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	<title type='text'>Arte, Fede e Storia dall'Archivio di Santa Felicita</title>
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		<name>Arte, Fede e Storia dall'Archivio di Santa Felicita</name>
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	<updated>2011-03-11T10:23:02+01:00</updated>
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		<updated>2011-03-11T10:23:02+01:00</updated>
		<title type='text'><![CDATA[LA lunga storia della Chiesa di Santa Felicita]]></title>
		<content type='html'><![CDATA[<p>
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<p><strong><em><span class="titolo">La lunga storia della chiesa di Santa Fel&igrave;cita</span></em></strong> <br />
<font face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif" size="2"><em><font size="3"><strong>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;L</strong></font>a chiesa di Santa Felicita, intitolata a una martire del cristianesimo primitivo (II secolo), &egrave; tra i luoghi di culto pi&ugrave; antichi della citt&agrave; e riporta agli inizi della fede cristiana a Firenze. Nella sua lunga storia &egrave; stata basilica cimiteriale (IV-V secolo), chiesa per l&rsquo;attiguo convento di monache benedettine (dal X secolo), chiesa prima e parrocchia poi della corte granducale (dal XVI secolo).<br />
Ma vediamo con ordine.</em></font></p>
<p>&nbsp;</p>
<p></p>
<p align="left"><font face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif" size="2"><br />
<strong class="tit">Le origini</strong><br />
<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<strong>I</strong> primi cristiani sulle rive dell'Arno furono orientali, cos&igrave; come lo furono le due figure primarie della Chiesa Fiorentina: Miniato &quot;Re degli Armeni&quot;, martirizzato a Firenze nel 250 durante la persecuzione di Decio, e Zanobi, di famiglia greco-siriaca, il grande vescovo del V secolo.</font><br />
<font face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif" size="2">Ora ci piace pensare che la chiesa di Santa Felicita (certo non quale adesso ci appare) sia stata la prima di Firenze: per quanto la dimostrazione di una simile tesi risulti praticamente impossibile, non occorre molto coraggio per sostenerla visto che &egrave; impossibile anche dimostrare il contrario e che, comunque, la sua storia comincia davvero da molto lontano. Certamente &egrave; la prima chiesa fiorentina di cui esistono testimonianze archeologiche ed epigrafiche che risultano precedenti la fondazione della seconda, anch'essa fuori mura e consacrata nel 393 da Sant'Ambrogio, Vescovo di Milano: San Lorenzo.<br />
&nbsp;<a class="link_menu_dx" onClick="GP_AdvOpenWindow('piantaroma.html','','fullscreen=no,toolbar=no,location=no,status=no,menubar=no,scrollbars=yes,resizable=yes',320,450,'center','ignoreLink','',0,'');return document.MM_returnValue" href="#"><img height="125" alt="piantaromana" width="101" align="left" border="1" src="IMMAGINI/piantaromana.gif" /></a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;In una piccola Firenze, ancora chiusa dentro le mura romane a difendere le case di cittadini gi&agrave; dediti soprattutto al commercio, con un impero ormai tollerante verso la nuova religione dettata da Cristo trecento anni prima, venivano fondate alcune basiliche cristiane: dentro le mura, dunque, i templi dedicati agli dei pagani e fuori le prime case di Cristo: quella di San Lorenzo e la nostra che sarebbe poi stata dedicata ad una martire orientale: Santa Felicita. Venne a trovarsi subito al di l&agrave; dell'Arno a fianco della strada che, uscendo dal primitivo Ponte Vecchio, se ne andava verso Roma. <br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<a class="link_menu_dx" onClick="GP_AdvOpenWindow('scavi.html','','fullscreen=no,toolbar=no,location=no,status=no,menubar=no,scrollbars=yes,resizable=yes',540,520,'center','ignoreLink','',0,'');return document.MM_returnValue" href="#"><img height="172" alt="scavi" width="224" align="right" border="1" src="IMMAGINI/scavi.gif" /></a>Di quella basilica, durante alcuni lavori compiuti nel 1933 sotto la piazza, furono ritrovate tracce consistenti delle fondazioni, di murature in pietra forte intonacata all'interno e basi di pilastro. Intorno a questa basilica a fianco della &quot;via romana&quot; i primi cristiani di Firenze seppellivano i loro morti in piccole, semplici tombe &quot;alla cappuccina&quot; coperte di embrici. Sulla tomba veniva posta una semplice lapide con sopra il nome del sepolto. <br />
<a class="link_menu_dx" onClick="GP_AdvOpenWindow('lapide.html','','fullscreen=no,toolbar=no,location=no,status=no,menubar=no,scrollbars=yes,resizable=yes',650,410,'center','ignoreLink','',0,'');return document.MM_returnValue" href="#"><img height="76" alt="" width="172" align="left" border="1" src="IMMAGINI/lapide.jpg" /></a> Alcune di quelle lapidi sono adesso murate sulla parete sinistra del corridoio d'ingresso alla parrocchia. Molte sono scritte in greco perch&eacute; nel quinto secolo dopo Cristo nell'impero romano Bisanzio aveva gi&agrave; preso il sopravvento su Roma, a Bisanzio si parlava greco e greci bizantini (siriani) furono molto probabilmente i primi cristiani di Firenze. Le tombe non erano tutte sotto la piazza: alcune sono rimaste sotto il pavimento attuale della chiesa. <br />
Ma perch&eacute; tutta questa roba si trova cos&igrave; in basso?<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&Egrave; una domanda alla quale molti studiosi hanno risposto in maniera sbagliata: alcuni erano erano perfino convinti<a class="link_menu_dx" onClick="GP_AdvOpenWindow('arnoecitta.html','','fullscreen=no,toolbar=no,location=no,status=no,menubar=no,scrollbars=yes,resizable=yes',805,510,'center','ignoreLink','',0,'');return document.MM_returnValue" href="#"><img height="172" alt="arno" width="224" align="right" border="1" src="IMMAGINI/arno.gif" /></a> che quelle tombe e quelle mura appartenessero a delle catacombe. <br />
Ma la ragione &egrave; del tutto diversa: l'Arno all'altezza del Ponte Vecchio &egrave; oggi molto stretto e corre tra le alte mura dei lungarni che furono costruite per trovare ulteriore spazio alla citt&agrave; di qua e di l&agrave; d'Arno in una successione continua di lavori. Nel quarto secolo, invece, la sezione dell'alveo doveva essere del tutto diversa (si pensi che l'Amo era allora tutto navigabile) e a Firenze, proprio accanto all'unico ponte ancora di legno, c'era il porto dove ancora attraccavano le barche che andavano e venivano tra il mare Tirreno e la citt&agrave;. <br />
<a class="link_menu_dx" onClick="GP_AdvOpenWindow('basilica.html','','fullscreen=no,toolbar=no,location=no,status=no,menubar=no,scrollbars=yes,resizable=yes',280,430,'center','ignoreLink','',0,'');return document.MM_returnValue" href="#"><img height="174" alt="basilica" width="147" align="left" border="1" src="IMMAGINI/basilica.gif" /></a> &nbsp;&nbsp;&nbsp; Qui, dunque, il terreno saliva piano piano, proprio come continua a fare non appena si esce dalla citt&agrave; e, dunque, all'altezza di Santa Felicita era molto pi&ugrave; basso di ora: ad una quota di poco pi&ugrave; bassa di quella cui si trovano i resti dell'antico <em>cardo maximus</em> ancora oggi visibili in una cantina di via Porta Rossa. Allora immaginiamoci: le mura della citt&agrave; romana piena dei fiorentini e dei pochi greci rappresentanti lo stato di Bisanzio, la strada per Roma che esce dalla porta, attraversa il ponte e sale lentamente verso la quota che oggi ha via Guicciardini, passando, da questa parte dell'Arno, davanti a poche case a destra e a sinistra e a quella vecchia basilica in mezzo all'antico cimitero. Tutto, come abbiamo detto, fuori delle mura, indifeso. <br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Con la definitiva decadenza dell'impero romano quelle costruzioni rimasero facili vittime degli assedi e delle devastazioni di Goti e Longobardi che finirono col prendere possesso di Firenze. A queste vicende, molto probabilmente, si deve la distruzione della basilica paleocristiana.</font></p>
<p><span class="tit"><font face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif" size="2"><br />
<strong>La chiesa protoromanica</strong></font></span><font face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif" size="2"><br />
<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <font size="3"><strong>M</strong></font>a i fedeli fiorentini non intesero restare a lungo senza la loro chiesa e la ricostruirono subito accanto alla prima. <a class="link_menu_dx" onClick="GP_AdvOpenWindow('proto.html','','fullscreen=no,toolbar=no,location=no,status=no,menubar=no,scrollbars=yes,resizable=yes',310,440,'center','ignoreLink','',0,'');return document.MM_returnValue" href="#"><img height="220" alt="" width="199" align="right" border="1" src="IMMAGINI/proto.gif" /></a>In mezzo alle tombe alla cappuccina, sotto il pavimento di Santa Felicita, si possono vedere anche le impronte delle colonne di quella seconda chiesa, le fondazioni di un muro semicircolare che dovette esserne l'abside ed il pavimento di una cappellina che, anche allora, si trovava sotto il pavimento della chiesa: molto probabilmente la &quot;cripta&quot;. <br />
Guardate il disegno qui accanto: come si vede questa chiesa fu pi&ugrave; piccola della precedente basilica, forse troppo per le ambizioni dei fiorentini di l&agrave; d'Amo che, nel frattempo, andavano diventando sempre pi&ugrave; numerosi e che, forse, in quella chiesetta non ci stavano pi&ugrave;. <br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Le prime notizie che se ne hanno risalgono solo al 972 e non sono allegre: si trovano in un documento che lamenta il modo in cui il vescovo Sichelmo teneva le sue chiese: come Santa Felicita che era stata ceduta al prete Orso il quale l'aveva lasciata in eredit&agrave; ai suoi parenti che la trascuravano completamente. <br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;E cos&igrave;: un po' perch&eacute; era diventata troppo piccola e un po' perch&eacute; era tenuta cos&igrave; male, intorno alla met&agrave; dell'undicesimo secolo, si trovarono la voglia e i soldi per costruirne un'altra pi&ugrave; grande, questa volta annessa allo stesso monastero che da qualche anno (il 1055), papa Niccol&ograve; II (gi&agrave; Vescovo di Firenze) aveva rifondato e consacrato per le monache benedettine che, sicuramente, si lamentavano presso il papa delle condizioni miserevoli in cui versava la &quot;loro&quot; chiesa.</font></p>
<p><font face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif" size="2"><br />
<strong class="tit">La chiesa romanica</strong><br />
<br />
<a class="link_menu_dx" onClick="GP_AdvOpenWindow('romanica.html','','fullscreen=no,toolbar=no,location=no,status=no,menubar=no,scrollbars=yes,resizable=yes',700,650,'center','ignoreLink','',0,'');return document.MM_returnValue" href="#"><img height="214" alt="romanica" width="251" align="left" border="1" src="IMMAGINI/romanica.gif" /></a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<strong><font size="3">P</font></strong>er non restare senza chiesa nel periodo della costruzione, la nuova fu fatta l&igrave; vicino, subito accanto, orientata diversamente, con la porta d'ingresso rivolta verso l'Arno, che guardava le mura di Firenze che ancora non si estendevano da questa parte del fiume (questo orientamento non canonico fu comune a tutte le chiese monastiche fiorentine nate fuori mura che tennero la porta aperta verso la citt&agrave;, evidente invito ai fiorentini ad entrarvi). <br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Il 7 novembre del 1059 lo stesso papa Niccol&ograve; II consacr&ograve; il nuovo monastero e la nuova chiesa che egli aveva fatto edificare in luogo dell'altra che <em>per la negligenza dei nostri predecessori &egrave; distrutta e i suoi beni delittuosamente rubati</em> (Bolla di Niccol&ograve; Il dell'8 gennaio 1060). La vecchia chiesa solo allora fu demolita.<br />
La nuova si trovava proprio al posto del cortile dal quale oggi si passa per entrare in canonica: il muro dove si trova il portone d'ingresso, molto probabilmente, era quello della sua facciata e l'altro, a destra, (che sotto l'intonaco fa vedere delle belle pietre squadrate) quello del fianco destro. <br />
<img height="144" alt="" width="164" align="right" src="IMMAGINI/capitello.jpg" /> Di questa chiesa, di epoca e stile romanici, oggi restano solo pochi ma notevoli resti incorporati nelle case e nei locali di servizio in piazza Santa Felicita: tre colonne in rocchi di marmo verde, con capitelli romanici di buona fattura, due delle quali sostengono ancora una volta a crociera che si appoggia dall'altro lato su due peducci. Questi elementi, tutti insieme, ci fanno immaginare una chiesa di una discreta importanza.<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Essa rimase aperta al culto fino al secolo tredicesimo e si pu&ograve; pensare che venisse abbandonata in seguito alla grande pestilenza del 1348, quella raccontata dal Boccaccio: in quegli anni terribili alcune chiese fiorentine, non essendo pi&ugrave; frequentate dai fedeli per paura del contagio, furono usate come ospedali per il ricovero degli appestati. Le sacre funzioni si tennero ai quadrivi dove, per questo motivo, sorsero molti dei bei tabernacoli fiorentini che permisero ai fedeli di assistere alle funzioni standosene alla finestra, senza uscire di casa. Precauzioni di ordine igienico portarono poi a coprire i morti sotto strati di calce viva proprio in quelle chiese che li avevano accolti da ammalati e sotto i cui pavimenti erano poi stati sepolti. Simili depositi cimiteriali sono stati ritrovati anche nell'area della nostra chiesa romanica in occasione di scavi eseguiti dai proprietari delle case che ora vi sorgono.</font></p>
<p><font face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif" size="2"><strong class="tit">La chiesa gotica</strong><br />
<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; <strong><font size="3">&Egrave;</font></strong> dunque probabile che sia stata la peste l'occasione per abbandonare l'antico edificio romanico e le suore del convento, appena trovata in Costanza de' Rossi la persona disposta a finanziare i nuovi lavori, decisero per la ricostruzione della chiesa nella sua antica posizione (quella della chiesa protoromanica).<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<a class="link_menu_dx" onClick="GP_AdvOpenWindow('facciata.html','','fullscreen=no,toolbar=no,location=no,status=no,menubar=no,scrollbars=yes,resizable=yes',620,485,'center','ignoreLink','',0,'');return document.MM_returnValue" href="#"><img height="160" alt="facciata" width="232" align="left" border="1" src="IMMAGINI/facciata.jpg" /></a>La chiesa gotica dovette esser consacrata tra il 1348 e il 1354. La sua facciata si presentava pi&ugrave; bassa dell'attuale, con una grande finestra centrale, ancor oggi esistente ma poco visibile perch&eacute; quasi nascosta dalla galleria che sarebbe stata costruita dal Vasari nel 1500, della quale parleremo pi&ugrave; avanti. I tre stemmi dei Guicciardini che vi sono rimasti, testimoniano dell'andamento dell'antico tetto a due falde. <br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;La chiesa dovette essere tutta intonacata con pietra a vista solo negli angoli. Una ricostruzione di massima, basata sulle indicazioni ricavabili dal rilievo e dai reperti, porta a disegnare la pianta che si vede qui accanto. <a class="link_menu_dx" onClick="GP_AdvOpenWindow('gotica.html','','fullscreen=no,toolbar=no,location=no,status=no,menubar=no,scrollbars=yes,resizable=yes',530,490,'center','ignoreLink','',0,'');return document.MM_returnValue" href="#"><img height="204" alt="gotica" width="224" align="right" border="1" src="IMMAGINI/gotica.gif" /></a>La chiesa gotica ebbe dunque una sola navata (come ora), il transetto con cinque cappelle absidali di cui la centrale (quella dell'altare maggiore) leggermente pi&ugrave; larga, separate da setti murari due dei quali sono rimasti, con parte dei loro affreschi (ora staccati) e dei costoloni delle volte a crociera, in due ambienti cui si accede dallo scannafosso della chiesa.<br />
<img height="205" alt="" width="164" align="left" src="IMMAGINI/monofor-.jpg" />Ogni cappella era illuminata da una monofora: alcuni resti si vedono dal giardino della canonica e nella foto qui accanto. Tutto il coro doveva essere pi&ugrave; alto di quello attuale, al pari del vecchio della sagrestia che ora &egrave; pi&ugrave; basso di due gradini; transenne con balaustrini, uno dei quali &egrave; rimasto inglobato nella volta di una cella tombale settecentesca, delimitavano le varie parti del presbiterio. <br />
L'aula, tutta intonacata, aveva cinque altari per parte e tra di essi, forse, alte lesene scandivano le pareti giungendo fino ai mensoloni su cui poggiavano le capriate e che si vedono nel sottotetto, riutilizzati nella costruzione settecentesca (foto sotto a destra). <br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<img height="158" alt="" width="141" align="right" src="IMMAGINI/mensola.jpg" />&nbsp;Il convento delle monache benedettine era strettamente connesso alla chiesa: sotto l'arcone che separa la navata dal transetto si apre, e si apriva anche allora, il coro delle monache, da cui le religiose assistevano alla Messa. Alcuni resti di affreschi, databili intorno alla fine del XIV secolo, si vedono ancora nel sottoscala che porta nel coro attuale ed uno, staccato, &egrave; esposto nella sagrestia. <br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Il monastero, ricostruito (come si &egrave; detto) sulle rovine morali e materiali del precedente da papa Niccol&ograve; II, sub&igrave; modifiche sostanziali nel 1368. <br />
In tale epoca, come si vede nella pianta qui sopra, era probabilmente limitato agli ambienti che circondano il chiostro che ebbe la forma, del tutto eccezionale per quell'epoca, di un ottagono; ma, oltre alla sua pianta, esso presenta altre novit&agrave; come il ritmo degli archi che, sui lati est e ovest, trova una scansione pi&ugrave; ampia in corrispondenza dell'arcata centrale. Sui capitelli, infine, poggiano archi a sesto ribassato e non a sesto acuto come ci si aspetterebbe da una costruzione trecentesca. Il piano superiore doveva essere pi&ugrave; basso di ora: le finestre dell'ala est sono infatti affondate nel tetto. L'architetto Ruggieri, che come vedremo cur&ograve; l'ultimo rifacimento, lasci&ograve; intatta la struttura del piano terreno, limitandosi a chiudergli le arcate, ma non quella del primo piano, che &egrave; scomparsa: il che ci fa immaginare un corridoio aperto davanti alle celle, coperto da un tetto sorretto da architravi di legno posate su colonnine. <br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Al centro del lato est si apriva direttamente sul chiostro (senza chiusure, come si vede nella pianta qui sopra) la cappella del capitolo: per quanto strano possa sembrare, ci&ograve; &egrave; testimoniato dalla decorazione delle volte eseguita splendidamente da Niccol&ograve; di Pietro Gerini (allievo di Giotto) nel 1387. La decorazione delle pareti, purtroppo, si &egrave; in parte perduta quando nel 1665 fu raschiata via per far posto alle modeste tempere di Cosimo Ulivelli e Agnolo Gori; si sono salvate le decorazioni del soffitto e la crocifissione sulla parete est, quest'ultima grazie alla devozione di cui era oggetto da parte delle monache che si opposero alla sua distruzione.</font></p>
<p><font face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif" size="2"><br />
<strong class="tit">L'opera del Brunelleschi</strong><br />
<br />
<a class="link_menu_dx" onClick="GP_AdvOpenWindow('brun.html','','fullscreen=no,toolbar=no,location=no,status=no,menubar=no,scrollbars=yes,resizable=yes',300,600,'center','ignoreLink','',0,'');return document.MM_returnValue" href="#"><img height="238" alt="" width="116" align="right" border="1" src="IMMAGINI/brun.jpg" /></a> &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<strong><font size="3">N</font></strong>el 1418 il Brunelleschi inizi&ograve; la costruzione della Cappella Barbadori (quella che &egrave; posta nell'angolo a destra dell'ingresso alla chiesa e che ospita lo stupendo affresco e la straordinaria pala d'altare del Pontormo). <br />
Di quella cappella, oggi inglobata nella struttura settecentesca, si conservano i pilastri di sostegno e met&agrave; della calotta della cupola che, come vedremo, fu poi tagliata. <br />
La cupola si vedeva bene dall'interno della chiesa: qualcuno sostiene il Brunelleschi l'avesse costruita senza usare armature di sostegno per dimostrare che la cosa era possibile e convincere cos&igrave; i fiorentini ad affidargli il compito del Cupolone. <br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Di un seguace del Brunelleschi &egrave; anche la splendida sagrestia nuova che, nel 1470, sostitu&igrave; la vecchia della chiesa gotica. Alcune modifiche apportate nel sec. XVIII (l'abbassamento del pavimento e l'inserimento di una corona di serafini (di modesta fattura) nella cornice, ne avevano fatto mettere in dubbio l'attribuzione.<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;La cappella che &egrave; posta in simmetria a quella del Brunelleschi, fu costruita tra il 1589 e il '90 dalla famiglia Canigiani. La struttura della cappella fu utilizzata cos&igrave; com'era dal Ruggieri che ne us&ograve; le stesse forme per nascondere quella del Brunelleschi.</font></p>
<p><font face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif" size="2"><br />
<strong class="tit">L'intervento del Vasari</strong> <br />
<br />
<img height="143" alt="quota" width="151" align="left" src="IMMAGINI/quota.jpg" />&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</font><font face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif" size="2"> <font size="3"><strong>U</strong></font>n secolo dopo l'opera del Brunelleschi quando il Vasari (nel 1565) ebbe addossato alla facciata della Chiesa il Corridore che portava il Granduca da casa sua (Palazzo Pitti) a quella del figlio Francesco III (Palazzo Vecchio), si pens&ograve; di costruire un palco all'interno della chiesa, nel quale dal corridoio si entrasse perch&eacute; i Medici potessero assistere alle sacre funzioni. <br />
Tale palco, pi&ugrave; o meno come quello che si vede adesso sopra l'ingresso, doveva passare subito al di sopra della cupoletta della cappella Barbadori. L'ingresso al Corridore, infatti, avveniva al lato del palco, sulla sinistra della facciata, l&agrave; dove passa ad una quota pi&ugrave; alta (come si ben vede qui accanto); ma anche se il palco fosse stato fatto alla quota che ha l&agrave; dove si abbassa, sarebbe comunque stato pi&ugrave; alto dell'estradosso e non vi sarebbe stato, comunque, alcun bisogno di tagliar la cupola.</font></p>
<p><font face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif" size="2"><strong><img height="156" alt="" width="123" align="right" src="IMMAGINI/cigoli.jpg" /></strong></font><br />
<span class="tit"><font face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif" size="2"><strong>L'intervento del Cigoli</strong></font></span><font face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif" size="2"><strong><br />
<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<font size="3">L</font></strong>udovico Cigoli, che fin dal 1604 fu a Roma impegnato tra l'altro ai progetti per il completamento di San Pietro, fu chiamato dai Guicciardini, forse gi&agrave; verso il 1596-97, a progettare la cappella maggiore della nostra chiesa che fu iniziata nel 1610 e portata a termine nel 1623 da Gherardo Silvani. Il progetto del Cigoli si limit&ograve; ad incorniciare la cappella dell'altar maggiore trecentesca, lasciandone inalterate la struttura e le decorazioni a fresco originarie. <br />
L'intervento dell'architetto Ruggieri, che qui sotto vedremo, ne utilizz&ograve; l'incorniciatura in pietra serena incrostata sul fondo d'intonaco bianco, ma oper&ograve; nel coro e nelle altre cappelle del transetto modificandole profondamente e mandando persa la maggior parte degli affreschi che le decoravano. Solo alcuni, staccati, sono ancora conservati nel <br />
</font></p>
<p><font face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif" size="2"><strong class="tit">La chiesa settecentesca</strong><br />
<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<strong><font size="3">A</font></strong>lla fine del 1735 ai Medici erano sopravvenuti i Lorena. L'architetto Ferdinando Ruggieri ricevette allora dalle monache l'incarico di rinnovare la vecchia chiesa gotica per renderla pi&ugrave; adatta, secondo il gusto del nuovo regnante, alle sue funzioni di chiesa Granducale. <br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Il Ruggieri era nato a Firenze verso il 1690 ed aveva goduto di una discreta considerazione come architetto alla corte dei Medici (gli era gi&agrave; stata affidata la progettazione di S. Firenze e del Palazzo Rinuccini). <br />
Tutto fu fatto in gran fretta: l'architetto stese il suo progetto in breve tempo e nel 1736 furono iniziati i lavori che dopo soli tre anni erano gi&agrave; terminati. Si legge nella cronaca della Parrocchia: <em>&laquo;Il Granduca Francesco Stefano di Lorena e la sua famiglia resero obbedienza in chiesa nostra sebbene non terminata, la mattina del venerd&igrave; santo</em> (1739, n.d.r.)<em>; il 12 settembre fu fatta solennemente la apertura della nuova chiesa&raquo;</em>. <br />
<a class="link_menu_dx" onClick="GP_AdvOpenWindow('sezione.html','','fullscreen=no,toolbar=no,location=no,status=no,menubar=no,scrollbars=yes,resizable=yes',850,580,'center','ignoreLink','',0,'');return document.MM_returnValue" href="#"><img height="157" alt="" width="247" align="left" border="1" src="IMMAGINI/sezione.jpg" /></a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Il primo problema che il Ruggieri dovette porsi fu quello della copertura: un soffitto a capriate cos&igrave; basso e incombente sul Palco Granducale dovette sembrargli inconcepibile: la chiesa fu rialzata e l'aula coperta a botte. la sopraelevazione risult&ograve; utile anche alla proporzione della facciata che, dopo l'intervento del Vasari, era poco meno che scomparsa dietro il Corridoio. <br />
Risolse un altro problema: i muri delimitanti la navata non erano allineati con quelli della cappella dell'Altare Maggiore, ma anzi il loro prolungamento cadeva a met&agrave; delle cappelle contigue (lo vedete bene se guardate la pianta) creando un effetto prospettico poco soddisfacente per un architetto influenzato dalla lezione del Rinascimento.<br />
<a class="link_menu_dx" onClick="GP_AdvOpenWindow('sopra.html','','fullscreen=no,toolbar=no,location=no,status=no,menubar=no,scrollbars=yes,resizable=yes',480,550,'center','ignoreLink','',0,'');return document.MM_returnValue" href="#"><img height="197" alt="" width="189" align="right" border="1" src="IMMAGINI/sopra.jpg" /></a>L'allineamento fu trovato aumentando lo spessore dei muri della cappella dell'altar maggiore e creando due palchi in aggetto rispetto al filo della navata e al termine di questa (quelli dell'organo).<br />
L'avanzamento di questi due corpi ebbe come conseguenza la creazione di una specie di arco trionfale tra la navata e il transetto, coperto con una volta a &quot;botte&quot; pi&ugrave; bassa di quella della navata tanto quanto i palchi avanzano dal filo di quella. <br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;La navata, per aumentarne la capienza, fu sgombrata da tutti gli altari che furono alloggiati nelle cappelle che ebbero cos&igrave; a sfondare i muri laterali della vecchia chiesa in tre punti e ad invadere il chiostro da una parte (le cui vele furono tagliate) e la piazza dei Rossi dall'altra. Con queste modifiche il Ruggieri riusc&igrave; bene nell'intento di creare una chiesa nuova senza dar l'impressione che fosse l'adattamento della precedente.<a class="link_menu_dx" onClick="GP_AdvOpenWindow('dalpalco.html','','fullscreen=no,toolbar=no,location=no,status=no,menubar=no,scrollbars=yes,resizable=yes',540,460,'center','ignoreLink','',0,'');return document.MM_returnValue" href="#"><img height="154" alt="" width="208" align="left" border="1" src="IMMAGINI/dalpalco.jpg" /></a><br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Egli cre&ograve; un interno in funzione del punto di vista posto sul Palco Granducale che provvide ad &quot;ampliare&quot; spostandone cos&igrave; verso il basso il parapetto tra le due cappelle Barbadori e Canigiani; l'ampliamento doveva permettere ad un maggior numero di persone di assistere alla funzione che si svolgeva ad una quota molto inferiore: partendo da quello che era il livello originale del palco vasariano al pari del Corridore, il Ruggieri (probabilmente) si abbass&ograve; con una gradinata fino alla quota attuale, per ottenere qualcosa di molto simile (per fare un esempio) al &quot;Palco Reale&quot; di un teatro: gradini di legno che scendevano dal Corridoio all'attuale piano del palco, sui quali disporre le sedie per rispondere al meglio al quesito &quot;visibilit&agrave;&quot; per tutti i presenti e non solo per chi si trovava in prima fila.<a class="link_menu_dx" onClick="GP_AdvOpenWindow('sezionetras.html','','fullscreen=no,toolbar=no,location=no,status=no,menubar=no,scrollbars=yes,resizable=yes',300,540,'center','ignoreLink','',0,'');return document.MM_returnValue" href="#"><img height="173" alt="" width="86" align="right" border="1" src="IMMAGINI/sezionetras.jpg" /></a><br />
</font><font face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif" size="2">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Dal Palco del Granduca si diparte, ancora oggi, un comodo corridoio che, correndo sopra la volta delle cappelle sinistre della navata e scendendo per un'ampia scala arriva nel transetto sinistro: era il percorso attraverso il quale l'officiante portava la Comunione al Granduca. <br />
Questo collegamento non fu un'invenzione del Ruggieri che ce lo dovette trovare, magari pi&ugrave; angusto; decise, per&ograve;, di sostituirne la scala a chiocciola che vi portava con una nuova a rampe assai pi&ugrave; ampia e, probabilmente, pi&ugrave; dignitosa che avrebbe potuto essere percorsa anche dalla famiglia del Granduca.<br />
<a class="link_menu_dx" onClick="GP_AdvOpenWindow('coro.html','','fullscreen=no,toolbar=no,location=no,status=no,menubar=no,scrollbars=yes,resizable=yes',700,570,'center','ignoreLink','',0,'');return document.MM_returnValue" href="#"><img height="205" alt="" width="155" align="left" border="1" src="IMMAGINI/minicoro.jpg" /></a>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Ma nemmeno il Ruggieri aveva bisogno di tagliare le cupolette delle due cappelle e, molto probabilmente, non lo fece: non gli sarebbe servito a niente, visto che la chiesa la si vede bene soltanto dall'arcone centrale del palco dato che la muratura soprastante le due cappelle consente solo un angusto affaccio. Oltretutto appare naturale che il gradino pi&ugrave; alto della gradinata si trovasse pi&ugrave; vicino alla quota del corridoio sulle cappelle laterali dal quale si aveva accesso al Corridore del Vasari. <br />
Se cos&igrave; &egrave;, non &egrave; dato sapere chi sia stato a trovare il coraggio per demolire la cupoletta del Brunelleschi. Certo &egrave; che la scaletta con pedate di travertino che adesso scende dal corridoio al livello del Palco &egrave; un'opera del secolo scorso e che il pavimento in listoni di legno sopra le due cappelle &egrave; diverso.<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Il Palco, probabilmene, ebbe il soffitto molto pi&ugrave; in alto di quanto oggi non sia: la parte che si vede dall'interno della chiesa &egrave; coperta da un solaio pi&ugrave; recente (forse ottocentesco) che, ricavando un'altra grande stanza al di sopra, impedisce all'antica finestra gotica della facciata di illuminare il palco e la chiesa. <br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Il Ruggieri non si limit&ograve; a portare modifiche alla chiesa; lavor&ograve; anche all'ampliamento e all'ammodernamento di tutto il convento che, accogliendo moltissime fanciulle della Firenze-bene di allora, oltre che ricco ed importante che era sempre stato, era diventato tanto grande da arrivare fino a Pitti.</font></p>
<p align="justify"><br />
<font face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif" size="2"><strong class="tit">Un progetto mai realizzato</strong><br />
<br />
</font><font face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif" size="2"><img height="257" alt="" width="161" align="left" src="IMMAGINI/abside.jpg" />&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<strong><font size="3">N</font></strong>el 1834, Giovanni Battista Silvestri, architetto senese attivo a Firenze, si interessa alla nostra chiesa. Il suo nome, legato alla costruzione dell'ex villa Demidoff (che oggi si affaccia desolata su via di Novoli) e all'avvio della vicenda per la realizzazione della facciata di S. Maria del Fiore, lo si ritrova inciso, accanto alla data, sulla base di un modello ritrovato nel '65 in uno dei tanti armadi della canonica.<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Con quel modello l'architetto cerc&ograve; di convincere i Lorena o i Guicciardini (che ne erano i proprietari) a completare la cappella principale del coro eliminandone la parete di fondo (che &egrave; poi una delle tre rimaste a sorreggere il campanile) per accedere ad un'abside semicircolare pi&ugrave; larga del coro stesso coperta da una semicupola decorata a cassettoni. La realizzazione avrebbe richiesto particolare attenzione a non compromettere la statica del campanile, ma l'effetto scenico sarebbe stato senz'altro notevole; l'abside &egrave; senza finestre, solo un occhio aperto nel cervello della semicupola, in quella zona indefinita di penombra, avrebbe concluso e insieme spezzato la precisa geometria dell'ambiente.<br />
&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;Ma, evidentemente, non erano pi&ugrave; i tempi per queste proposte: i nobili fiorentini erano oramai pi&ugrave; attenti agli sconvolgimenti risorgimentali che alle vicende della loro chiesa che ci resta intatta secondo il bel progetto del Ruggieri.</font></p>
<p align="right"><font face="Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif" size="2"><em>Marco Jodice, Piero Degl'Innocenti</em></font></p>
<p><a href="../sacrestia/sagrestia.html"><img height="32" alt="" width="32" align="right" border="0" src="../../testata/indietro.gif" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>]]></content>
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		<category term='la chiesa'/>
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			<name>Admin</name>
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		<id>http://www.santafelicita.it/public/Ars/post/le-origini-della-chiesa-di-santa-felicita-20.asp</id>
		<updated>2010-11-08T09:51:42+01:00</updated>
		<title type='text'><![CDATA[Le origini della chiesa di Santa Felicita]]></title>
		<content type='html'><![CDATA[<p><span style="line-height: 115%; font-family: 'Calibri','sans-serif'; font-size: 16pt">La prima chiesa viene costruita su un sito precedentemente occupato dall&rsquo;esercito romano che aveva portato con se&rsquo; dal Medio Oriente il culto di Mitra. Come d&rsquo;uso nello stabilirsi del Cristianesimo, la Chiesa non sconsacra mai luoghi di culto consacrati dall&rsquo;abitudine e dalla tradizione: quindi nasce qui un primo nucleo di comunit&agrave; cristiana di estradizione medio-orientale. &nbsp;Il culto di Santa Felicita riproporr&agrave;, in modo proprio e singolare e particolarmente appropriato, tale evoluzione che lega il vicino Oriente all&rsquo;Occidente. Infatti spesso la vicenda di Santa Felicita viene sovrapposta a quella dei Maccabei, unendo cos&igrave; l&rsquo;ultimo libro dell&rsquo;Antico Testamento (160 a.C. ca.) al secondo secolo del Nuovo Testamento (136 a.D.). I due episodi, distanti l&rsquo;uno dall&rsquo;altro 300 anni ca. presentano&nbsp;un analogo atto di Fede eroica da parte di una madre che incoraggia i 7 figli al sacrificio supremo per non venir meno alla Fede nel vero Dio. </span></p>]]></content>
		<link rel='alternate' href="http://www.santafelicita.it/public/Ars/post/le-origini-della-chiesa-di-santa-felicita-20.asp"/>
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			<name>P.F.M.</name>
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		<id>http://www.santafelicita.it/public/Ars/post/2-parte-le-virtu-teologali-e-cardinali-nel-soffitto-della-sala-capitolare-di-santa-felicita-19.asp</id>
		<updated>2008-02-20T09:45:35+01:00</updated>
		<title type='text'><![CDATA[2^ parte: Le Virtù teologali e cardinali nel soffitto della Sala Capitolare di Santa Felicita]]></title>
		<content type='html'><![CDATA[<h1 style="text-align: center">UN PERCORSO SACRO NEL MONASTERO BENEDETTINO DI S. FELICITA</h1>
<h4 style="text-align: center">(2^ parte)</h4>
<h2 style="text-align: center">LE VIRTU' TEOLOGALI E CARDINALI</h2>
<h5>La pagina &egrave; a cura di M. Cristina FRANCOIS-LOMBARDI Conservatrice dell&rsquo;Archivio Storico Parrocchiale di S. Felicita.</h5>
<h5>&nbsp;</h5>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center" align="center"><b style="mso-bidi-font-weight: normal"><u><span style="font-size: 12pt; mso-bidi-font-size: 14.0pt"><o:p><span><font face="Times New Roman">&nbsp;</font></span></o:p></span></u></b></p>
<p><span id="1204785605560E" style="display: none">&nbsp;</span></p>
<p class="MsoBodyTextIndent" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center" align="center"><b style="mso-bidi-font-weight: normal"><u><span style="font-size: 20pt; mso-bidi-font-size: 14.0pt"><o:p><span style="text-decoration: none"><font face="Times New Roman">&nbsp;<a href="http://www.santafelicita.it/public/Ars/album/Capitolo/virtufede.JPG"><img height="533" alt="la Fede" width="400" src="/public/IMG_0284(1).jpg" /></a></font></span></o:p></span></u></b></p>
<p style="text-align: center"><font face="Times New Roman">&nbsp;</font></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center" align="center"><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><font face="Times New Roman">LA<span style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </span>FEDE (fig.21)<o:p></o:p></font></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center" align="center"><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p><font face="Times New Roman">&nbsp;</font></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 35.4pt; text-align: justify"><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><font face="Times New Roman">Questa Virt&ugrave; occupa la posizione centrale perch&eacute; &egrave; il punto d&rsquo;arrivo del percorso sacro scandito dalle immagini affrescate nel Capitolo; indossa una veste d&rsquo;un bianco luminoso essendo il bianco il colore della luce, il colore di tutti i colori, il colore di Dio. Con la mano destra tiene il sacro Calice sopra il quale &egrave; raffigurata l&rsquo;Ostia, con la mano sinistra sostiene una semplice croce: su di questa non appare il corpo di Cristo Crocifisso perch&eacute; Egli si trova REALMENTE nel Vino e nell&rsquo;Ostia, entrambi consacrati, che con la mano destra ostende al riguardante. E&rsquo; infatti proprio grazie alla Fede che dobbiamo credere &ndash; anche senza vederLo &ndash; che Cristo &egrave; transustanziato nelle due Specie.<o:p></o:p></font></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 35.4pt; text-align: justify"><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><font face="Times New Roman">L&rsquo;aureola quadrata &egrave; emblematicamente segnata all&rsquo;interno dal principale simbolo cristiano: la croce.<u><o:p></o:p></u></font></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify"><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p><font face="Times New Roman">&nbsp;</font></o:p></span></p>
<h1 style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center"><span style="text-decoration: none; text-underline: none"><font size="5"><font face="Times New Roman"><span id="1203497971043S" style="display: none">&nbsp;</span>LA<span style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </span>SPERANZA (fig.22)</font></font></span></h1>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center">&nbsp;<a href="http://www.santafelicita.it/public/Ars/album/Capitolo/virtuSperanza.JPG"><img height="533" alt="la Speranza" width="400" src="/public/ars/album/capitolo/virtusperanza.jpg" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 35.4pt; text-align: justify"><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><font face="Times New Roman">E&rsquo; dipinta con le mani protese nell&rsquo;atto fiducioso di arrivare a prendere una corona: il giusto premio di chi anela al Paradiso, la corona degli &ldquo;atleti di Dio&rdquo;. Ha un leggero sorriso, il sorriso della perfetta letizia.<o:p></o:p></font></span></p>
<p></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt"><o:p><font face="Times New Roman" size="2">&nbsp;</font></o:p></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify"><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p><font face="Times New Roman">&nbsp;</font></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center" align="center"><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><font face="Times New Roman">LA<span style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </span>CARITA&rsquo; (fig.23)</font></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center" align="center">&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center" align="center"><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><font face="Times New Roman"><o:p></o:p><o:p></o:p><o:p><a href="http://www.santafelicita.it/public/Ars/album/Capitolo/virtuCarita.JPG"><img height="533" alt="la Carit&agrave;" width="400" src="/public/IMG_0287.jpg" /></a></o:p></font></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center" align="center"><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p></o:p><o:p></o:p><o:p></o:p><o:p></o:p><o:p><font face="Times New Roman">&nbsp;</font></o:p></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 0cm 0pt"><font size="5"><font face="Times New Roman"><span style="mso-tab-count: 1">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span>Spesso &egrave; confusa con la rappresentazione della Madonna che allatta Ges&ugrave; Bambino, ma in questo caso l&rsquo;immagine teologica della Virt&ugrave; &egrave; chiara: porta una veste color del fuoco (un rosso aranciato) ed ha una fiamma sulla testa ed una in mano. </font></font></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 0cm 0pt"><font face="Times New Roman" size="5">La fiamma sulla testa &egrave; quella dello Spirito Santo: sono infatti sette lingue di fuoco, tante quanti i Suoi sette doni; la fiamma che arde nella mano sta ad indicare che l&rsquo;amore &egrave; offerto come un dono. </font></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 35.4pt"><font face="Times New Roman" size="5">Queste fiamme &ndash; come gi&agrave; le ali e le corone delle Virt&ugrave; &ndash; sembrerebbero<span style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </span>riferibili, per il loro aspetto, ad un oggetto scenico, cio&egrave; relativo ad una rappresentazione sacra. Quanto al fuoco come simbolo, ricordiamo che lo stesso Ges&ugrave; disse: &ldquo;<i style="mso-bidi-font-style: normal">Ignem veni mittere in terram et quid volo, nisi ut ardeat</i>?&rdquo;.</font></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 0cm 0pt"><o:p><font face="Times New Roman" size="5">&nbsp;</font></o:p></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 0cm 0pt"><o:p><font face="Times New Roman" size="5">&nbsp;</font></o:p></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center" align="center"><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><font face="Times New Roman">LA<span style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </span>PRUDENZA (fig.24)</font></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center" align="center">&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center" align="center"><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><font face="Times New Roman"><a href="http://www.santafelicita.it/public/Ars/album/Capitolo/virtuPrudenza.JPG"><img height="533" alt="la Prudenza" width="400" src="/public/IMG_0286.jpg" /></a></font></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center" align="center"><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><font face="Times New Roman"><o:p></o:p><o:p></o:p></font></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify"><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p><font face="Times New Roman">&nbsp;</font></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify"><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><font face="Times New Roman"><span style="mso-tab-count: 1">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span>Qui raffigurata con un doppio profilo: di donna e di uomo. Una faccia si guarda alle spalle per proteggersi prudentemente dal male, lo sguardo rivolto verso l&rsquo;alto, cos&igrave; come vollero i dettami iconografici trecenteschi e dei secoli seguenti (vedi l&rsquo;<i style="mso-bidi-font-style: normal">Iconologia </i>di Cesare Ripa del XVI secolo, alla voce &ldquo;Prudenza&rdquo;); l&rsquo;altra faccia guarda in avanti tenendo in mano un serpente<span style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </span>che, naturalmente, &egrave; qui assunto nella sua accezione positiva ed collegato a questa Virt&ugrave; in quanto &egrave; l&rsquo;animale che procede prudentemente quando avverte un pericolo. Ricordiamo che anche altrove il serpente &egrave; associato positivamente a certe figure di Santi: come Santa Verdiana a Castiglion Fiorentino e San Domenico in Puglia.<o:p></o:p></font></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify"><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><font face="Times New Roman"><span style="mso-tab-count: 1">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span>La testa della Prudenza &egrave; velata perch&eacute; tale Virt&ugrave; non si rivela mai completamente.<o:p></o:p></font></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify"><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><font face="Times New Roman"><span style="mso-tab-count: 1">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span>Altrove &egrave; rappresentata con uno specchio in mano, a significare che per regolarsi nell&rsquo;agire si deve conoscere prima di tutto se stessi. Quando la testa non &egrave; bicipite lo specchio serve per guardarsi alle spalle ed esso fa le veci di una testa volta prudentemente all&rsquo;indietro.<o:p></o:p></font></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p><font face="Times New Roman">&nbsp;</font></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center" align="center"><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p><font face="Times New Roman">&nbsp;</font></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center" align="center"><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><font face="Times New Roman">LA<span style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </span>GIUSTIZIA (fig.25)</font></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center" align="center">&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center" align="center"><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><font face="Times New Roman"><a href="http://www.santafelicita.it/public/Ars/album/Capitolo/virtuGiustizia.JPG"><img height="533" alt="la Giustizia" width="400" src="/public/IMG_0288.jpg" /></a></font></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center" align="center"><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><font face="Times New Roman"><o:p></o:p><o:p></o:p></font></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center" align="center"><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p><font face="Times New Roman">&nbsp;</font></o:p></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 0cm 0pt"><font size="5"><font face="Times New Roman"><span style="mso-tab-count: 1">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span>Porta una spada che separa il bene dal male (spada salomonica) e che colpisce l&rsquo;iniquo. Quest&rsquo;arma allude anche ad altro; per esempio la spada tagliente come la lingua, pu&ograve; anche essere simbolo del Verbo, della Parola, soprattutto nel linguaggio biblico. Inoltre si ricordi che secondo la Bibbia, nella cacciata dal Paradiso Terrestre, i due Cherubini portano una spada.</font></font></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 0cm 0pt"><font size="5"><font face="Times New Roman"><span style="mso-tab-count: 1">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span>La lama &egrave; associata alla luminosit&agrave; ed &egrave; anche simbolo polare e zenitale; in qualche rappresentazione essa raffigura l&rsquo;asse della bilancia stessa.</font></font></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 0cm 0pt"><font size="5"><font face="Times New Roman"><span style="mso-tab-count: 1">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span>La Giustizia porta per sua natura anche una bilancia a due piatti. La spada sta in mezzo ad essi come asse di equilibrio.</font></font></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 0cm 0pt"><font size="5"><font face="Times New Roman"><span style="mso-tab-count: 1">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span>Questa Virt&ugrave; &egrave; coronata in quanto degna di reverenza e in quanto la corona &egrave; prerogativa dei regnanti: come un re la Giustizia indossa anche un mantello rivestito d&rsquo;ermellino.</font></font></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 0cm 0pt"><o:p><font face="Times New Roman" size="5">&nbsp;</font></o:p></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center" align="center"><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p><font face="Times New Roman">&nbsp;</font></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center" align="center"><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><font face="Times New Roman">LA<span style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </span>TEMPERANZA (fig.26)</font></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center" align="center">&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center" align="center"><font face="Times New Roman"><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><a href="http://www.santafelicita.it/public/Ars/album/Capitolo/virtuTemperanza.JPG"><img height="533" alt="la Temperanza" width="400" src="/public/IMG_0283.jpg" /></a></span></font></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center" align="center"><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><font face="Times New Roman"><o:p></o:p><o:p></o:p><o:p></o:p></font></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center" align="center"><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p><font face="Times New Roman">&nbsp;</font></o:p></span></p>
<p class="MsoBodyText2" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify"><font size="5"><font face="Times New Roman"><span style="mso-tab-count: 1">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span>Tiene una spada con la lama abbassata, in segno di pace; la lama allude anche alla tempratura con cui essa &egrave; stata forgiata.</font></font></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify"><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><font face="Times New Roman"><span style="mso-tab-count: 1">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span>Il dito posato leggermente davanti alle labbra invita a misurare il linguaggio; &egrave; la quiete che controlla i moti dell&rsquo;animo; &egrave; infine anche il gesto del silenzio sacro a cui molte religioni fanno riferimento (vedi il dito del dio Arpocrate-Horus per l&rsquo;Antico Egitto). Gesto sacro di un silenzio non solo esterno, ma anche interno a noi stessi.<o:p></o:p></font></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify"><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><font face="Times New Roman"><span style="mso-tab-count: 1">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span>La Temperanza &egrave; coronata. I suoi biondi capelli sono raccolti in una treccia che evoca la forma<span style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </span>e il colore di una spiga di grano: simbolo della pace?<o:p></o:p></font></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify"><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><font face="Times New Roman"><span style="mso-tab-count: 1">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span>Indossa un mantello di colore rosso da dignitario e la sua veste &egrave; bianca.<o:p></o:p></font></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p><font face="Times New Roman">&nbsp;</font></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p><font face="Times New Roman">&nbsp;</font></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center" align="center"><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><font face="Times New Roman">LA<span style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </span>FORTEZZA (fig.27)</font></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center" align="center">&nbsp;</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center" align="center"><font face="Times New Roman"><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><a href="http://www.santafelicita.it/public/Ars/album/Capitolo/virtuFortezza.JPG"><img height="533" alt="la Fortezza" width="400" src="/public/IMG_0285.jpg" /></a></span></font></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center" align="center"><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><font face="Times New Roman"><o:p></o:p></font></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center" align="center"><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p><font face="Times New Roman">&nbsp;</font></o:p></span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin: 0cm 0cm 0pt"><font size="5"><font face="Times New Roman"><span style="mso-tab-count: 1">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span>E&rsquo; un personaggio dall&rsquo;aspetto androgino. Indossa sul capo e sulle spalle la &ldquo;leont&egrave;&rdquo; di Ercole; anche la piccola clava allude alla forza di questo semidio (ricordiamo che Ercole &egrave; una figura cristica; &egrave; anch&rsquo;esso il salvatore che combatte e vince le forze del male).</font></font></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify"><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><font face="Times New Roman"><span style="mso-tab-count: 1">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span>L&rsquo;emblema dipinto sul suo scudo &egrave; una colonna bianca. La colonna non solo &egrave; simbolo di sostegno e quindi di forza, ma &egrave; anche simbolo di Cristo inteso come tramite indispensabile tra basso ed alto (proprio come una colonna che con la base tocca la terra e con la parte superiore si erge verso il cielo), come depositario delle due Nature (quella divina e quella umana), colonna del vero tempo di Dio. </font></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: justify"><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><font face="Times New Roman"><u><o:p></o:p></u></font></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt"><u><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p></o:p></span></u></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center" align="center"><u><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p></o:p></span></u></p>
<h3 style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center">&nbsp;</h3>
<h3 style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center">&nbsp;</h3>
<h3 style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center"><font face="Times New Roman" size="5">CRISTO &ndash; VERBO<span style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </span>BENEDICENTE (fig.28)</font></h3>
<p style="text-align: center"><font face="Times New Roman" size="5"><a href="http://www.santafelicita.it/public/Ars/album/Capitolo/CapCristoMaestro.JPG"><img height="533" alt="" width="400" src="/public/ars/album/capitolo/capCristoMaestro.jpg" /></a></font></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center" align="center"><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p><font face="Times New Roman">&nbsp;</font></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-indent: 35.4pt; text-align: justify"><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><font face="Times New Roman">Nel soffitto, il tondo con il Redentore Lo rappresenta aureolato di luce e con la mano benedicente secondo lo stile trinitario latino: il pollice &egrave; il Padre, l'indice &egrave; lo Spirito, e il medio, leggermente flesso per indicare Cristo che discende fra gli uomini, &egrave; il Figlio. Il volto di Ges&ugrave; &egrave; eseguito secondo il modello del volto della Sacra Sindone; la bellezza e la regolarit&agrave; dei tratti sono anche una derivazione del concetto di bellezza divina che ci proviene dalla Grecia classica. La barba divisa in due, oltre a rinviare alla barba cananea, rimanda alla cosiddetta barba dei filosofi ed indica una superiorit&agrave; del personaggio descritto. Cristo &egrave; raffigurato come un uomo sui trent&rsquo; anni. I lunghi capelli sono caratteristici dei Nazirei che si dicevano seguaci di Sansone (figura cristica).<o:p></o:p></font></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center" align="center"><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p><font face="Times New Roman">&nbsp;</font></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center" align="center"><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p><font face="Times New Roman">&nbsp;</font></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center" align="center"><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p><font face="Times New Roman">&nbsp;</font></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center" align="center"><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p><font face="Times New Roman">&nbsp;</font><span style="font-size: x-large"><font face="Times New Roman">LEGENDA DELLE&nbsp; IMMAGINI</font></span></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center" align="center"><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p><font face="Times New Roman">&nbsp;</font></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; text-align: center" align="center"><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p><font face="Times New Roman">&nbsp;</font></o:p></span><font face="Times New Roman">&nbsp;</font></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><font face="Times New Roman">fig.21: <i style="mso-bidi-font-style: normal">la Fede</i> affrescata nel soffitto da Niccol&ograve; di Pietro Gerini.<o:p></o:p></font></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p><font face="Times New Roman">&nbsp;</font></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><font face="Times New Roman">fig.22: <i style="mso-bidi-font-style: normal">la Speranza</i> affrescata nel soffitto da Niccol&ograve; di Pietro Gerini.<o:p></o:p></font></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p><font face="Times New Roman">&nbsp;</font></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><font face="Times New Roman">fig.23: <i style="mso-bidi-font-style: normal">la Carit&agrave;</i> affrescata nel soffitto da Niccol&ograve; di Pietro Gerini.<o:p></o:p></font></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p><font face="Times New Roman">&nbsp;</font></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><font face="Times New Roman">fig.24: <i style="mso-bidi-font-style: normal">la Prudenza</i> affrescata nel soffitto da Niccol&ograve; di Pietro Gerini.<o:p></o:p></font></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p><font face="Times New Roman">&nbsp;</font></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><font face="Times New Roman">fig.25: <i style="mso-bidi-font-style: normal">la Giustizia</i> affrescata nel soffitto da Niccol&ograve; di Pietro Gerini.<o:p></o:p></font></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p><font face="Times New Roman">&nbsp;</font></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><font face="Times New Roman">fig.26: <i style="mso-bidi-font-style: normal">la Temperanza</i> affrescata nel soffitto da Niccol&ograve; di Pietro Gerini.<o:p></o:p></font></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p><font face="Times New Roman">&nbsp;</font></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><font face="Times New Roman">fig.27: <i style="mso-bidi-font-style: normal">la Fortezza</i> affrescata nel soffitto da Niccol&ograve; di Pietro Gerini.<o:p></o:p></font></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p><font face="Times New Roman">&nbsp;</font></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><font face="Times New Roman">fig.28: <i style="mso-bidi-font-style: normal">Cristo &ndash; Verbo benedicente</i> affrescato nel soffitto da Niccol&ograve; di Pietro Gerini.<o:p></o:p></font></span></p>
<p>&nbsp;</p><div id="technorati">
<img src="/DBlog/template/Xp/gfx/technorati.gif" alt="Technorati" />&nbsp;Tag:&nbsp;
<a href='http://www.technorati.com/tag/virtù' target='_blank' rel='tag'>virtù</a>,&nbsp;<a href='http://www.technorati.com/tag/affreschi' target='_blank' rel='tag'>affreschi</a>,&nbsp;<a href='http://www.technorati.com/tag/capitolo' target='_blank' rel='tag'>capitolo</a>&nbsp;
</div>
]]></content>
		<link rel='alternate' href="http://www.santafelicita.it/public/Ars/post/2-parte-le-virtu-teologali-e-cardinali-nel-soffitto-della-sala-capitolare-di-santa-felicita-19.asp"/>
		<link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://www.santafelicita.it/Ars/feed_commenti.asp?articolo=19' thr:count='0' title='Posta i commenti'/>
		<category term='cristina'/>
		<author>
			<name>Cristina</name>
		</author>
	</entry>
	<entry>
		<id>http://www.santafelicita.it/public/Ars/post/un-percorso-sacro-nel-monastero-benedettino-di-s-felicita-gli-affreschi-del-capitolo-11.asp</id>
		<updated>2008-02-18T12:22:10+01:00</updated>
		<title type='text'><![CDATA[Un percorso sacro nel monastero benedettino di S. Felicita: gli affreschi del Capitolo]]></title>
		<content type='html'><![CDATA[<h2 style="text-align: center">UN PERCORSO SACRO NEL MONASTERO DI S. FELICITA</h2>
<h3 style="text-align: center">Gli AFFRESCHI DEL CAPITOLO</h3>
<p style="text-align: center"><span style="font-size: small"><i>La pagina &egrave; a cura di M. Cristina FRANCOIS-LOMBARDI</i></span></p>
<p style="text-align: center"><span style="font-size: small"><i>Conservatrice dell&rsquo;Archivio Storico Parrocchiale di S. Felicita </i></span></p>
<p style="text-align: center; margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoBodyTextIndent" align="center"><b style="mso-bidi-font-weight: normal"><u><span style="font-size: 12pt; mso-bidi-font-size: 14.0pt"><o:p></o:p></span></u></b></p>
<p><img alt="La Sala Capitolare" align="middle" width="400" height="300" src="/public/IMG_0274.jpg" /></p>
<p>&nbsp;<i>fig.1: &nbsp;la Sala del Capitolo detta dalle monache di Santa Felicita &ldquo;Cappellina&rdquo; o &ldquo;Cappella delle Reliquie&rdquo; in occasione dell&rsquo;esposizione di queste.</i></p>
<h3 style="text-align: center">BREVE STORIA del MONASTERO di SANTA FELICITA<br />
e della sua SALA CAPITOLARE</h3>
<div style="text-align: justify; text-indent: 35.4pt"><span style="font-size: small">Il documento pergamenaceo pi&ugrave; antico relativo al complesso di Santa Felicita &egrave; una Charta Ordinationis del 972 settembre 24, esso per&ograve; si limita a riferirsi al solo edificio della chiesa senza nominare il monastero il quale nei primi decenni del secolo XI sembrerebbe non esistere ancora. Come afferma la diplomatista Mosiici (1), &ldquo;la costruzione di un monastero adiacente alla chiesa potrebbe porsi dopo il primo quarto del secolo XI, ma si ignora quali religiosi lo occupassero prima della sua riedificazione ad opera di Niccol&ograve; II nel 1059&rdquo;.</span></div>
<div style="text-align: justify; text-indent: 35.4pt"><span style="font-size: small">Prima di questa data, secondo lo Strozzi (A.S.F., Carte Strozzi Uguccioni, vol.50, c.370r) fu questo luogo convento di &ldquo;monaci di S. Benedetto, manuale di quello di S. Miniato al Monte perch&eacute; Ildebrando l&rsquo;anno 1014 e 1024, nonch&eacute; Lamberto l&rsquo;anno 1026, ambedue Vescovi di Firenze, lo donarono a quella Badia&rdquo;.</span></div>
<div><span style="font-size: small">Era sicuramente monastero di clausura di monache dello stesso ordine solo dal 1056, in quanto lo comprova una Charta offersionis del 24 gennaio di quell&rsquo;anno che cita Teuberga come Badessa. In seguito fu, come ho detto, protetto dal vescovo fiorentino Gerardo, il quale, una volta eletto papa con il nome di Niccol&ograve; II (1058-61), lo fece riedificare &ldquo;ex integro&rdquo; con un Privilegium del 1059 gennaio 8.</span></div>
<div style="text-indent: 35.4pt"><span style="font-size: small">Il legame fra questo monastero e la sua chiesa fu strettissimo e le religiose, tutte provenienti dalle pi&ugrave; grandi famiglie nobili della citt&agrave;, amministravano &ldquo;liberamente e universalmente&rdquo; senza dipendere dal vescovo di Firenze, bens&igrave; direttamente da quello di Roma. Nel 1124 papa Callisto II pose il monastero e la chiesa di S. Felicita sotto la tutela apostolica e ingiunse che nessun laico o ecclesiastico osasse edificare chiese ed oratori nel territorio della parrocchia senza il consenso delle monache; a causa di questa ingiunzione il vescovo di Firenze Gottifredo e alcuni del popolo di S. Felicita dovettero demolire quanto avevano edificato senza la loro autorizzazione. Questo diritto verr&agrave; ribadito anche da papa Onorio II nel 1125 con l&rsquo;aggiunta di una ulteriore clausola: nelle terre di propriet&agrave; delle monache non si celebrer&agrave; alcun uffizio senza il loro beneplacito. Questi documenti ci attestano che&nbsp;le benedettine di S. Felicita godettero di grandi privilegi presso la S. Sede. </span></div>
<p></p>
<div><span style="font-size: small">________________________________</span></div>
<div style="text-indent: -19.5pt; margin: 0cm 0cm 0pt 19.5pt"><span style="font-size: small">(1)&nbsp; Per lo studio dei documenti pi&ugrave; antichi relativi a S. Felicita si fa riferimento all&rsquo;opera fondamentale di Luciana MOSIICI, del 1969, e intitolata Le carte del monastero di S. Felicita di Firenze.</span></div>
<div style="text-indent: -19.5pt; margin: 0cm 0cm 0pt 19.5pt"><span style="font-size: small">_________________________________</span></div>
<div><span style="font-size: small">&nbsp;</span></div>
<div><span style="font-size: small">Come prevedeva l&rsquo;ordine benedettino, il monastero fu dotato di un Capitolo che si apriva su tre archi lungo l&rsquo;ala orientale del chiostro. La struttura, che risale alla met&agrave; del &lsquo;300, sorse alle pendici della cava di &ldquo;Bogoli&rdquo; (oggi Boboli: toponimo attestato fin dal 1179) ricca di acque sorgive. Sono documentati ben due pozzi a soli pochi metri da questa Sala Capitolare: uno al centro del chiostro gotico e l&rsquo;altro adiacente al Capitolo stesso. La presenza di acque sorgive ebbe il suo risvolto negativo in quanto determin&ograve; da sempre infiltrazioni e umidit&agrave;. Il chiostro gotico fu edificato non oltre il 1340 (2) e il</span></div>
<div><span style="font-size: small">Capitolo fu terminato prima del 1387 poich&eacute; le sue&nbsp;pitture murali eseguite a &ldquo;buon fresco&rdquo; sul soffitto e su tre pareti furono terminate proprio in quell&rsquo;anno dal giottesco Niccol&ograve; di Pietro Gerini.</span></div>
<div>&nbsp;</div>
<p style="text-indent: 0cm; margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoBodyTextIndent2">&nbsp;</p>
<p style="text-indent: 0cm; margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoBodyTextIndent2"><font size="5" face="Times New Roman"><img alt="Foto con data crocifissione" align="middle" width="400" height="300" src="/public/IMG_0290.jpg" /><br />
</font></p>
<p style="text-indent: 0cm; margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoBodyTextIndent2">&nbsp;</p>
<p style="text-indent: 0cm; margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoBodyTextIndent2"><span style="font-size: medium">fig.2</span></p>
<p style="text-indent: 0cm; margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoBodyTextIndent2">&nbsp;</p>
<p style="text-indent: 0cm; margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoBodyTextIndent2"><img alt="autore della crocifissione" width="400" height="300" src="/public/IMG_0291.jpg" /></p>
<p style="text-indent: 0cm; margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoBodyTextIndent2">&nbsp;</p>
<p style="text-indent: 0cm; margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoBodyTextIndent2"><span style="font-size: medium">fig.3&nbsp;</span></p>
<p style="text-indent: 0cm; margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoBodyTextIndent2"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Arial">&nbsp;</span></span></p>
<p style="text-indent: 0cm; margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoBodyTextIndent2"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Arial">La scritta con la datazione 1387 e il nome dell&rsquo;artista emersero nel 1919 a seguito di un restauro (figg.2 e 3). La quarta parete, ovvero il lato occidentale della Sala coi tre archi che si affacciavano sul chiostro, rimase aperta fino al 1615: in quell&rsquo;anno fu murato anche questo lato del portico e venne a crearsi cos&igrave; una sorta di pronao chiuso verso l&rsquo;esterno (fig.4). </span></span></p>
<p style="text-indent: 0cm; margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoBodyTextIndent2">&nbsp;</p>
<p style="text-indent: 0cm; margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoBodyTextIndent2"><font size="5" face="Times New Roman"><img alt="il pronao chiuso" width="400" height="300" src="/public/capitolo 006.jpg" /></font></p>
<p style="text-indent: 0cm; margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoBodyTextIndent2">&nbsp;</p>
<p style="text-indent: 0cm; margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoBodyTextIndent2"><span style="font-size: medium">&nbsp;fig.4</span></p>
<p style="text-indent: 0cm; margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoBodyTextIndent2"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Arial">&nbsp;</span></span></p>
<p style="text-indent: 0cm; margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoBodyTextIndent2"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Arial">L&rsquo;intervento, voluto dal Priore Santi Assettati, permise di ampliare l&rsquo;Aula Capitolare che era divenuta troppo esigua per il grande aumento di vestizioni verificatosi in quegli anni. Alcuni decenni dopo, nel 1665, furono dipinti da Cosimo Ulivelli e Agnolo Gori, affreschi a tempera che ricoprirono quelli parietali di Niccol&ograve; di Pietro Gerini. Dalle carte d&rsquo;archivio apprendiamo che fu<span style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </span>Suora<span style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </span>Maria Laudomia Rossi ad assumersi le spese<span style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </span>per il<span style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </span>riassetto seicentesco del Capitolo mentre la responsabilit&agrave; dei lavori venne affidata all&rsquo;allora curato Padre Maria Filippini. Naturalmente il ruolo<span style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </span>direttivo fu, come sempre, assunto dalla Madre Badessa che, all&rsquo;epoca degli interventi, era Suor Eletta di Francesco Cantucci. Essa propose questi lavori in quanto le pitture originali erano ormai &ldquo;scalcinate e guaste&rdquo;.</span></span></p>
<p style="text-indent: 35.4pt; margin: 0cm 0cm 0pt" class="nota"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Arial"><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-size: 9.0pt; mso-bidi-font-style: italic">Il pittore Gori affresc&ograve; solo le parti in </span><span style="mso-bidi-font-size: 9.0pt"><em>trompe-l&rsquo;oeil</em></span><span style="font-style: normal; mso-bidi-font-size: 9.0pt; mso-bidi-font-style: italic"> architettonico (fig.5) mentre l&rsquo;Ulivelli si occup&ograve; delle storie. </span></span></span></p>
<p style="text-indent: 35.4pt; margin: 0cm 0cm 0pt" class="nota">&nbsp;</p>
<p style="text-indent: 35.4pt; margin: 0cm 0cm 0pt" class="nota"><font face="Times New Roman"><span style="font-style: normal; font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 9.0pt; mso-bidi-font-style: italic"><img alt="decorazione di Agnolo Gori" src="/public/img capitolo 009(1).jpg" /></span></font></p>
<p style="text-indent: 35.4pt; margin: 0cm 0cm 0pt" class="nota">&nbsp;</p>
<p style="text-indent: 35.4pt; margin: 0cm 0cm 0pt" class="nota">&nbsp;<span style="font-size: medium">fig.5</span></p>
<p style="text-indent: 35.4pt; margin: 0cm 0cm 0pt" class="nota">&nbsp;</p>
<p style="text-indent: 35.4pt; margin: 0cm 0cm 0pt" class="nota">&nbsp;<img alt="Santa Felicita e l'Arcangelo Raffaello" width="400" height="533" src="/public/IMG_0289.jpg" /></p>
<p style="text-indent: 35.4pt; margin: 0cm 0cm 0pt" class="nota">&nbsp;</p>
<p style="text-indent: 35.4pt; margin: 0cm 0cm 0pt" class="nota"><span style="font-size: medium">fig.6</span></p>
<p style="text-indent: 35.4pt; margin: 0cm 0cm 0pt" class="nota">&nbsp;</p>
<p style="text-indent: 35.4pt; margin: 0cm 0cm 0pt" class="nota"><font face="Times New Roman"><span style="font-style: normal; font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 9.0pt; mso-bidi-font-style: italic">Entrando dalla porta di accesso attuale, partendo da mano sinistra sono ancora oggi visibili nella parete nord </span><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 9.0pt"><em>Santa Felicita</em></span><span style="font-style: normal; font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 9.0pt; mso-bidi-font-style: italic"> (fig.6) in abito vedovile con alle spalle sette palme simbolo dei sette figli martiri; vicino all&rsquo;angolo della parete l&rsquo;</span><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 9.0pt"><em>Arcangiolo Raffaello </em></span><span style="font-style: normal; font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 9.0pt; mso-bidi-font-style: italic">(fig.6). L&rsquo;Arcangelo qui in abito di viandante, &egrave; protettore delle nostre monache a partire dal 1424, anno in cui fece alcune apparizioni nel monastero. La parete est, che al centro ha conservato la </span><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 9.0pt"><em>Crocifissione </em></span><span style="font-style: normal; font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 9.0pt; mso-bidi-font-style: italic">(fig.7) del</span></font></p>
<p style="text-indent: 35.4pt; margin: 0cm 0cm 0pt" class="nota">&nbsp;</p>
<p style="text-indent: 35.4pt; margin: 0cm 0cm 0pt" class="nota">&nbsp;</p>
<p style="text-indent: 35.4pt; margin: 0cm 0cm 0pt" class="nota"><img alt="la Crocifissione del Gerini" width="400" height="533" src="/public/IMG_0277.jpg" /></p>
<p style="text-indent: 35.4pt; margin: 0cm 0cm 0pt" class="nota">&nbsp;</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="nota"><span style="font-style: normal; font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 9.0pt; mso-bidi-font-style: italic"><o:p><span style="font-size: medium"><b>fig.7</b></span></o:p></span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="nota"><span>__________________________________________<o:p></o:p></span></p>
<p style="text-indent: 35.4pt; margin: 0cm 0cm 0pt" class="nota"><span style="font-style: normal; font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 9.0pt; mso-bidi-font-style: italic"><o:p><font face="Times New Roman">&nbsp;</font></o:p></span></p>
<p style="text-indent: -19.5pt; margin: 0cm 0cm 0pt 19.5pt; mso-list: l0 level1 lfo1; tab-stops: list 19.5pt" class="MsoBodyTextIndent2"><span style="font-size: medium"><font face="Times New Roman"><span style="mso-list: Ignore">(2)<span style="line-height: normal; font-variant: normal; font-style: normal; font-weight: normal" new="" times="">&nbsp;&nbsp; </span></span>La dott.ssa Chiara Piccinini, nel suo interessante studio dedicato ai capitelli del Due e Trecento, ha permesso di risalire dalla datazione dei capitelli &ldquo;a foglie lisce&rdquo; (non oltre il 1340) alla datazione del chiostro stesso. </font></span></p>
<p style="text-indent: -19.5pt; margin: 0cm 0cm 0pt 19.5pt; mso-list: l0 level1 lfo1; tab-stops: list 19.5pt" class="MsoBodyTextIndent2"><font size="5"><font face="Times New Roman">_____________________________</font></font></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="nota"><span style="font-style: normal; font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 9.0pt; mso-bidi-font-style: italic"><o:p><font face="Times New Roman">&nbsp;</font></o:p></span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="nota"><span style="font-style: normal; font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 9.0pt; mso-bidi-font-style: italic"><o:p><font face="Times New Roman">&nbsp;</font></o:p></span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="nota"><font face="Times New Roman"><span style="font-style: normal; font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 9.0pt; mso-bidi-font-style: italic">Gerini, presenta a sinistra un&rsquo;immagine di </span><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 9.0pt"><em>Cristo ortolano con la Maddalena </em></span><span style="font-style: normal; font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 9.0pt; mso-bidi-font-style: italic">(fig.8) e a destra un </span><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 9.0pt"><em>Compianto sul Cristo morto </em></span><span style="font-style: normal; font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 9.0pt; mso-bidi-font-style: italic">(fig.9). </span></font></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="nota">&nbsp;</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="nota"><font face="Times New Roman"><span style="font-style: normal; font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 9.0pt; mso-bidi-font-style: italic"><img alt="Cristo ortolano dell'Ulivelli" width="400" height="533" src="/public/img capitolo 001.jpg" /></span></font></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="nota">&nbsp;</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="nota">&nbsp;<span style="font-size: medium">fig.8</span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="nota">&nbsp;</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="nota"><img alt="Compianto dell'Ulivelli" width="400" height="533" src="/public/img capitolo 007.jpg" /></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="nota">&nbsp;</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="nota"><span style="font-size: medium">fig.9&nbsp;</span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="nota">&nbsp;</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="nota"><font face="Times New Roman"><span style="font-style: normal; font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 9.0pt; mso-bidi-font-style: italic">Nella parete sud sono raffigurati: </span><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 9.0pt"><em>San Lorenzo</em></span><span style="font-style: normal; font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 9.0pt; mso-bidi-font-style: italic"> in onore della Badessa Suor<span style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </span>Lorenza de&rsquo; Mozzi che commission&ograve; la costruzione del Capitolo, e il </span><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 9.0pt"><em>Santo Giovanni Gualberto </em></span><span style="font-style: normal; font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 9.0pt; mso-bidi-font-style: italic">(fig.10), dell&rsquo;Ordine Benedettino Vallombrosano; infine </span><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 9.0pt"><em>la Beata Berta</em></span><span style="font-style: normal; font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 9.0pt; mso-bidi-font-style: italic"><span style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </span>(monaca in S. Felicita tra l&rsquo;XI e il XII secolo) </span><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 9.0pt"><em>col Vescovo Beato Gualdo da Fiesole </em></span><span style="font-style: normal; font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 9.0pt; mso-bidi-font-style: italic">(fig.11), che le affider&agrave; il monastero di Cavriglia. </span></font></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="nota">&nbsp;</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="nota"><font face="Times New Roman"><span style="font-style: normal; font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 9.0pt; mso-bidi-font-style: italic"><img alt="San Lorenzo e San Giovanni Gualberto" width="400" height="533" src="/public/img capitolo 006.jpg" /></span></font></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="nota">&nbsp;</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="nota">&nbsp;<span style="font-size: medium">fig.10</span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="nota">&nbsp;</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="nota"><img alt="La Beata Berta e il Beato Gualdo" width="400" height="533" src="/public/img capitolo 003.jpg" /></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="nota">&nbsp;</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="nota"><span style="font-size: medium">fig.11</span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="nota">&nbsp;</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="nota"><font face="Times New Roman"><span style="font-style: normal; font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 9.0pt; mso-bidi-font-style: italic">Mutando il gusto anche questi affreschi seicenteschi furono scialbati nel 1722 in occasione degli interventi di risanamento che si erano resi necessari per l&rsquo;umido. In un documento dell&rsquo;Archivio di Stato di Firenze si legge infatti: &ldquo;Si fa ricordo come la Madre Superiora Suora Maria Caterina del Beccuto, considerando da molto tempo come la Cappella da noi detta il Capitolo, per la sua Antichit&agrave; renda il Pavimento fatto di smalto tutto gi&agrave; guasto con alcune lapidi di pietra tutte rotte essendoci sotto sepolture, si rendeva dico tant&rsquo;umido che impediva il potervisi trattenere senza danni, dopo lunghi, e ben ponderati riflessi prese resulu[zione] con le debite permissioni d&rsquo;ammattonarlo, con sua spesa, e d&rsquo;altre religiose, che d&rsquo;elezione propria s&rsquo;offersero a questa contribuire; si fece adunque sopra lo smalto un&rsquo;ottavo di letto, o si voglia dire vespaio per difenderlo maggiormente dallo umido, e per raggiustarlo alla moderna si prese ottangoli di Signa, ed ambrogette di Pontormo/&hellip;/. Si dette principio il di 12 Aprile 1722 e l&rsquo;Ammattonato fu terminato il di 6 Maggio susseguente per questo spazio di tempo si messero alcune tende che circondassero in forma di Cappella il </span><span class="notaCarattere"><span style="font-style: normal; font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 9.0pt">Confessionaio per difesa del sole, e suggezione, che / apportato avrebbero i li appresso impiegati Manifattori, in congiuntura di giorni di riconciliazione; alla Santa Comunione perci&ograve; con la diligente attenzione della Madre Sagrestana, di sempre il tutto raggiustare, ed accomodare si potette stare sempre in capitolo secondo il consueto. In tal congiuntura si stim&ograve; bene rifare tutto l&rsquo;Altare del Crocifisso, con rindorare tutte le diademe delle Sante immagini; si fece marmeggiare lo stipite attorno ad essa finestrella della Santa Comunione, con altri e vari aggiustamenti, per il tutto render pi&ugrave; decoroso/&hellip;/&rdquo;. Il pavimento attuale, realizzato a mattonelle ottagone dopo l&rsquo;alluvione del 1966, riproduce quello settecentesco ad &ldquo;ambrogette ottangole&rdquo;, mentre risalenti a epoche precedenti si conservano ancora la lapide marmorea, la scacchiera bicroma posta al centro del pavimento e, sotto la loggia, i medaglioni con disegno quadrilobato all&rsquo;interno.<o:p></o:p></span></span></font></p>
<p style="text-indent: 35.4pt; margin: 0cm 0cm 0pt" class="nota"><font face="Times New Roman"><span class="notaCarattere"><span style="font-style: normal; font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 9.0pt">Con la soppressione del monastero il Capitolo sub&igrave; alcune prime trasformazioni documentate da alcuni disegni (fig.12), riconducibili al 1820 circa: in questa occasione vennero rifatti i due pilastri esagonali con l&rsquo;aggiunta, fra gli intercolumni, di una cancellata di ferro oggi non pi&ugrave; </span></span><span class="notaCarattere"><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 9.0pt; mso-bidi-font-style: normal"><em>in situ </em></span></span><span class="notaCarattere"><span style="font-style: normal; font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 9.0pt">(fig.13), al finestrone centrale prospiciente il chiostro fu fatta una vetrata secondo un gusto storicistico (fig.14).</span></span></font></p>
<p style="text-indent: 35.4pt; margin: 0cm 0cm 0pt" class="nota">&nbsp;</p>
<p style="text-indent: 35.4pt; margin: 0cm 0cm 0pt" class="nota"><font face="Times New Roman"><span class="notaCarattere"><span style="font-style: normal; font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 9.0pt"><img alt="pianta progetto ottocentesco" width="400" height="491" src="/public/capitolo 004.jpg" /></span></span></font></p>
<p style="text-indent: 35.4pt; margin: 0cm 0cm 0pt" class="nota">&nbsp;</p>
<p style="text-indent: 35.4pt; margin: 0cm 0cm 0pt" class="nota"><span style="font-size: medium">fig.12&nbsp;</span></p>
<p style="text-indent: 35.4pt; margin: 0cm 0cm 0pt" class="nota">&nbsp;</p>
<p style="text-indent: 35.4pt; margin: 0cm 0cm 0pt" class="nota"><img alt="disegno della cancellata ottocentesca" width="400" height="254" src="/public/capitolo 005.jpg" /></p>
<p style="text-indent: 35.4pt; margin: 0cm 0cm 0pt" class="nota">&nbsp;</p>
<p style="text-indent: 35.4pt; margin: 0cm 0cm 0pt" class="nota">&nbsp;</p>
<p style="text-indent: 35.4pt; margin: 0cm 0cm 0pt" class="nota"><font face="Times New Roman"><span class="notaCarattere"><span style="font-style: normal; font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 9.0pt"><o:p></o:p><o:p></o:p><o:p></o:p><o:p></o:p><o:p></o:p><o:p></o:p></span></span></font></p>
<p style="text-indent: 35.4pt; margin: 0cm 0cm 0pt" class="nota"><span style="font-size: medium">&nbsp;fig.13</span></p>
<p style="text-indent: 35.4pt; margin: 0cm 0cm 0pt" class="nota">&nbsp;&nbsp;</p>
<p style="text-indent: 35.4pt; margin: 0cm 0cm 0pt" class="nota">&nbsp;<img alt="" width="273" height="205" src="/public/capitolo 003_jpg bis(1).jpg" /></p>
<p style="text-indent: 35.4pt; margin: 0cm 0cm 0pt" class="nota"><span style="font-size: medium">fig.14</span></p>
<p style="text-indent: 35.4pt; margin: 0cm 0cm 0pt" class="nota">&nbsp;</p>
<p style="text-indent: 35.4pt; margin: 0cm 0cm 0pt" class="nota"><span class="notaCarattere"><span style="font-style: normal; font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 9.0pt"><font face="Times New Roman">Pi&ugrave; tardi, nel 1849, il pittore Gaetano Bianchi restaur&ograve; tutte le pitture gotiche e decor&ograve; la stanzetta attigua al Capitolo con volticciole a cielo stellato per imitare quelle della stessa Sala Capitolare. Pi&ugrave; recentemente, tra il 1985 e il 1987, furono effettuati saggi di pulitura con asporto della scialbatura alle pareti del Capitolo. Negli anni &rsquo;90, del secolo scorso, la Scuola di restauro di Palazzo Spinelli intervenne a due riprese </font></span></span><font face="Times New Roman"><span class="notaCarattere"><span style="font-style: normal; font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 9.0pt">sugli affreschi parietali: prima sulla </span></span><span class="notaCarattere"><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 9.0pt; mso-bidi-font-style: normal"><em>Crocifissione</em></span></span><span class="notaCarattere"><span style="font-style: normal; font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 9.0pt"> del Gerini, poi sulle tempere seicentesche dell&rsquo;Ulivelli e del Gori. Emersero in quella occasione alcuni frammenti di affreschi geriniani: specchi di finti marmi (fig.15) nella parete nord ed un santo anacoreta (fig.16) la cui figura &egrave; quasi completamente perduta. Sempre in questo tratto di parete, in alto, all&rsquo;incontro col soffitto, fu dipinta dal Gerini una piccola rondine (fig.17), quale delicata allusione a San Benedetto, fondatore dell&rsquo;Ordine di questo monastero.</span></span></font></p>
<p style="text-indent: 35.4pt; margin: 0cm 0cm 0pt" class="nota">&nbsp;</p>
<p style="text-indent: 35.4pt; margin: 0cm 0cm 0pt" class="nota"><span class="notaCarattere"><font face="Times New Roman"><img alt="finto marmo trecentesco" width="400" height="533" src="/public/img capitolo 011.jpg" /></font></span></p>
<p style="text-indent: 35.4pt; margin: 0cm 0cm 0pt" class="nota">&nbsp;</p>
<p style="text-indent: 35.4pt; margin: 0cm 0cm 0pt" class="nota"><span style="font-size: medium">fig.15</span></p>
<p style="text-indent: 35.4pt; margin: 0cm 0cm 0pt" class="nota">&nbsp;</p>
<p style="text-indent: 35.4pt; margin: 0cm 0cm 0pt" class="nota"><img alt="Santo anacoreta trecentesco" src="/public/img capitolo 010.jpg" /></p>
<p style="text-indent: 35.4pt; margin: 0cm 0cm 0pt" class="nota">&nbsp;</p>
<p style="text-indent: 35.4pt; margin: 0cm 0cm 0pt" class="nota"><span style="font-size: medium">fig.16</span></p>
<p style="text-indent: 35.4pt; margin: 0cm 0cm 0pt" class="nota">&nbsp;</p>
<p style="text-indent: 35.4pt; margin: 0cm 0cm 0pt" class="nota"><img alt="la rondine di San Benedetto" width="400" height="300" src="/public/img capitolo 012.jpg" /></p>
<p style="text-indent: 35.4pt; margin: 0cm 0cm 0pt" class="nota">&nbsp;</p>
<p style="text-indent: 35.4pt; margin: 0cm 0cm 0pt" class="nota">fig.17:</p>
<p style="text-indent: 35.4pt; margin: 0cm 0cm 0pt" class="nota">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify; text-indent: 35.4pt; margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><font face="Times New Roman">Ci&ograve; che oggi vediamo nel complesso<span style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </span>ci &egrave; stato restituito da una serie di restauri di recupero di cui &egrave; stato dato conto nel Convegno tenutosi a Bressanone nel luglio del 2005. <o:p></o:p></font></span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><font face="Times New Roman"><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt">Gli Atti sono consultabili nel sito: </span></font></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal">&nbsp;</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal">&nbsp;</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><font face="Times New Roman"><span style="font-size: 12pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><a href="http://www.imtlucca.name/_documents/publications/publication40HYW8G_brixen_2005.pdf-">www.imtlucca.name/_documents/publications/publication40HYW8G_brixen_2005.pdf-</a>.<o:p></o:p></span></font></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="font-size: 12pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p><font face="Times New Roman">&nbsp;</font></o:p></span></p>
<p style="text-align: justify; text-indent: 35.4pt; margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><font face="Times New Roman">Nei conventi e nei monasteri l&rsquo;edificio del Capitolo fu cos&igrave; denominato in quanto l&rsquo;abate, per i conventi maschili, e la badessa, per i monasteri femminili, chiamavano appunto &ldquo;a capitolo&rdquo; i religiosi, facendo precedere la riunione da una lettura tratta dai capitoli della Regola monastica a cui essi appartenevano.<o:p></o:p></font></span></p>
<p style="text-align: justify; text-indent: 35.4pt; margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><font face="Times New Roman">Nel Capitolo di Santa Felicita le monache si riunivano per prendere decisioni, per pregare, per cantare, per comunicare con la chiesa tramite la &ldquo;ruota&rdquo;, per ricevere la Comunione attraverso la &ldquo;bucolina&rdquo;, per confessarsi da dietro il &ldquo;gratino&rdquo;e per celebrare &ldquo;la Sacra&rdquo; di S. Felicita e quella di San Benedetto: in questa occasione ne esponevano le relative reliquie custodite nel Capitolo medesimo insieme a quelle di altri santi. Sempre nel Capitolo del nostro monastero si seppellivano le monache fino a quando nel 1722, a causa del citato rifacimento del pavimento per infiltrazioni d&rsquo;acqua, si decise la traslazione delle sepolture in chiesa.<o:p></o:p></font></span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoBodyTextIndent"><font size="5"><font face="Times New Roman">Con la soppressione degli enti e istituti religiosi le porte del nostro monastero furono chiuse l&rsquo;11 ottobre 1810; gli ambienti conventuali di S. Felicita vennero cos&igrave; laicizzati e subirono<span style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </span>notevoli trasformazioni: il Capitolo conserv&ograve; aula e &ldquo;pronao&rdquo;, ma gli furono creati intorno altri locali e aggiunte superfetazioni di cui l&rsquo;Archivio Storico Parrocchiale conserva la documentazione; tra questi ambienti c&rsquo;&egrave; una sorta di piccola sagrestia che, costruita dopo la soppressione del monastero, veniva usata per &ldquo;ristorare i Prelati in visita a Santa Felicita&rdquo;. </font></font></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><b style="mso-bidi-font-weight: normal"><u><span style="font-size: 20pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p><span style="text-decoration: none"><font face="Times New Roman">&nbsp;</font></span></o:p></span></u></b></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><b style="mso-bidi-font-weight: normal"><span style="font-size: 18pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p><font face="Times New Roman">&nbsp;</font></o:p></span></b><font face="Times New Roman">&nbsp;</font></p>
<p style="text-align: center; margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal" align="center"><b style="mso-bidi-font-weight: normal"><span style="font-size: 18pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><font face="Times New Roman">IL<span style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </span>SOFFITTO<span style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </span>del<span style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </span>CAPITOLO<span style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </span>di<span style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </span>SANTA<span style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </span>FELICITA<o:p></o:p></font></span></b></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><b style="mso-bidi-font-weight: normal"><u><span style="font-size: 18pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p><span style="text-decoration: none"><font face="Times New Roman">&nbsp;</font></span></o:p></span></u></b></p>
<p style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><b style="mso-bidi-font-weight: normal"><u><span style="font-size: 18pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p><span style="text-decoration: none"><font face="Times New Roman">&nbsp;</font></span></o:p></span></u></b></p>
<p style="text-align: justify; text-indent: 35.4pt; margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><font face="Times New Roman">Nel Trecento le monache benedettine del monastero di clausura di Santa Felicita accedevano al Capitolo dalla parte del chiostro attuale; infatti la parete ovest della Sala Capitolare non esisteva essendo stata fatta innalzare, come si &egrave; detto, dal Priore Santi Assettati solo nel 1615. Dunque da questo lato, a portico, le suore accedevano al loro Capitolo per ritrovarsi, parlare, celebrare i momenti pi&ugrave; importanti della loro vita claustrale (3) e ricevere la Comunione attraverso le grate di<span style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </span>una &ldquo;bucolina&rdquo; che si apriva nella parete nord della sala capitolare. Oggi questa finestrina non esiste pi&ugrave; perch&eacute; chiusa al momento della soppressione del monastero. Sarebbe possibile rintracciarla sotto lo specchio <i style="mso-bidi-font-style: normal">en trompe-l&rsquo;oeil</i> dipinto dal pittore Agnolo Gori.<o:p></o:p></font></span></p>
<p style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><font face="Times New Roman"><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><span style="mso-tab-count: 1">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span>Le monache, entrando in Capitolo dall&rsquo;odierno cortile, levavano lo sguardo alla piccola volta a crociera e incontravano dapprima l&rsquo;immagine di quattro profeti. Anche se i resti di questi affreschi non sono oggi pi&ugrave; leggibili, possiamo pensare che vi fossero rappresentati fra i quattro profeti almeno i tre che preannunciarono i pi&ugrave; importanti momenti della vita di Ges&ugrave; e cio&egrave;, Isaia, Daniele ed Ezechiele. Nei piccoli spazi parietali ai lati dei due pilastri ottagoni del &ldquo;pronao&rdquo; ci sono pervenuti frammenti di altre due figure maschili non ben identificabili;</span><span class="notaCarattere"><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 9.0pt"><em> </em></span></span><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt">con ogni probabilit&agrave;, due dei citati profeti sono riconducibili a quelli staccati e poi riportati su tavola lignea nel XIX secolo, oggi<span style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </span>conservati in una stanza della canonica (figg.18 e 19).</span></font></p>
<p style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><font face="Times New Roman"><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><img alt="profeta attribuito a Gerini" width="400" height="533" src="/public/capitolo 001.jpg" /></span></font></p>
<p style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal">&nbsp;<span style="font-size: medium">fig.18</span></p>
<p style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><img alt="profeta attribuito al Gerini" width="343" height="458" src="/public/capitolo 002_jpg ridotta.jpg" /></p>
<p style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="font-size: medium">fig.19</span></p>
<p style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><font face="Times New Roman"><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p></o:p><o:p></o:p><o:p></o:p><o:p></o:p><o:p></o:p><o:p></o:p><o:p></o:p></span></font></p>
<p style="text-align: justify; text-indent: 35.4pt; margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="font-size: small"><span style="mso-bidi-font-size: 10.0pt"><font face="Times New Roman">Le suore, passando oltre i due pilastri, entravano poi nell&rsquo;Aula vera e propria dove, sempre tenendo rivolto lo sguardo verso l&rsquo;alto, incontravano lo sguardo di Cristo nell&rsquo;atto di benedire con la destra e tenere con la sinistra il Vangelo. La raffigurazione del Cristo Verbo (&ldquo;Verbo&rdquo; in quanto tiene e mostra l&rsquo;<i style="mso-bidi-font-style: normal">Evangelium</i>) introduceva ai sette tondi con le Virt&ugrave; teologali e cardinali. Infine, sulla parete di fondo, lo sguardo delle monache si posava sull&rsquo;immagine del grande mistero della fede: la Crocifissione di Cristo posta al di sopra dell&rsquo;altare centrale (4) sul quale si operava il miracolo della Transustanziazione.</font></span></span><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><font face="Times New Roman"><o:p></o:p></font></span></p>
<p style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="font-size: small"><span style="mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p><font face="Times New Roman">&nbsp;</font></o:p></span></span><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p></o:p></span></p>
<p style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="font-size: small"><span style="mso-bidi-font-size: 10.0pt"><font face="Times New Roman">____________________________</font></span></span></p>
<p style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="font-size: small"><span style="mso-bidi-font-size: 10.0pt"><font face="Times New Roman"><span style="mso-tab-count: 1">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span></font></span></span><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><font face="Times New Roman"><o:p></o:p></font></span></p>
<p style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="font-size: small"><span style="mso-bidi-font-size: 10.0pt"><font face="Times New Roman">(3) Le monache potevano invece seguire la Messa da dietro le grate di due coretti, uno seicentesco, posto centralmente sopra il balcone granducale nella controfacciata della chiesa e l&rsquo;altro, trecentesco, prospiciente il braccio destro del transetto e collegato all&rsquo;ambiente detto &ldquo;Coro antico delle monache&rdquo;.</font></span></span><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><font face="Times New Roman"><o:p></o:p></font></span></p>
<p style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="font-size: small"><span style="mso-bidi-font-size: 10.0pt"><font face="Times New Roman">(4) Oltre l&rsquo;altare centrale (con la predellina dei Maccabei dipinta da Neri di Bicci proprio sotto la <i style="mso-bidi-font-style: normal">Crocifissione </i>del Gerini) altri due altari laterali sono documentati dalle carte d&rsquo;Archivio: uno dedicato a San Benedetto e l&rsquo;altro a Santa Felicita. </font></span></span></p>
<p style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="font-size: small"><font face="Times New Roman"><span style="mso-bidi-font-size: 10.0pt">____________________________</span></font></span></p>
<p style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="font-size: small"><span style="mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p><font face="Times New Roman">&nbsp;</font></o:p></span></span><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p></o:p></span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoBodyTextIndent"><span style="font-size: small"><font face="Times New Roman">Nel soffitto la posizione principale &egrave; riservata alla Fede che fa da tramite fra la Crocifissione del fondo e il Cristo-Verbo del soffitto; come accennato, dietro il Cristo-</font></span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoBodyText"><span style="font-size: small"><font face="Times New Roman">Verbo i quattro tondi con i profeti facevano parte di un programma iconografico ben preciso: erano essi ad annunciare in prolessi la realizzazione della grande Promessa veterotestamentaria, la venuta di Cristo.</font></span></p>
<p style="text-align: justify; text-indent: 35.4pt; margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="font-size: small"><span style="mso-bidi-font-size: 10.0pt"><font face="Times New Roman">Attraverso questa serie di immagini<span style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </span>si voleva dire che con la Parola di Ges&ugrave; e con il sostegno delle<span style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </span>tre Virt&ugrave; Teologali e<span style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </span>delle quattro Virt&ugrave; Cardinali, il cristiano pu&ograve; raggiungere la pi&ugrave; importante delle Virt&ugrave;: la Fede (per questo al centro) che gli </font></span></span><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><font face="Times New Roman"><o:p></o:p></font></span></p>
<p style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="font-size: small"><span style="mso-bidi-font-size: 10.0pt"><font face="Times New Roman">permetter&agrave; di credere nel pi&ugrave; importante dei Misteri, la Transustanziazione (il sacrificio del Corpo e Sangue di Cristo, raffigurato in croce sulla parete al centro).</font></span></span><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><font face="Times New Roman"><o:p></o:p></font></span></p>
<p style="text-align: justify; text-indent: 35.4pt; margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="font-size: small"><span style="mso-bidi-font-size: 10.0pt"><font face="Times New Roman">Il bl&ugrave;-azzurrite del soffitto &egrave; caduto lasciando riaffiorare il fondo color &ldquo;morellone&rdquo;. Purtroppo il colore delle ali delle Virt&ugrave; oggi non &egrave; pi&ugrave; decifrabile. Per avere un&rsquo;idea del bl&ugrave; del soffitto occorre osservare le tracce di questo colore che si sono conservate in alcune parti della veste della Madonna nella <i style="mso-bidi-font-style: normal">Crocifissione</i>, nonch&eacute; il soffitto del piccolo locale risalente al 1816 e attiguo al Capitolo nel quale Gaetano Bianchi cerc&ograve;, riproducendo un cielo stellato, di<span style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </span>darcene un&rsquo;idea. </font></span></span><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><font face="Times New Roman"><o:p></o:p></font></span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoBodyText"><span style="font-size: small"><font face="Times New Roman"><span style="mso-tab-count: 1">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span>Le Virt&ugrave;, come pure la scena della Crocifissione, sembrano derivare da esempi di teatro religioso: i cosiddetti &ldquo;Misteri&rdquo;. Le ali ricordano quelle posticce realizzate per le Sacre Rappresentazioni. Gli attributi, come il cuore per la Carit&agrave;, il serpente per la Prudenza, la clava per la Fortezza sembrano riprodurre anch&rsquo;essi altrettanti &ldquo;oggetti di scena&rdquo;. Le ali, da un punto di vista teologico, simboleggiano la medesima funzione protettiva delle ali dell&rsquo;Angelo Custode: infatti le Virt&ugrave; accompagnano il cristiano nel suo cammino verso la Fede. Quest&rsquo;ultima &egrave; invece raffigurata priva di ali, perch&eacute; impersona il punto di arrivo del percorso religioso interiore.</font></span></p>
<p style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="font-size: small"><font face="Times New Roman"><span style="mso-tab-count: 1">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span><span style="mso-bidi-font-size: 10.0pt">Le figure femminili affrescate nel<span style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </span>soffitto incarnano l&rsquo;ideale di bellezza del XIV secolo: bionde, dalla pelle chiara, il naso lungo e sottile, la bocca fine, il seno quasi inesistente. Indossano per&ograve; vesti pi&ugrave; classiche e quindi idealmente atemporali.</span></font></span><font face="Times New Roman"><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p></o:p></span></font></p>
<p style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoBodyTextIndent3"><span style="font-size: small"><font face="Times New Roman">Le aureole sono di tre tipi: quella di Cristo &egrave; circolare, quale simbolo della perfezione e dell&rsquo;eternit&agrave;. Il nimbo delle Virt&ugrave;, secondo un codice iconografico sempre ripetuto, &egrave; invece poligonale: alcune aureole sono quadrate perch&eacute;, secondo i significati simbolici attribuiti alle figure geometriche, sono pi&ugrave; vicine all&rsquo;esistenza umana e temporale; altre<span style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </span>- come le aureole della Forza e della Giustizia - sono di forma ottagona,</font></span></p>
<p style="text-align: justify; text-indent: 0cm; margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoBodyTextIndent3"><span style="font-size: small"><font face="Times New Roman">forma che sta fra il cerchio ed il quadrato per indicare probabilmente uno stato di perfezione pi&ugrave; avanzata rispetto alle prime. Forza e Giustizia sono le due Virt&ugrave; in un certo qual modo privilegiate, perch&eacute; a queste Virt&ugrave; la Madre Badessa si doveva particolarmente conformare per il buon governo del suo monastero. A questo proposito si noti<span style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </span>che la Virt&ugrave; della Giustizia &egrave; coronata e indossa un mantello regale rivestito d&rsquo;ermellino, perch&eacute; essa &egrave; per eccellenza la Virt&ugrave; di chi governa. </font></span></p>
<p style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="font-size: small"><span style="mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p><font face="Times New Roman">&nbsp;</font></o:p></span></span><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p></o:p></span></p>
<p style="text-align: justify; text-indent: 0cm; margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoBodyTextIndent3"><o:p><font size="5" face="Times New Roman">&nbsp;</font></o:p></p>
<h2 style="margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="text-decoration: none; text-underline: none"><u><font face="Times New Roman">LA<span style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </span>CROCIFISSIONE</font></u></span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<h2 style="margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="text-decoration: none; text-underline: none"><u><font face="Times New Roman"><o:p></o:p><o:p></o:p><o:p><img alt="Legenda per la Crocifissione" width="386" height="467" src="/public/crocifissione.jpg" /></o:p></font></u></span></h2>
<p style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="font-size: 18pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p><span style="text-decoration: none"><u><font face="Times New Roman">&nbsp;</font></u></span><span style="font-size: smaller">fig.20</span></o:p></span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoBodyTextIndent"><span style="font-size: small"><font face="Times New Roman">Al centro della parete principale vediamo ancor oggi un affresco (ora staccato) che, proprio come una pala, sormontava un altare la cui presenza &egrave; documentata nelle carte d&rsquo;archivio: si tratta della <i style="mso-bidi-font-style: normal">Crocifissione</i> (figg.7 e 20) di Niccol&ograve; di Pietro Gerini, artista che mor&igrave; a Firenze nel 1414. Nel fregio al di sotto del dipinto nel 1919 fu scoperta, come ho accennato, nel 1919 la scritta che qui riporto. Essa conferm&ograve; l&rsquo;ipotesi sull&rsquo;attribuzione dell&rsquo;affresco, formulata dal Sir&eacute;n gi&agrave; nel 1904:</font></span></p>
<p style="text-indent: 0cm; margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoBodyTextIndent"><o:p><span style="font-size: small"><font face="Times New Roman">&nbsp;</font></span></o:p></p>
<p style="text-align: center; text-indent: 0cm; margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoBodyTextIndent" align="center"><span style="font-size: small"><b style="mso-bidi-font-weight: normal"><font face="Times New Roman">ANNO<span style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </span>DOMINI<span style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </span>MCCCLXXXVII &hellip;&hellip;E<span style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </span>ADDI<span style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </span>SEI<span style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </span>DI<span style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </span>[M]ARZO</font></b></span><b style="mso-bidi-font-weight: normal"><font size="5"><font face="Times New Roman"><o:p></o:p></font></font></b></p>
<p style="text-align: center; text-indent: 0cm; margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoBodyTextIndent" align="center"><span style="font-size: small"><b style="mso-bidi-font-weight: normal"><o:p><font face="Times New Roman">&nbsp;</font></o:p></b></span><b style="mso-bidi-font-weight: normal"><o:p></o:p></b></p>
<p style="text-align: center; text-indent: 0cm; margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoBodyTextIndent" align="center"><span style="font-size: small"><font face="Times New Roman"><b style="mso-bidi-font-weight: normal">NICCHOLAUS<span style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </span>PETRI<span style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </span>DE<span style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </span>[F]LORENTIA<span style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </span>DEPINSIT </b>[sic]</font></span><font size="5"><font face="Times New Roman"><b style="mso-bidi-font-weight: normal"><o:p></o:p></b></font></font></p>
<p style="text-indent: 0cm; margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoBodyTextIndent"><span style="font-size: small"><b style="mso-bidi-font-weight: normal"><o:p><font face="Times New Roman">&nbsp;</font></o:p></b></span><b style="mso-bidi-font-weight: normal"><o:p></o:p></b></p>
<p style="text-indent: 0cm; margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoBodyTextIndent"><span style="font-size: small"><b style="mso-bidi-font-weight: normal"><o:p><font face="Times New Roman">&nbsp;</font></o:p></b></span><b style="mso-bidi-font-weight: normal"><o:p></o:p></b></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoBodyTextIndent"><span style="font-size: small"><font face="Times New Roman">Le crocifissioni trecentesche furono caratterizzate dai seguenti tratti<span style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </span>iconografici: l&rsquo;introduzione di personaggi simbolici, la presenza di alcuni elementi visivi e narrativi derivati anche dai Vangeli apocrifi, Cristo reso quale vittima sacrificale che redime l&rsquo;umanit&agrave;, le attitudini dei personaggi intorno alla croce che risentono dei sacri misteri e dei drammi religiosi che si rappresentavano in chiesa, sul sagrato, nelle piazze.</font></span></p>
<p style="text-indent: 0cm; margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoBodyTextIndent"><span style="font-size: small"><span style="mso-tab-count: 1"><font face="Times New Roman">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </font></span></span></p>
<p style="text-indent: 0cm; margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoBodyTextIndent"><o:p><span style="font-size: small"><font face="Times New Roman">&nbsp;</font></span></o:p></p>
<p style="text-indent: 0cm; margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoBodyTextIndent"><span style="font-size: small"><span style="mso-bidi-font-size: 14.0pt"><font face="Times New Roman">Personaggi di rito</font></span></span><span style="font-size: 18pt; mso-bidi-font-size: 14.0pt"><font face="Times New Roman"><o:p></o:p></font></span></p>
<p style="text-indent: 0cm; margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoBodyTextIndent"><u><span style="font-size: 18pt; mso-bidi-font-size: 14.0pt"><o:p><span style="font-size: small"><span style="text-decoration: none"><font face="Times New Roman">&nbsp;</font></span></span></o:p></span></u></p>
<p style="text-indent: 0cm; margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoBodyTextIndent"><span style="font-size: small"><font face="Times New Roman"><b style="mso-bidi-font-weight: normal">Cristo (a), </b>Ostia vivente, esempio al mondo di umiliazione e dolore, le cui ferite non versano sangue in modo realistico, i cui occhi chiusi (mentre le precedenti generazioni di pittori lo rappresentavano con gli occhi spalancati) non sono tali per i patimenti subiti, ma per parlare all&rsquo;anima del fedele e per commuoverla. </font></span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoBodyTextIndent"><span style="font-size: small"><font face="Times New Roman">Sul Suo capo il nimbo e la corona di spine (quest&rsquo;ultima comincia a comparire dal XII secolo). </font></span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoBodyTextIndent"><span style="font-size: small"><font face="Times New Roman">E&rsquo; qui raffigurato nell&rsquo;attimo in cui &egrave; appena spirato e lascia la Madre sprofondata in un doloroso deliquio. Giovanni <span style="mso-spacerun: yes">&nbsp;</span>medita mestamente sul proprio destino di &ldquo;secondo figlio&rdquo; della Madonna. La Maddalena fissa sul suo Rabbi un ultimo sguardo d&rsquo;addio, quasi non volesse staccarsene per riprenderlo, di nuovo e per prima, dopo la Resurrezione. Gli Angeli sono nell&rsquo;atto di raccogliere sangue ed acqua sgorganti ancora caldi dalle sante ferite. Giuseppe d&rsquo;Arimat&egrave;a &egrave; con le mani giunte in preghiera e sta per ricevere dagli spiriti in volo il Santo Graal, colmo del divino sangue.<span style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </span></font></span></p>
<p style="text-indent: 0cm; margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoBodyTextIndent"><o:p><span style="font-size: small"><font face="Times New Roman">&nbsp;</font></span></o:p></p>
<p style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="font-size: small"><span style="mso-bidi-font-size: 10.0pt"><font face="Times New Roman"><span style="mso-spacerun: yes">&nbsp;</span><b style="mso-bidi-font-weight: normal">La Madonna (b)</b>, alla destra di Cristo, sorretta dalle pie donne mentre sviene per il dolore, sembra risentire dell&rsquo;atteggiamento teatrale dell&rsquo;ultima scena di un dramma sacro. </font></span></span><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><font face="Times New Roman"><o:p></o:p></font></span></p>
<p style="text-indent: 0cm; margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoBodyTextIndent"><span style="font-size: small"><font face="Times New Roman">Ricorda la descrizione apocrifa degli <i style="mso-bidi-font-style: normal">Acta Pilati</i> e i versi della <i style="mso-bidi-font-style: normal">Lauda</i> di Iacopone da Todi (1306):</font></span></p>
<p style="text-indent: 0cm; margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoBodyTextIndent"><span style="font-size: small"><font face="Times New Roman">&ldquo;Figlio, questo non dire:</font></span></p>
<p style="text-indent: 0cm; margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoBodyTextIndent"><span style="font-size: small"><font face="Times New Roman">voglio teco morire;</font></span></p>
<p style="text-indent: 0cm; margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoBodyTextIndent"><span style="font-size: small"><font face="Times New Roman">non me voglio partire</font></span></p>
<p style="text-indent: 0cm; margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoBodyTextIndent"><span style="font-size: small"><font face="Times New Roman">pi&ugrave; che mo m&rsquo;esce el fiato&rdquo;.</font></span></p>
<p style="text-indent: 0cm; margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoBodyTextIndent"><span style="font-size: small"><b style="mso-bidi-font-weight: normal"><o:p><font face="Times New Roman">&nbsp;</font></o:p></b></span><b style="mso-bidi-font-weight: normal"><o:p></o:p></b></p>
<p style="text-indent: 0cm; margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoBodyTextIndent"><span style="font-size: small"><font face="Times New Roman"><b style="mso-bidi-font-weight: normal">Giovanni ( c) </b>apostolo sta dalla parte opposta al gruppo delle Marie per indicare che egli fu l&rsquo;unico uomo a non abbandonare Cristo e a seguirLo fino alla croce. L&rsquo;apostolo mantiene l&rsquo;atteggiamento raccolto di un dolore composto.</font></span></p>
<p style="text-indent: 0cm; margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoBodyTextIndent"><o:p><span style="font-size: small"><font face="Times New Roman">&nbsp;</font></span></o:p></p>
<p style="text-indent: 0cm; margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoBodyTextIndent"><span style="font-size: small"><font face="Times New Roman"><b style="mso-bidi-font-weight: normal">La Maddalena (d)</b> &egrave; ai piedi della Croce mentre versa dolci lacrime di pentimento e di dolore. In lei scorgiamo l&rsquo;umanit&agrave; peccatrice che si stringe al Salvatore in uno slancio d&rsquo;amore e riconoscenza per il perdono ricevuto.</font></span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoBodyText"><o:p><span style="font-size: small"><font face="Times New Roman">&nbsp;</font></span></o:p></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoBodyText"><o:p><span style="font-size: small"><font face="Times New Roman">&nbsp;</font></span></o:p></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoBodyText"><span style="font-size: small"><span style="mso-bidi-font-size: 14.0pt"><font face="Times New Roman">Personaggi simbolici e personaggi apocrifi</font></span></span><span style="font-size: 18pt; mso-bidi-font-size: 14.0pt"><font face="Times New Roman"><o:p></o:p></font></span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoBodyText"><span style="font-size: small"><span style="mso-bidi-font-size: 14.0pt"><o:p><font face="Times New Roman">&nbsp;</font></o:p></span></span><span style="font-size: 18pt; mso-bidi-font-size: 14.0pt"><o:p></o:p></span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoBodyTextIndent"><span style="font-size: small"><font face="Times New Roman">Da una parte e dall&rsquo;altra di Cristo, due figure simbolicamente divise dalla croce come fu diviso simbolicamente il velo del Tempio nel momento in cui spir&ograve;: sono i due personaggi che incarnano la giovane Chiesa nascente e la vecchia Sinagoga.</font></span></p>
<p style="text-align: justify; text-indent: 35.4pt; margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="font-size: small"><span style="mso-bidi-font-size: 10.0pt"><font face="Times New Roman">Personaggi simbolici, che raffigurano, come vedremo, <b style="mso-bidi-font-weight: normal">la Chiesa</b> <b style="mso-bidi-font-weight: normal">(i)</b> e <b style="mso-bidi-font-weight: normal">la Sinagoga (h)</b> li ritroviamo oltre che nelle crocifissioni, in certe raffigurazioni del Giudizio finale e rappresentano queste due Istituzioni e al tempo stesso il popolo degli eletti e quello dei reprobi. Essi fanno riferimento al Vangelo di Matteo (Mt.2,51) in cui si dice che quando Ges&ugrave; spir&ograve; si squarci&ograve; in due parti il velo del Tempio e questa lacerazione simboleggi&ograve; la fine del vecchio regno della Sinagoga (qui individuabile nel vecchio sacerdote vestito di giallo, colore infamante che nel Medioevo veniva fatto portare agli Ebrei come loro tratto distintivo). La personificazione di queste due Istituzioni &egrave; documentata a partire dall&rsquo;arte carolingia.</font></span></span><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><font face="Times New Roman"><o:p></o:p></font></span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoBodyText"><span style="font-size: small"><font face="Times New Roman">Altrove, alcuni pittori, preferiscono rappresentare<span style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </span>il Sole e la Luna con il medesimo significato simbolico delle due chiese, ma rapportandosi ad un'altra pericope del Vangelo di Matteo (Mt.27,45<span style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </span>e 15,33) e di Luca<span style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </span>(Lc.23,44) in cui si afferma che quando Cristo spir&ograve; si oscur&ograve; il sole e le tenebre coprirono tutta la terra; eclissi che richiama la profezia di Amos (Am.8,9). </font></span></p>
<p style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="font-size: small"><span style="mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p><font face="Times New Roman">&nbsp;</font></o:p></span></span><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p></o:p></span></p>
<p style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="font-size: small"><font face="Times New Roman"><b style="mso-bidi-font-weight: normal"><span style="mso-bidi-font-size: 10.0pt">Gli Angeli</span></b><span style="mso-bidi-font-size: 10.0pt"> in volo simboleggiano il lutto del Cielo e raccolgono il sangue divino: secondo la leggenda Giuseppe d&rsquo;Arimat&egrave;a <b style="mso-bidi-font-weight: normal">(e)</b> (l&rsquo;uomo con la barba, dietro le pie donne) raccoglier&agrave; quel prezioso sangue nel Santo Graal. In altri dipinti coevi &egrave;<span style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </span>la Chiesa stessa, o il Patriarca Adamo, a ricevere il Graal dalle mani degli Angeli. </span></font></span></p>
<p style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="font-size: small"><span style="mso-bidi-font-size: 10.0pt"><font face="Times New Roman"><span style="mso-tab-count: 1">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span>Il tema, ricorrente nel XIV secolo, &egrave; derivato dalla credenza negli angeli psicopompi che avvolgono in una tovaglia immacolata l&rsquo;anima di chi &egrave; morto nella fede. Il loro numero &egrave; variabile. Spesso, come in questo affresco, sono raffigurati in atteggiamento di grande mestizia e dolore.</font></span></span><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><font face="Times New Roman"><o:p></o:p></font></span></p>
<p style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="font-size: small"><span style="mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p><font face="Times New Roman">&nbsp;</font></o:p></span></span><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p></o:p></span></p>
<p style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="font-size: small"><font face="Times New Roman"><b style="mso-bidi-font-weight: normal"><span style="mso-bidi-font-size: 10.0pt">Il cranio di Adamo</span></b><span style="mso-bidi-font-size: 10.0pt"> era sicuramente rappresentato anche qui, sul Golgota e alla base della Croce, ma deve essere stato scialbato o raschiato o non pi&ugrave; &ldquo;ricostruito&rdquo; dai primi restauratori (gi&agrave; in una vecchia foto risalente ai primi del secolo scorso, il cranio e l&rsquo;<i style="mso-bidi-font-style: normal">effusio sanguinis</i> che su di esso si riversava, risultano scomparsi e il bianco occupa queste zone prima dipinte, lasciando lacune altrimenti ingiustificate. E&rsquo; ancora visibile quello spazio pittorico riservato al cranio posto ai piedi della Maddalena.</span></font></span><font face="Times New Roman"><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p></o:p></span></font></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoBodyText"><span style="font-size: small"><font face="Times New Roman"><span style="mso-tab-count: 1">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span>Tutti e quattro gli Evangelisti (Matteo, 27,34 ; Marco 15,62 ; Luca 23,33 ; Giovanni 19,17) ricordano che la collina del Golgota sulla quale Ges&ugrave; fu crocifisso significava in aramaico &ldquo;cranio&rdquo;. Questa testimonianza si trasform&ograve; col passare dei secoli in una leggenda che immaginava sotto la croce del &ldquo;nuovo Adamo&rdquo; il luogo in cui fu seppellito il vecchio Adamo biblico. Il suo cranio sarebbe<span style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </span>ritornato alla luce dopo<span style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </span>millenni, nel momento in cui il Salvatore rese l&rsquo;anima a Dio e si aprirono i sepolcri </font></span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoBodyText"><span style="font-size: small"><font face="Times New Roman">( Matteo 27,52 ).</font></span></p>
<p style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="font-size: small"><span style="mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p><font face="Times New Roman">&nbsp;</font></o:p></span></span><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p></o:p></span></p>
<p style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="font-size: small"><font face="Times New Roman"><b style="mso-bidi-font-weight: normal"><span style="mso-bidi-font-size: 10.0pt">St&egrave;phaton e/o Longino</span></b><span style="mso-bidi-font-size: 10.0pt">. Solo il Vangelo di Giovanni (19,28-37) parla del porta-lancia Longino <b style="mso-bidi-font-weight: normal">(f)</b> (senza peraltro dargli un nome), che trafigge Ges&ugrave; per verificare se egli fosse davvero morto, e parla anche di un altro soldato <b style="mso-bidi-font-weight: normal">(g)</b>, il quale gli porse in cima ad una canna d&rsquo;iss&ograve;po una spugna imbevuta d&rsquo;aceto (&ldquo;<i style="mso-bidi-font-style: normal">aceto potatus, lancea perforatus</i>&rdquo;). I due gesti giustificavano il compimento della Profezia scritta nel Salmo 69,22. Longino si conquist&ograve; il titolo di santo e venne raffigurato aureolato a partire dall&rsquo;XI secolo perch&eacute;, al momento della morte di Cristo, si sarebbe riscattato con la frase &ldquo;Costui era veramente il Figlio di Dio&rdquo; compiendo un atto di fede.</span></font></span><font face="Times New Roman"><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p></o:p></span></font></p>
<p style="text-align: justify; text-indent: 35.4pt; margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="font-size: small"><span style="mso-bidi-font-size: 10.0pt"><font face="Times New Roman">Ma allo stesso tempo crebbe un&rsquo;altra tradizione derivata dall&rsquo;<i style="mso-bidi-font-style: normal">Evangelario</i> apocrifo di <i style="mso-bidi-font-style: normal">Rab&ugrave;la</i><span style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </span>in cui si dice che Ges&ugrave; era ancora vivo quando fu trafitto. Essa ha contribuito a sviluppare la nascita di un nuovo personaggio, chiamato St&egrave;phaton (una sorta di doppio di Longino, qui raffigurato all&rsquo;estrema destra di chi guarda l&rsquo;affresco), personaggio armato, privo d&rsquo;aureola, da identificarsi o con colui che &ldquo;fin&igrave; Cristo&rdquo; con un colpo di lancia oppure con colui che gli porse la spugna imbevuta di aceto. Le tradizioni si incrociano e non sono sempre chiare, ma St&egrave;phaton resta pur sempre raffigurato come un &ldquo;doppio&rdquo; di Longino. </font></span></span></p>
<p style="text-align: justify; text-indent: 35.4pt; margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="font-size: small">&nbsp;&nbsp;</span></p>
<p><span style="font-size: small"><font face="Times New Roman">&nbsp;</font></span></p>
<p style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="font-size: small"><span style="mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p><font face="Times New Roman">&nbsp;</font></o:p></span></span><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p></o:p></span><span style="font-size: small"><font face="Times New Roman">LE<span style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </span>VIRTU&rsquo;<span style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </span>TEOLOGALI<span style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </span>E<span style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </span>CARDINALI : continuano nella 2^ parte.</font></span></p>
<p style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="font-size: small">&nbsp;</span></p>
<p style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="font-size: small"><font face="Times New Roman">_____________________________________________________________________</font></span></p>
<p style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="font-size: small"><span style="mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p><font face="Times New Roman">&nbsp;</font></o:p></span></span><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p></o:p></span></p>
<p style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="font-size: small"><span style="mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p style="text-align: center"><font face="Times New Roman">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; LEGENDA&nbsp; DELLE&nbsp; IMMAGINI</font></o:p></span></span><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p style="text-align: center"></o:p></span></p>
<p style="text-align: center; margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal" align="center"><span style="font-size: small">&nbsp;</span></p>
<p><span style="font-size: small">&nbsp;</span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="font-size: small"><span style="mso-bidi-font-size: 10.0pt">fig.1: la Sala Capitolare</span></span><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p></o:p></span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="font-size: small"><span style="mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p>&nbsp;</o:p></span></span><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p></o:p></span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="font-size: small"><span style="mso-bidi-font-size: 10.0pt">fig.2 e fig.3:<span style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </span>sotto la <i style="mso-bidi-font-style: normal">Crocifissione</i> la scritta in caratteri gotici reca la data e il nome </span></span><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p></o:p></span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="font-size: small"><span style="mso-bidi-font-size: 10.0pt"><span style="mso-spacerun: yes">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span>dell&rsquo;artista trecentesco Niccol&ograve; di Pietro Gerini.</span></span><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p></o:p></span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="font-size: small"><span style="mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p>&nbsp;</o:p></span></span><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p></o:p></span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="font-size: small"><span style="mso-bidi-font-size: 10.0pt">fig.4: il &lsquo;pronao&rsquo; a tre arcate, tamponato nel 1615 dal Priore Santi Assettati.</span></span><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p></o:p></span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="font-size: small"><span style="mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p>&nbsp;</o:p></span></span><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p></o:p></span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="font-size: small"><span style="mso-bidi-font-size: 10.0pt">fig.5: particolare di una decorazione a <i style="mso-bidi-font-style: normal">trompe-l&rsquo;oeil</i> fatta dal pittore Agnolo Gori nel </span></span><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p></o:p></span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="font-size: small"><span style="mso-bidi-font-size: 10.0pt"><span style="mso-spacerun: yes">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span>1665.</span></span><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p></o:p></span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="font-size: small"><span style="mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p>&nbsp;</o:p></span></span><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p></o:p></span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="font-size: small"><span style="mso-bidi-font-size: 10.0pt">fig.6: affresco alla parete nord, di Cosimo Ulivelli, eseguito nel 1665 e raffigurante </span></span><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p></o:p></span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="font-size: small"><span style="mso-bidi-font-size: 10.0pt"><span style="mso-spacerun: yes">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span><i style="mso-bidi-font-style: normal">Santa Felicita con i sette figli e l&rsquo;Arcangelo Raffaello</i>.</span></span><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p></o:p></span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="font-size: small"><span style="mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p>&nbsp;</o:p></span></span><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p></o:p></span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="font-size: small"><span style="mso-bidi-font-size: 10.0pt">fig7: alla parete est la <i style="mso-bidi-font-style: normal">Crocifissione</i> di Niccol&ograve; di Pietro Gerini (1387).</span></span><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p></o:p></span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="font-size: small"><span style="mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p>&nbsp;</o:p></span></span><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p></o:p></span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="font-size: small"><span style="mso-bidi-font-size: 10.0pt">fig.8: alla parete est <i style="mso-bidi-font-style: normal">Cristo ortolano con la Maddalena</i> di Cosimo Ulivelli (1665).</span></span><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p></o:p></span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="font-size: small"><span style="mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p>&nbsp;</o:p></span></span><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p></o:p></span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="font-size: small"><span style="mso-bidi-font-size: 10.0pt">fig.9: alla parete est <i style="mso-bidi-font-style: normal">Compianto sul Cristo morto</i> di Cosimo Ulivelli (1665).</span></span><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p></o:p></span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="font-size: small"><span style="mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p>&nbsp;</o:p></span></span><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p></o:p></span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="font-size: small"><span style="mso-bidi-font-size: 10.0pt">fig.10: alla parete sud <i style="mso-bidi-font-style: normal">San Lorenzo e San Giovanni Gualberto</i> di Cosimo Ulivelli </span></span><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p></o:p></span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="font-size: small"><span style="mso-bidi-font-size: 10.0pt"><span style="mso-spacerun: yes">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span>(1665).</span></span><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p></o:p></span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="font-size: small"><span style="mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p>&nbsp;</o:p></span></span><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p></o:p></span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="font-size: small"><span style="mso-bidi-font-size: 10.0pt">fig.11: alla parete sud <i style="mso-bidi-font-style: normal">La Beata Berta e il Beato Gualdo da Fiesole</i> di Cosimo Ulivelli </span></span><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p></o:p></span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="font-size: small"><span style="mso-bidi-font-size: 10.0pt"><span style="mso-spacerun: yes">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span>(1665).</span></span><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p></o:p></span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="font-size: small"><span style="mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p>&nbsp;</o:p></span></span><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p></o:p></span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="font-size: small"><span style="mso-bidi-font-size: 10.0pt">fig.12: pianta dei primi interventi eseguiti nel Capitolo a seguito della Soppressione del </span></span><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p></o:p></span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="font-size: small"><span style="mso-bidi-font-size: 10.0pt"><span style="mso-spacerun: yes">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span>Monastero.</span></span><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p></o:p></span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="font-size: small"><span style="mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p>&nbsp;</o:p></span></span><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p></o:p></span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="font-size: small"><span style="mso-bidi-font-size: 10.0pt">fig.13: il progetto della cancellata che fu posta in opera intorno al 1820 fra i due pilastri </span></span><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p></o:p></span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="font-size: small"><span style="mso-bidi-font-size: 10.0pt"><span style="mso-spacerun: yes">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span>della Sala Capitolare (il disegno di tale progetto non ne reca la firma ma con ogni </span></span><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p></o:p></span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="font-size: small"><span style="mso-bidi-font-size: 10.0pt"><span style="mso-spacerun: yes">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span>probabilit&agrave; &egrave;<span style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </span>di Gaetano Boccini).</span></span><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p></o:p></span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="font-size: small"><span style="mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p>&nbsp;</o:p></span></span><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p></o:p></span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="font-size: small"><span style="mso-bidi-font-size: 10.0pt">fig.14: cos&igrave; si presentava l&rsquo;esterno della parete ovest del Capitolo intorno al 1820.</span></span><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p></o:p></span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="font-size: small"><span style="mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p>&nbsp;</o:p></span></span><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p></o:p></span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="font-size: small"><span style="mso-bidi-font-size: 10.0pt">fig.15: frammento d&rsquo;affresco a finto marmo eseguito nel 1387.</span></span><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p></o:p></span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="font-size: small"><span style="mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p>&nbsp;</o:p></span></span><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p></o:p></span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="font-size: small"><span style="mso-bidi-font-size: 10.0pt">fig.16: frammento d&rsquo;affresco trecentesco raffigurante probabilmente un Santo </span></span><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p></o:p></span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="font-size: small"><span style="mso-bidi-font-size: 10.0pt"><span style="mso-spacerun: yes">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span>anacoreta.</span></span><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p></o:p></span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="font-size: small"><span style="mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p>&nbsp;</o:p></span></span><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p></o:p></span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="font-size: small"><span style="mso-bidi-font-size: 10.0pt">fig.17: frammento d&rsquo;affresco trecentesco raffigurante una rondine posata in <i style="mso-bidi-font-style: normal">trompe-</i></span></span><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><i style="mso-bidi-font-style: normal"><o:p></o:p></i></span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="font-size: small"><i style="mso-bidi-font-style: normal"><span style="mso-bidi-font-size: 10.0pt"><span style="mso-spacerun: yes">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span>l&rsquo;oeil</span></i><span style="mso-bidi-font-size: 10.0pt"> su una finta trabeazione (1387).</span></span><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p></o:p></span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="font-size: small"><span style="mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p>&nbsp;</o:p></span></span><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p></o:p></span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="font-size: small"><span style="mso-bidi-font-size: 10.0pt">figg.18 e 19: due profeti attribuiti a Niccol&ograve; di Pietro Gerini e forse distaccati dalla Sala </span></span><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p></o:p></span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="font-size: small"><span style="mso-bidi-font-size: 10.0pt"><span style="mso-spacerun: yes">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </span>Capitolare.</span></span><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p></o:p></span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="font-size: small"><span style="mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p>&nbsp;</o:p></span></span><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p></o:p></span></p>
<h5 style="margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: small"><b>fig.20: legenda dei personaggi raffigurati da Niccol&ograve; di Pietro Gerini nella scena della <span style="mso-bidi-font-size: 10.0pt"><i style="mso-bidi-font-style: normal">Crocifissione</i> </span></b></span></h5>
<h5 style="margin: 0cm 0cm 0pt"><span style="font-size: small"><b><span style="mso-bidi-font-size: 10.0pt">(1387).</span></b></span></h5>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt" class="MsoNormal"><span style="font-size: small"><span style="mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p></o:p><o:p></o:p><o:p>______________________________________________________<b>_____________</b></o:p></span></span><span style="font-size: 14pt; mso-bidi-font-size: 10.0pt"><o:p></o:p><o:p></o:p><o:p></o:p><o:p></o:p><o:p></o:p><o:p></o:p><o:p></o:p></span></p>
<h3><span style="font-size: small">&nbsp;</span></h3>
<p><span style="font-size: small">&nbsp;</span></p>]]></content>
		<link rel='alternate' href="http://www.santafelicita.it/public/Ars/post/un-percorso-sacro-nel-monastero-benedettino-di-s-felicita-gli-affreschi-del-capitolo-11.asp"/>
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		<author>
			<name>Cristina</name>
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		<id>http://www.santafelicita.it/public/Ars/post/arte-fede-e-storia-in-santa-felicita-7.asp</id>
		<updated>2008-01-27T06:46:02+01:00</updated>
		<title type='text'><![CDATA[Arte, Fede e Storia in Santa Felicita]]></title>
		<content type='html'><![CDATA[<p>In questa sezione del sito saranno pubblicati documenti, fotografie e materiale d'archivio a cura dell'archivista della parrocchia di Santa Felicita, M. Cristina Francois.</p>]]></content>
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		<category term='Cristina'/>
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			<name>Admin</name>
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		<id>http://www.santafelicita.it/public/Ars/post/santa-felicita-vedova-e-martire-romana-3.asp</id>
		<updated>2007-09-15T21:19:04+01:00</updated>
		<title type='text'><![CDATA[Santa Felicita Vedova e Martire Romana]]></title>
		<content type='html'><![CDATA[<p><span style="font-family: Times New Roman">&nbsp;</span></p>
<h2 style="text-align: center"><span style="font-family: Times New Roman"><b><span style="font-size: 16pt">BREVE&nbsp;ILLUSTRAZIONE&nbsp;<br />
</span></b></span><span style="font-family: Times New Roman"><b><span style="font-size: 16pt">DELLA&nbsp;PATRONA&nbsp;DELLA&nbsp;NOSTRA&nbsp;CHIESA</span></b></span></h2>
<h2 style="text-align: center">&nbsp;</h2>
<div align="center"><span style="font-family: Times New Roman"><b><span style="font-size: 26pt">S. FELICITA&nbsp;VEDOVA&nbsp;</span></b></span></div>
<div align="center"><span style="font-family: Times New Roman"><b><span style="font-size: 26pt">E MARTIRE&nbsp;ROMANA</span></b></span></div>
<div align="center"><span style="font-family: Times New Roman"><b>&nbsp;</b></span></div>
<div style="text-align: center"><span style="font-size: medium"><span style="font-family: Times New Roman">(per il 23 novembre, <i>dies natalis</i> della Santa)</span></span></div>
<div style="text-align: center"><span style="font-size: medium">&nbsp;</span></div>
<div><span style="font-size: medium"><span style="font-family: Times New Roman">&nbsp;</span></span></div>
<div align="center"><span style="font-size: medium"><span style="font-family: Times New Roman"><i>&nbsp;La pagina &egrave; a cura di M. Cristina FRANCOIS-LOMBARDI</i></span></span></div>
<div align="center"><span style="font-size: medium"><span style="font-family: Times New Roman"><i>Conservatrice dell&rsquo;Archivio Storico Parrocchiale di S. Felicita&nbsp;&nbsp;</i></span></span><span style="font-size: medium"><span style="font-family: Times New Roman">&nbsp;</span></span></div>
<div align="center">&nbsp;</div>
<div>&nbsp;</div>
<div>&nbsp;</div>
<div>&nbsp;</div>
<div><span style="font-family: Times New Roman"><b><font size="6"><b><font size="5">SANTA&nbsp;FELICITA&nbsp;MARTIRE&nbsp;ROMANA</font></b></font></b></span></div>
<div><span style="font-family: Times New Roman">&nbsp;</span></div>
<div><span style="font-family: Times New Roman">&nbsp;</span><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times New Roman">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Prima di dire chi sia Santa Felicita spieghiamo chi essa non &egrave;: sono infatti molte le &ldquo;sovrapposizioni&rdquo;, molte le incertezze che da un punto di vista storico accompagnano ancora il suo nome e la sua vicenda. </span></span></div>
<div style="text-indent: 35.4pt"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times New Roman">Intanto pronunciamo il suo nome come va pronunciato: cio&egrave; senza l&rsquo;accento sulla &lsquo;a&rsquo; finale. Questo nome, invece di giungerci come solitamente avviene dall&rsquo;accusativo latino <i>Felicitatem</i>, si &egrave; formato dal nominativo <i>Felicitas</i> ed ha conservato cos&igrave; l&rsquo;accento sdrucciolo: Fel&igrave;cita.  </span></span><span style="font-family: Times New Roman">
<p>&nbsp;</p>
</span></div>
<div><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times New Roman">Passiamo ora a configurare meglio questo personaggio specificando che non &egrave; n&eacute; Hannah/Solomonis&nbsp;&ldquo;madre dei sette Maccabei&rdquo;, martirizzati da Antioco Ep&igrave;fane ad Antiochia intorno al 161 a.C. (1&deg; agosto), n&eacute; Santa Sinforosa madre di sette figli martiri che con essi fu giustiziata sotto Adriano Imperatore tra il 118 e il 138 d.C. </span><span style="font-family: Times New Roman">(18 luglio) e neppure la S. Felicita ricordata insieme a S. Perpetua (7 marzo) che sub&igrave; il martirio a Cartagine sotto Settimio Severo tra il 202 e il 208 d.C.</span></span></div>
<div><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times New Roman">&nbsp;Fu soprattutto con la madre dei sette fratelli Maccabei che S. Felicita venne confusa e questa indistinzione ebbe origini lontane perch&eacute; furono spesso accostati e messi a paragone i loro mart&igrave;ri in molte omelie di Padri della Chiesa. Lo stesso S. Agostino dice : &ldquo;E questa&nbsp;[la madre dei Maccabei] e quella [S. Felicita] difendevano e testimoniavano la verit&agrave; e la religione rivelata dall&rsquo;unico e vero Iddio; e questa e quella erano animate da Dio alla eroica operazione affatto impossibile in tutto il suo essere alle sole forze della natura umana&rdquo; (Sermone n&deg;300); e ancora: &ldquo;<i>mortui sunt isti&nbsp;</i>[i figli di Felicita] <i>pro Christo in evangelio revelato; mortui sunt illi</i> [ i sette Maccabei ] <i>pro Christi nomine in lege velato</i>&rdquo;.</span></span></div>
<div><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times New Roman">Nel Monastero di Suore di clausura Benedettine&nbsp;(annesso alla chiesa di Santa Felicita) furono poste a emblema del convento stesso due palme - e non una palma soltanto - su di una colonna. La sua immagine &egrave; tratta dalla colonna che ancora oggi si trova sulla piazza di fronte alla chiesa. Le due palme stavano a significare la&nbsp;memoria di entrambe le Sante martiri e dei loro figli. Dunque si tent&ograve; di&nbsp;distinguere i due culti e al tempo stesso di onorarli insieme, ma nonostante ci&ograve;, nel corso dei secoli, la nostra chiesa e il nostro monastero perdurarono nella confusione. Restano prova tangibile di ci&ograve; i diari dei Parroci di S. Felicita, i Canti, le Orazioni, le Liturgie e perfino i giorni dedicati alle rispettive celebrazioni. Anche le opere d&rsquo;arte subirono il riflesso di queste ambiguit&agrave;: se leggiamo i nomi scritti da Neri di Bicci per indicare i figli della sua <i>S. Felicita in trono </i>(1464), riconosceremo in essi i nomi che per tradizione appartengono ai Maccabei, nomi che, peraltro, sono frutto della fantasia dell&rsquo;agiografo in quanto il Secondo Libro dei Maccabei non ce ne ha trasmesso la memoria. Sotto questa pala di <i>S. Felicita in trono</i> - oggi conservata in sagrestia - compare&nbsp;una predella con la raffigurazione del martirio dei sette Maccabei e non dei figli di S. Felicita come, al contrario, ci aspetteremmo di trovare.</span></span></div>
<div><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times New Roman">Ancora oggi il piccolo cartello esplicativo, posto in chiesa accanto alla pala del Ciseri che rappresenta la madre dei Maccabei Hannah/Solomonis, porta scritta la seguente erronea didascalia: &rdquo;Santa Felicita e il martirio dei Maccabei&rdquo;.</span></span></div>
<div><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times New Roman">&nbsp;</span></span></div>
<div><span style="font-family: Times New Roman">&nbsp;</span></div>
<div align="center"><span style="font-family: Times New Roman"><b><font size="5">LA&nbsp;<i>PASSIO </i>&nbsp;DI&nbsp;SANTA&nbsp;FELICITA</font></b></span></div>
<div align="center"><span style="font-family: Times New Roman"><b>&nbsp;</b></span></div>
<div><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times New Roman">Il pi&ugrave; antico documento che ricorda questa martire &egrave; il&nbsp;<i>Martirologio Gerominiano</i> che cos&igrave; recita alla data del 23 novembre: &ldquo;<i>Romae in c&oelig;meterio Massimis Felicitatis</i>&rdquo;. Si tratta di un cimitero che si trova tutt&rsquo;oggi sulla Via Salaria Nuova. Nel corso dei secoli questo sito &egrave; individuato come luogo di pellegrinaggio sulle mappe di quei viaggiatori che andarono per secoli a visitarlo. Il luogo fu&nbsp;restaurato da vari papi perch&eacute; considerato santo Si ha perfino notizia che al tempo di Gregorio Magno (590-604) un certo Presbitero Giovanni, che raccoglieva per la venerazione pubblica gli olii bruciati nelle lampade dei sepolcri dei martiri, offr&igrave; alla Regina Teodolinda l&rsquo;olio di S. Felicita. Il Cimitero di &ldquo;Massimo&rdquo; fu cos&igrave; chiamato nella <i>Depositio Martyrum</i> e nel <i>Martirologio Gerominiano</i>&nbsp;perch&eacute; forse fa riferimento al nome del proprietario del terreno in cui i corpi di S. Felicita e di suo figlio Silano vennero inumati: il corpo del giovane martire fu deposto nel cimitero sotterraneo (esso sar&agrave; poi trafugato da seguaci di Novaziano), mentre quello della madre fu collocato <i>in basilica sursum</i>. Entrambi questi edifici collegati fra loro da una scala furono, come vedremo pi&ugrave; oltre, eretti da Bonifacio I; purtroppo gli attuali palazzi hanno distrutto in parte i loculi sotterranei pur lasciando integre una grande quantit&agrave; di epigrafi tutte riconducibile ai secoli IV, V, VI e VII, tra cui l&rsquo;epigrafe di Silano. Il declino di questa necropoli sulla via Salaria Nuova inizi&ograve;, comunque, gi&agrave; nell&rsquo;VIII - IX secolo come conseguenza del fatto che Leone III trasl&ograve; le reliquie dei martiri, compresa Santa Felicita, nella chiesa di Santa Susanna dove esse si trovano ancora. Oggi, nei locali della canonica di S. Felicita, le reliquie credute come appartenenti a questa martire, non sono tali. Esse appartengono a qualcuno morto nel Nome di Cristo (<b>fig. 9</b>).</span></span></div>
<div><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times New Roman">Santa Felicita e i suoi sette figli sono&nbsp;ricordati in tutti gli antichi <i>Calendari</i> e <i>Martirologi</i>; la <i>Passio</i> pi&ugrave; antica &egrave; quella del IV secolo. In realt&agrave; questa martire fu una Matrona romana, rimasta presto vedova ed ebbe un unico figlio chiamato Sil(v)anus/Silanus/Solanus e non sette come ci tramanda la <i>Passio</i>. I nomi dati ai pretesi figli di S. Felicita sono elencati alla data del 10 luglio della <i>Depositio Martyrum</i> e non hanno alcun rapporto di parentela con questa madre. Si pu&ograve; spiegare l&rsquo;errore di attribuirle sette figli, anzich&eacute; uno, con il fatto che i giovani martiri furono uccisi insieme a lei lo stesso giorno e poi sepolti in quattro cimiteri differenti per cui l&rsquo;agiografo immagin&ograve; che la sentenza fosse stata emessa da quattro giudici. Era inoltre fatto abbastanza comune la creazione di parentele inesistenti tra martiri sacrificati nel medesimo luogo. </span></span></div>
<div><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times New Roman">La primitiva costruzione <i>ad sepulcrum</i> della Santa &egrave; dunque quella eretta da papa Bonifacio I (418-422) sulla Via Salaria Nuova, luogo in cui egli stesso si fece poi seppellire. La particolare devozione di questo papa verso Santa Felicita deriv&ograve; dal fatto che durante lo scisma di Eulalio egli dovette rifugiarsi presso questo cimitero e che fu costretto ad abitare <i>super terram</i> proprio in corrispondenza del sepolcro della Santa; fu cos&igrave; che egli attribu&igrave; alla Martire la propria incolumit&agrave; e la fine dello scisma stesso.</span></span></div>
<div><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times New Roman">&nbsp;</span></span></div>
<div><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times New Roman">S. Felicita forse abit&ograve; e visse vicino alle Terme di Traiano, dal lato che guarda il Colosseo, dove sar&agrave; costruito un Oratorio tra il V e il VI secolo (venuto alla luce nel 1812) decorato con un&rsquo;immagine&nbsp;della Santa in piedi incoronata dal Redentore e in atteggiamento di orante insieme ai suoi sette figli (l&rsquo;affresco &egrave; del VII secolo, vedi <b>fig. 8</b>). In questo luogo si recavano le matrone a pregare come apprendiamo da un&rsquo;iscrizione scoperta <i>in situ</i>, grazie alla quale apprendiamo che Felicita era ritenuta protettrice delle donne romane desiderose di una prole numerosa: &ldquo;<i>Felicitas cultrix romanorum</i>&rdquo;; nell&rsquo;affresco paleocristiano il dettaglio di un carceriere con le chiavi in mano ha fatto supporre che quello fosse il luogo dove la martire fu imprigionata. Per altri, invece, fu il luogo dove essa abit&ograve;.</span></span></div>
<div><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times New Roman">Gli altri sei giovani martiri, che col tempo e per assimilazione con i sette Maccabei furono creduti anch&rsquo;essi figli della Santa, sono i seguenti e sono stati tramandati dalla <i>Passio</i> pi&ugrave; antica: Gennaro, Felice, Filippo, Alessandro, Vitale e Marziale. Nella pala di Neri di Bicci che si trova nella Sagrestia della chiesa di S. Felicita, i nomi, errati, risultano essere i seguenti: <i>Quirilius, Emenarder, Petrus, Secondinus, Rafianus, Aquila, Domitianus</i>.</span></span></div>
<div><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times New Roman">E&rsquo; ancora molto dibattuta la data esatta del suo martirio, tanto che non siamo ancora in grado di determinare se la Santa fosse stata giustiziata sotto Antonino Pio, Imperatore a partire dal 138 d.C., o sotto suo cognato Marco Aurelio che gli successe nel 161 d.C. I pareri sono discordi da sempre. Quanto alla datazione del martirio si oscilla&nbsp;tra il 146 d.C. e il 164 d.C.</span></span></div>
<div><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times New Roman">La <i>Passio</i> pi&ugrave; antica, che ci &egrave; pervenuta in latino,&nbsp;risale al IV-V secolo ed &egrave; di tipo leggendario: vi si narra come i perfidi Pontefici gentili si recassero dall&rsquo;Imperatore per denunciare una matrona romana, ricca vedova, di nome Felicita che, secondo gli usi dettati dalle <i>Costituzioni Apostoliche</i>, si era votata alla verginit&agrave; e pregava coi suoi sette figli, giorno e notte, il suo unico Dio. Tale comportamento fu giudicato pericoloso ed oltraggioso nei riguardi dell&rsquo;Imperatore e cos&igrave; la madre ed i suoi figli furono condotti al cospetto del Prefetto Publio; questi fu incaricato dall&rsquo;Imperatore di interrogare prima da sola la madre. Poich&eacute; il Prefetto non riusc&igrave; a farla cadere in contraddizione, decise di interrogare il giorno seguente anche i sette giovinetti: Felicita li esort&ograve; ad essere forti e a non abiurare; fu cos&igrave; che Publio pass&ograve; la madre ed i figli a cinque giudici incaricati di eseguire le sentenze di morte, il che avvenne con differenti supplizi, nel Campo Marzio. </span></span></div>
<div><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times New Roman">Queste furono le torture che li portarono alla morte: </span></span></div>
<div><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times New Roman">Gennaro fu ucciso a colpi di &ldquo;piombarole&rdquo;</span></span></div>
<div><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times New Roman">Felice e Filippo furono&nbsp;uccisi a bastonate</span></span></div>
<div><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times New Roman">Silvano fu precipitato dall&rsquo;alto</span></span></div>
<div><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times New Roman">Alessandro, Vitale e Marziale furono decollati.</span></span></div>
<div><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times New Roman">Santa Felicita sarebbe stata giustiziata dopo i figli e dovette perci&ograve; assistere al loro supplizio, proprio come avvenne per la madre dei Maccabei. </span></span></div>
<div><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times New Roman">Dei sette giovani creduti tutti figli di Santa Felicita si venera il <i>dies natalis, </i>secondo il <i>Martirologio Romano</i>, il 10 luglio. E&rsquo; appunto in questa data che per tradizione le monache del Monastero di S. Felicita continuarono per secoli a celebrare la Festa della loro Protettrice, senza avvedersi che era questo il <i>dies natalis</i> dei figli di lei. Tale tradizione si perpetu&ograve; oltre il XVI secolo, nonostante che il&nbsp;Priore Santi Assettati avesse tentato di chiarire la distinzione fra i due culti.</span></span></div>
<div><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times New Roman">La Santa Martire fu decollata molto tempo dopo, forse il 23 novembre, data in cui le nostre monache avrebbero dovuto fare &ldquo;la festa grande&rdquo;, festa che celebrarono invece solo in tempi abbastanza recenti.</span></span></div>
<div><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times New Roman">&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Infine, aggiungiamo che nell&rsquo;VIII secolo uno scrittore di <i>Leggendari</i> avrebbe elaborato la <i>Passio </i>secondo la quale la madre mor&igrave; prima dei suoi stessi figli, affogata nel Tevere.</span></span></div>
<div><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times New Roman">&nbsp;</span></span></div>
<div><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times New Roman">&nbsp;</span></span></div>
<div align="center"><span style="font-family: Times New Roman"><b><span style="font-size: 18pt">L&rsquo;iconografia</span></b></span></div>
<div align="center">&nbsp;</div>
<div align="center"><span style="font-family: Times New Roman"><b>&nbsp;</b></span></div>
<div><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times New Roman">Santa Felicita &egrave; quasi sempre rappresentata insieme ai sette figli, forse perch&eacute; era invocata da quelle donne che desideravano una numerosa e sana prole. I figli sono raffigurati per intero (come in Neri di Bicci <b>fig. 1</b> o in Giorgio Berti <b>fig. 5</b> o nel Cinganelli <b>fig. 3</b>), oppure sono presenti nella immagine delle loro teste mozzate e posate su di un piatto o ancora nelle sette palme che affiorano sullo sfondo della Santa (come in Cosimo Ulivelli&nbsp;<b>fig. 4</b> o nel messale d&rsquo;argento <b>fig. 9</b>).</span></span></div>
<div><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times New Roman">La Santa ha sempre un aspetto austero, dignitoso e talvolta regale, perch&eacute; seduta in trono, come in Neri di Bicci; veste &ldquo;all&rsquo;antica&rdquo; con colori vedovili oppure come una monaca. Suoi attributi sono la palma, la spada del martirio (in quest&rsquo;ultima sono talvolta infilzate le teste dei sette figli), il libro che allude alle Sacre Scritture alle quali&nbsp;conform&ograve; le proprie scelte di vita e l&rsquo;educazione della sua prole.</span></span><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times New Roman"><b>&nbsp;</b></span></span></div>
<div><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times New Roman"><b>&nbsp;</b></span></span><span style="font-family: Times New Roman"><b>&nbsp;</b></span></div>
<div align="center"><span style="font-family: Times New Roman"><b><span style="font-size: 18pt">Illustrazioni</span></b></span></div>
<div><span style="font-family: Times New Roman"><b>&nbsp;</b></span></div>
<div><span style="font-family: Times New Roman"><b>&nbsp;</b></span></div>
<div><span style="font-family: Times New Roman"><b>&nbsp;</b></span></div>
<div><span style="font-family: Times New Roman"><font size="5"><b>fig. 1) Neri di Bicci, </b><i>Santa Felicita e i suoi figli</i><b> &ndash;&nbsp;(1464)</b></font></span></div>
<div>&nbsp;</div>
<div><span style="font-family: Times New Roman"><font size="5"><b><img alt="" width="760" height="618" src="/public/image/cristina/006R%20bicci%20-%201.jpg" /></b></font></span></div>
<div><span style="font-family: Times New Roman"><b>&nbsp;</b></span></div>
<div>&nbsp;</div>
<div>&nbsp;</div>
<div>&nbsp;</div>
<div><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times New Roman">La tavola fu commissionata dalla nobile Famiglia Nerli a Neri di Bicci nel 1464 / 1465 e il pittore la esegu&igrave; per la Cappella dedicata a S. Felicita. Rimase <i>in situ</i> fino al 1824, anno in cui fece posto alla tela di Giorgio Berti (opera di cui si dir&agrave; pi&ugrave; avanti). Questa Cappella di S. Felicita - entrando la prima a destra, dopo la Cappella Barbadori-Capponi - era comunque gi&agrave; tutta affrescata fino dalla met&agrave; del Trecento e sulle sue pareti erano illustrate le storie dei Maccabei. Dunque, nello spazio esiguo di una cappella gentilizia, veniva narrato il nesso teologico esistente fra il culto dei Maccabei e quello di S. Felicita, proprio come era stato gi&agrave; descritto da S. Agostino </span></span></div>
<div><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times New Roman">(vedi <i>supra</i> &ldquo;Santa Felicita martire romana&rdquo;).</span></span></div>
<div><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times New Roman">La Santa della pala di sagrestia &egrave; rappresentata in abito scuro, monacale, perch&eacute; - dice la <i>Passio</i> - volle vivere la sua vedovanza nella verginit&agrave;, secondo i dettami delle <i>Costituzioni Apostoliche</i>. E&rsquo; seduta sul trono della Gloria Eterna. I suoi figli&nbsp;- che, come si &egrave; detto, portano scritti i nomi&nbsp;tradizionalmente&nbsp;attribuiti ai fratelli Maccabei - recano le palme del premio eterno e del martirio. Essi indossano le vesti principesche di chi sta alla Corte Celeste al cospetto del Re dei Re.</span></span></div>
<div><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times New Roman">Nella predella sono dipinti i terribili supplizi subiti dai Sette Santi Maccabei (<b>fig.2a, b, c, d,e ,f, g</b>): qui il martirio narrato nell&rsquo;Antico Testamento &egrave; posto significativamente &ldquo;alla base&rdquo; del martirio Cristiano.</span></span></div>
<div><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times New Roman">&nbsp;</span></span></div>
<div><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times New Roman">&nbsp;</span></span><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times New Roman"><b>fig. 2 a,b,c,d,e,f,g) Neri di Bicci </b>(attrib.)<b> &ndash; (1464)</b></span></span></div>
<div style="margin: 0cm 0cm 0pt 35.25pt"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times New Roman">Predella della pala di Santa Felicita con le&nbsp;<i>Storie del martirio dei sette fratelli Maccabei.</i></span></span></div>
<div style="margin: 0cm 0cm 0pt 35.25pt"><span style="font-size: small">&nbsp;</span></div>
<div style="margin: 0cm 0cm 0pt 35.25pt"><b><span style="font-family: Times New Roman"><font size="5">a</font></span></b></div>
<div style="margin: 0cm 0cm 0pt 35.25pt"><font size="5"><span style="font-family: Times New Roman"><b><img alt="" width="800" height="600" src="/public/image/cristina/Predella%20Bicci%2001R.jpg" /></b></span></font></div>
<div style="margin: 0cm 0cm 0pt 35.25pt">&nbsp;</div>
<div style="margin: 0cm 0cm 0pt 35.25pt">&nbsp;</div>
<div style="margin: 0cm 0cm 0pt 35.25pt"><b><span style="font-family: Times New Roman"><font size="5">b</font></span></b></div>
<div style="margin: 0cm 0cm 0pt 35.25pt"><font size="5"><span style="font-family: Times New Roman"><b><img alt="" width="800" height="600" src="/public/image/cristina/Predella%20Bicci%2004R%20.jpg" /></b></span></font></div>
<div style="margin: 0cm 0cm 0pt 35.25pt">&nbsp;</div>
<div style="margin: 0cm 0cm 0pt 35.25pt"><font size="5"><span style="font-family: Times New Roman"><b>c</b></span></font></div>
<div style="margin: 0cm 0cm 0pt 35.25pt"><b><span style="font-family: Times New Roman"><font size="5"><img alt="" width="800" height="600" src="/public/image/cristina/Predella%20Bicci%2006R.jpg" /></font></span></b></div>
<div style="margin: 0cm 0cm 0pt 35.25pt">&nbsp;</div>
<div style="margin: 0cm 0cm 0pt 35.25pt"><b><span style="font-family: Times New Roman"><font size="5">d</font></span></b></div>
<div style="margin: 0cm 0cm 0pt 35.25pt"><font size="5"><span style="font-family: Times New Roman"><b><img alt="" width="800" height="600" src="/public/image/cristina/Predella%20Bicci%2008R%20.jpg" /></b></span></font></div>
<div style="margin: 0cm 0cm 0pt 35.25pt">&nbsp;</div>
<div style="margin: 0cm 0cm 0pt 35.25pt"><font size="5"><span style="font-family: Times New Roman"><b>e</b></span></font></div>
<div style="margin: 0cm 0cm 0pt 35.25pt"><b><span style="font-family: Times New Roman"><font size="5"><a href="/public/image/cristina/Predella%20Bicci%2009R.jpg"><img alt="" width="800" height="600" src="/public/image/cristina/Predella%20Bicci%2009R.jpg" /></a></font></span></b></div>
<div style="margin: 0cm 0cm 0pt 35.25pt">&nbsp;</div>
<div style="margin: 0cm 0cm 0pt 35.25pt"><b><span style="font-family: Times New Roman"><font size="5">f</font></span></b></div>
<div style="margin: 0cm 0cm 0pt 35.25pt"><font size="5"><span style="font-family: Times New Roman"><b><img alt="" width="800" height="600" src="/public/image/cristina/Predella%20Bicci%2011R.jpg" /></b></span></font></div>
<div style="margin: 0cm 0cm 0pt 35.25pt">&nbsp;</div>
<div style="margin: 0cm 0cm 0pt 35.25pt"><font size="5"><span style="font-family: Times New Roman"><b>g</b></span></font></div>
<div style="margin: 0cm 0cm 0pt 35.25pt"><b><span style="font-family: Times New Roman"><font size="5"><img alt="" width="800" height="600" src="/public/image/cristina/Predella%20Bicci%2012R.jpg" /></font></span></b></div>
<div style="margin: 0cm 0cm 0pt 35.25pt">&nbsp;</div>
<div style="margin: 0cm 0cm 0pt 35.25pt">&nbsp;</div>
<div><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times New Roman"><b>fig. 3 ) Michelangelo Cinganelli </b><i>&nbsp;- </i><b>(1617 - 1619)</b></span></span></div>
<div><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times New Roman">Affreschi nella cupoletta del Coro della Cappella maggiore<i>.</i></span></span></div>
<div>&nbsp;</div>
<div><span style="font-family: Times New Roman"><font size="5"><i><img alt="" width="886" height="673" src="/public/image/cristina/007R%20cinganelli%20-%203.jpg" /></i></font></span></div>
<div><span style="font-family: Times New Roman">&nbsp;</span></div>
<div><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times New Roman">La cupoletta che sormonta la Cappella maggiore, quella che ospita il coro ligneo, fu affrescata da Michelangelo Cinganelli, allievo del Poccetti, fra il 1617 e&nbsp;il 1619. Fra i quattro Santi Protettori dipinti entro cornici trapezoidali sta Santa Felicita con i suoi sette figli Martiri. Qui si vede la Santa Martire&nbsp;nel solito abito monacale/vedovile &nbsp;con in mano la Bibbia. Il prototipo di questa raffigurazione &egrave; da ricercarsi nella scelta iconografica di Neri di Bicci. I sette figli e la loro madre siedono, immersi in una luce celestiale, su troni di nembi .</span></span></div>
<div><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times New Roman"><b>&nbsp;</b></span></span></div>
<div><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times New Roman"><b>&nbsp;</b></span></span></div>
<div><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times New Roman"><b>&nbsp;</b></span></span></div>
<div><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times New Roman"><b>fig. 4 ) Cosimo Ulivelli</b><i> - </i><b>(1665)</b></span></span></div>
<div><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times New Roman"><i>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp;I due Santi Patroni del Convento: S. Felicita e il Santo&nbsp;Arcangelo Raffaele</i></span></span></div>
<div>&nbsp;</div>
<div><span style="font-family: Times New Roman"><font size="5"><i><img alt="" width="600" height="800" src="/public/image/cristina/009%20Ulivelli_R.jpg" /></i></font></span></div>
<div>&nbsp;</div>
<div>&nbsp;</div>
<div><span style="font-family: Times New Roman"><span style="font-size: small">&nbsp;Gli affreschi seicenteschi dell&rsquo;Ulivelli alle pareti della Sala del Capitolo di S. Felicita&nbsp;sono stati oggetto di indagine e di restauro tra il 2000 e il 2001. Durante il lavoro, accanto a quelle esistenti sono emerse altre figure sempre affrescate da Cosimo Ulivelli e aiuti. Fra i personaggi ricomparsi da sotto lo scialbo che li ricopriva, riconobbi i due Patroni del nostro Convento: S. Raffaele Arcangelo e Santa Felicita. Il pittore ha rappresentato qui la Santa in abito monacale, forse ispirandosi alla pala di Neri di Bicci;&nbsp;l&rsquo;ha raffigurata gi&agrave; in Gloria (su di una nuvola) accennando appena alla presenza dei figli che, posti dietro di lei, recano ognuno la palma del martirio.</span></span></div>
<div><span style="font-family: Times New Roman"><span style="font-size: small">L&agrave; dove&nbsp;si apre attualmente la porta del Capitolo esistevano altri affreschi che, verosimilmente, rappresentavano il personaggio biblico Hannah/Solomonis madre dei Maccabei con i suoi sette figli. S. Felicita e la madre dei Maccabei dovevano risultare disposte simmetricamente, da una parte e dall&rsquo;altra di una finestra oggi scomparsa, ma la cui esistenza &egrave; documentata.</span></span></div>
<div><span style="font-family: Times New Roman"><span style="font-size: small"><b>&nbsp;</b></span></span></div>
<div><span style="font-family: Times New Roman"><span style="font-size: small"><b>&nbsp;</b></span></span></div>
<div><span style="font-family: Times New Roman"><span style="font-size: small"><b>fig. 5 ) Giorgio Berti - (1810)</b></span></span></div>
<div><span style="font-family: Times New Roman"><span style="font-size: small"><i>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Santa Felicita che esorta i propri figli al martirio</i></span></span></div>
<div>&nbsp;</div>
<div><span style="font-family: Times New Roman"><font size="5"><i><img alt="" width="487" height="852" src="/public/image/cristina/005R%20Berti.jpg" /></i></font></span></div>
<div><span style="font-family: Times New Roman"><b>&nbsp;</b></span></div>
<div><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times New Roman">Nella chiesa attuale, la prima cappella a destra, dopo quella che ospita i dipinti del Pontormo, fu dal 1406 intitolata a Santa Felicita. Come si &egrave; detto, essa accolse all&rsquo;origine l&rsquo;opera di Neri di Bicci (ora visibile in Sagrestia). </span></span></div>
<div><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times New Roman">La tela centinata del pittore neoclassico Giorgio Berti, eseguita a Roma nel 1810, e raffigurante S. Felicita nell&rsquo;atto di esortare i figli a morire per il vero unico Dio, fu collocata sull&rsquo;altare della cappella nel 1824. Questo dipinto sembrerebbe rispettare il testo della <i>Passio </i>di cuisi &egrave; parlato nella <i>Premessa</i> perch&eacute; potremmo riconoscere in uno dei figli che sta ricevendo il martirio o Felice o Filippo ambedue finiti dal carnefice a colpi di bastone. Inoltre, in alto, i cieli aperti e gli angeli che recano la palma e la corona della Gloria Eterna inscenano le parole che la madre pronunci&ograve; quando, levati gli occhi verso Dio, parl&ograve; ai propri figli del meritato premio celeste&nbsp;e disse loro: &ldquo;<i>Videte filii c&oelig;lum</i>&rdquo;.</span></span></div>
<div><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times New Roman"><b>&nbsp;</b></span></span></div>
<div><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times New Roman"><b>&nbsp;</b></span></span></div>
<div><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times New Roman"><b>fig. 6 ) Antonio Ciseri - (1863)</b></span></span></div>
<div><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times New Roman"><i>Il martirio dei Maccabei</i></span></span></div>
<div>&nbsp;</div>
<div><span style="font-family: Times New Roman"><i><font size="5"><img alt="" width="491" height="848" src="/public/image/cristina/002R%20Ciseri.jpg" /></font></i></span></div>
<div><span style="font-family: Times New Roman"><b>&nbsp;</b></span></div>
<div><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times New Roman">Entrando a mano destra, la terza cappella fu da sempre intitolata al &ldquo;Crocifisso&rdquo; e solo nel XIX secolo - ma non&nbsp;sappiamo la data esatta - venne dedicata ai Maccabei. E&rsquo; per questo altare che Antonio Ciseri dipinse il suo capolavoro: <i>Il martirio dei Maccabei</i>. L&rsquo;altare attuale, in marmo, risale al 1822. Da alcuni documenti dell&rsquo;Archivio di S. Felicita risulta per&ograve; che, precedentemente, al posto di questo altare era collocato&nbsp;un altare ligneo, amovibile, che veniva montato in occasione della Festa dei Maccabei; esso &egrave; tuttora esistente nei depositi della chiesa. </span></span></div>
<div><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times New Roman">&nbsp;L&rsquo;opera del Ciseri, che richiese una lunga elaborazione di circa un decennio, fu terminata nel 1863 e posta sull&rsquo;altare proprio il giorno dei SS. Maccabei, cio&egrave; il 1&deg; agosto, a <i>pendant </i>del quadro di Giorgio Berti. Si evidenziava cos&igrave; per la prima volta la distinzione fra i due culti. </span></span></div>
<div><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times New Roman">L&rsquo;artista si era in un primo tempo ispirato da un punto di vista iconografico alla&nbsp;pala del Berti, immaginando una Hannah/Solomonis col dito alzato verso il Cielo,&nbsp;fredda e dottrinale, ma poi risolse di rappresentarla pi&ugrave; ricca di <i>pathos</i>. Dallo stesso pittore sappiamo che volle evitare i particolari &ldquo;troppo rivoltanti&rdquo; del martirio in quanto si trattava &ldquo;di un quadro di venerazione&rdquo;.</span></span></div>
<div><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times New Roman">L&rsquo;autoritratto del Ciseri, volutamente invecchiato a rappresentare Eleazaro </span></span></div>
<div><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times New Roman">(anziano educatore dei Maccabei), &egrave; riconoscibile nel volto del personaggio con la barba bianca che si trova alla sinistra di chi guarda il dipinto.</span></span></div>
<div><span style="font-size: small">&nbsp;</span></div>
<div><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times New Roman"><b>&nbsp;</b></span></span></div>
<div><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times New Roman"><b>fig. 7 ) La&nbsp;reliquia di Santa Felicita &ndash; </b></span></span></div>
<div style="margin: 0cm 0cm 0pt 35.4pt"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times New Roman">lavoro del XVIII sec. fatto dalle monache del Monastero di S. Felicita e conservato oggi nei locali della canonica.</span></span></div>
<div style="margin: 0cm 0cm 0pt 35.4pt">&nbsp;</div>
<div style="margin: 0cm 0cm 0pt 35.4pt"><span style="font-family: Times New Roman"><font size="5"><img alt="" width="909" height="682" src="/public/image/cristina/003R%20reliquia%20-%203.jpg" /></font></span></div>
<div style="margin: 0cm 0cm 0pt 35.4pt">&nbsp;</div>
<div>&nbsp;</div>
<div>&nbsp;</div>
<div><span style="font-size: small">&nbsp;</span></div>
<div><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times New Roman"><b>fig. 8 ) Anonimo frescante del VII secolo &ndash; </b></span></span></div>
<div><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times New Roman"><b>&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; </b>Roma, Oratorio di Santa Felicita posto vicino alle Terme di Traiano</span></span></div>
<div>&nbsp;</div>
<div><span style="font-family: Times New Roman"><font size="5"><img alt="" width="639" height="852" src="/public/image/cristina/001R%20anonimo%20fresc%20-%201%20.jpg" /></font></span></div>
<div><span style="font-family: Times New Roman">&nbsp;</span></div>
<div><span style="font-family: Times New Roman">&nbsp;</span></div>
<div style="margin: 0cm 0cm 0pt 35.25pt"><span style="font-size: small"><span style="font-family: Times New Roman">E&rsquo; questa la pi&ugrave; antica raffigurazione della Santa. L&rsquo;affresco fu rinvenuto nel 1812.</span></span></div><div id="technorati">
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