. Felicita dovettero demolire quanto avevano edificato senza la loro autorizzazione. Questo diritto verrà ribadito anche da papa Onorio II nel 1125 con l’aggiunta di una ulteriore clausola: nelle terre di proprietà delle monache non si celebrerà alcun uffizio senza il loro beneplacito. Questi documenti ci attestano che le benedettine di S. Felicita godettero di grandi privilegi presso la S. Sede.

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Di Admin (del 27/01/2008 @ 06:46:02, in Cristina, linkato 5026 volte)

In questa sezione del sito saranno pubblicati documenti, fotografie e materiale d'archivio a cura dell'archivista della parrocchia di Santa Felicita, M. Cristina Francois.

 
Di Cristina (del 15/09/2007 @ 21:19:04, in Storie dei Santi, linkato 6214 volte)

 

BREVE ILLUSTRAZIONE 
DELLA PATRONA DELLA NOSTRA CHIESA

 

S. FELICITA VEDOVA 
E MARTIRE ROMANA
 
(per il 23 novembre, dies natalis della Santa)
 
 
 La pagina è a cura di M. Cristina FRANCOIS-LOMBARDI
Conservatrice dell’Archivio Storico Parrocchiale di S. Felicita   
 
 
 
 
SANTA FELICITA MARTIRE ROMANA
 
          Prima di dire chi sia Santa Felicita spieghiamo chi essa non è: sono infatti molte le “sovrapposizioni”, molte le incertezze che da un punto di vista storico accompagnano ancora il suo nome e la sua vicenda.
Intanto pronunciamo il suo nome come va pronunciato: cioè senza l’accento sulla ‘a’ finale. Questo nome, invece di giungerci come solitamente avviene dall’accusativo latino Felicitatem, si è formato dal nominativo Felicitas ed ha conservato così l’accento sdrucciolo: Felìcita. ...

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