Frati agostiniani di S. Spirito e di S. Felicita FIRENZE
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Benvenuto nella sezione di arte, storia e fede documentate dal prezioso archivio storico di Santa Felicita Sezione articoli UN PERCORSO SACRO NEL MONASTERO BENEDETTINO DI S. FELICITA(2^ parte)LE VIRTU' TEOLOGALI E CARDINALILa pagina è a cura di M. Cristina FRANCOIS-LOMBARDI Conservatrice dell’Archivio Storico Parrocchiale di S. Felicita.
LA FEDE (fig.21) Questa Virtù occupa la posizione centrale perché è il punto d’arrivo del percorso sacro scandito dalle immagini affrescate nel Capitolo; indossa una veste d’un bianco luminoso essendo il bianco il colore della luce, il colore di tutti i colori, il colore di Dio. Con la mano destra tiene il sacro Calice sopra il quale è raffigurata l’Ostia, con la mano sinistra sostiene una semplice croce: su di questa non appare il corpo di Cristo Crocifisso perché Egli si trova REALMENTE nel Vino e nell’Ostia, entrambi consacrati, che con la mano destra ostende al riguardante. E’ infatti proprio grazie alla Fede che dobbiamo credere – anche senza vederLo – che Cristo è transustanziato nelle due Specie. L’aureola quadrata è emblematicamente segnata all’interno dal principale simbolo cristiano: la croce. LA SPERANZA (fig.22)
E’ dipinta con le mani protese nell’atto fiducioso di arrivare a prendere una corona: il giusto premio di chi anela al Paradiso, la corona degli “atleti di Dio”. Ha un leggero sorriso, il sorriso della perfetta letizia. ... UN PERCORSO SACRO NEL MONASTERO BENEDETTINO DI S. FELICITA GLI AFFRESCHI DEL CAPITOLO La pagina è a cura di M. Cristina FRANCOIS-LOMBARDI Conservatrice dell’Archivio Storico Parrocchiale di S. Felicita per nomina del CPP
fig.1: la Sala del Capitolo detta dalle monache di Santa Felicita “Cappellina” o “Cappella delle Reliquie” in occasione dell’esposizione di queste. BREVE STORIA del MONASTERO di SANTA FELICITAe della sua SALA CAPITOLARE
Il documento pergamenaceo più antico relativo al complesso di Santa Felicita è una Charta Ordinationis del 972 settembre 24, esso però si limita a riferirsi al solo edificio della chiesa senza nominare il monastero il quale nei primi decenni del secolo XI sembrerebbe non esistere ancora. Come afferma la diplomatista Mosiici (1), “la costruzione di un monastero adiacente alla chiesa potrebbe porsi dopo il primo quarto del secolo XI, ma si ignora quali religiosi lo occupassero prima della sua riedificazione ad opera di Niccolò II nel 1059”. Prima di questa data, secondo lo Strozzi (A.S.F., Carte Strozzi Uguccioni, vol.50, c.370r) fu questo luogo convento di “monaci di S. Benedetto, manuale di quello di S. Miniato al Monte perché Ildebrando l’anno 1014 e 1024, nonché Lamberto l’anno 1026, ambedue Vescovi di Firenze, lo donarono a quella Badia”. Era sicuramente monastero di clausura di monache dello stesso ordine solo dal 1056, in quanto lo comprova una Charta offersionis del 24 gennaio di quell’anno che cita Teuberga come Badessa. In seguito fu, come ho detto, protetto dal vescovo fiorentino Gerardo, il quale, una volta eletto papa con il nome di Niccolò II (1058-61), lo fece riedificare “ex integro” con un Privilegium del 1059 gennaio 8. Il legame fra questo monastero e la sua chiesa fu strettissimo e le religiose, tutte provenienti dalle più grandi famiglie nobili della città, amministravano “liberamente e universalmente” senza dipendere dal vescovo di Firenze, bensì direttamente da quello di Roma. Nel 1124 papa Callisto II pose il monastero e la chiesa di S. Felicita sotto la tutela apostolica e ingiunse che nessun laico o ecclesiastico osasse edificare chiese ed oratori nel territorio della parrocchia senza il consenso delle monache; a causa di questa ingiunzione il vescovo di Firenze Gottifredo e alcuni del popolo di S. Felicita dovettero demolire quanto avevano edificato senza la loro autorizzazione. Questo diritto verrà ribadito anche da papa Onorio II nel 1125 con l’aggiunta di una ulteriore clausola: nelle terre di proprietà delle monache non si celebrerà alcun uffizio senza il loro beneplacito. Questi documenti ci attestano che le benedettine di S. Felicita godettero di grandi privilegi presso la S. Sede. ... In questa sezione del sito saranno pubblicati documenti, fotografie e materiale d'archivio a cura dell'archivista della parrocchia di Santa Felicita, M. Cristina Francois.
Di Cristina (del 15/09/2007 @ 21:19:04, in Storie dei Santi, linkato 2796 volte)
BREVE ILLUSTRAZIONE
DELLA PATRONA DELLA NOSTRA CHIESA
S. FELICITA VEDOVA
E MARTIRE ROMANA
(per il 23 novembre, dies natalis della Santa)
La pagina è a cura di M. Cristina FRANCOIS-LOMBARDI
Conservatrice dell’Archivio Storico Parrocchiale di S. Felicita per nomina del CPP
SANTA FELICITA MARTIRE ROMANA
Prima di dire chi sia Santa Felicita spieghiamo chi essa non è: sono infatti molte le “sovrapposizioni”, molte le incertezze che da un punto di vista storico accompagnano ancora il suo nome e la sua vicenda.
Intanto pronunciamo il suo nome come va pronunciato: cioè senza l’accento sulla ‘a’ finale. Questo nome, invece di giungerci come solitamente avviene dall’accusativo latino Felicitatem, si è formato dal nominativo Felicitas ed ha conservato così l’accento sdrucciolo: Felìcita. ...
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