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L'amore "unificante" sia la vostra misura; l'amore "durevole" sia la vostra sfida, l'amore "che si dona" la vostra missione! Benedetto XVI (Sydney, 19-7-08)
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
TU HAI CHIAMATO
Di P.F.M. appuntamento il 07/02/2012 alle 21:00, sezione: Catechismo dei ragazzi, letto 70 volte.
I gnitori delle classi elementari di catechismo sono convocati per una riunione di conoscenza e di programmazione del prosieguo dell'anno IL CORAGGIO DI OSARE
( Romano Guardini)
Signore Gesù, fammi conoscere chi sei. Fa sentire al mio cuore la santità che è in te. Fa' che io veda la gloria del tuo volto.
Dal tuo essere e dalla tua parola, dal tuo agire e dal tuo disegno, fammi derivare la certezza che la verità e l'amore sono a mia portata per salvarmi.
Tu sei la via, la verità e la vita. Tu sei il principio della nuova creazione.
Dammi il coraggio di osare. Fammi consapevole del mio bisogno di conversazione, e permetti che con serietà lo compia, nella realtà della vita quotidiana.
E se mi riconosco, indegno e peccatore, dammi la tua misericordia. Donami la fedeltà che persevera e la fiducia che comincia sempre, ogni volta che tutto sembra fallire.
IL CORAGGIO DI OSARE
( Romano Guardini)
Signore Gesù, fammi conoscere chi sei. Fa sentire al mio cuore la santità che è in te. Fa' che io veda la gloria del tuo volto.
Dal tuo essere e dalla tua parola, dal tuo agire e dal tuo disegno, fammi derivare la certezza che la verità e l'amore sono a mia portata per salvarmi.
Tu sei la via, la verità e la vita. Tu sei il principio della nuova creazione.
Dammi il coraggio di osare. Fammi consapevole del mio bisogno di conversazione, e permetti che con serietà lo compia, nella realtà della vita quotidiana.
E se mi riconosco, indegno e peccatore, dammi la tua misericordia. Donami la fedeltà che persevera e la fiducia che comincia sempre, ogni volta che tutto sembra fallire.
Di P.F.M. appuntamento il 06/02/2012 alle 20:30, sezione: Catechesi degli adulti, letto 37 volte.
VICARIATO DI PORTA ROMANA CENTRO CULTURALE SAN PAOLO-onlus
LUNEDI’ CON SAN PAOLO
(Incontri di preghiera e di catechesi biblica) Orario: Ore 20.30 =Adorazione; ore 21.15 =Catechesi biblica Tema dell’Anno 2011-2012: PAOLO GRANDE INNAMORATO DI CRISTO
1 – LUNEDI’ 14 NOVEMBRE – Parrocchia San Felice a Ema (Immacolata) al Galluzzo L’incontro sulla via di Damasco, preludio di elezione e di amore di B. Marconcini 2 – LUNEDI’ 05 DICEMBRE – Parrocchia Sant’Ilario a Colombaia (3° trav. Via Senese) Paolo affascinato dalla manifestazione dell’amore divino di Cristo di B. Rossi 3 – LUNEDI’ 09 GENNAIO – Parrocchia Santa Maria a Ricorboli (via Marsuppini, 7) Paolo esperimenta in Cristo l’amore come “nuova legge” di B. Rossi 4 - LUNEDI’ 06 FEBBRAIO – Parrocchia Santa Felicita (Ponte Vecchio) “Non vivo io, ma Cristo vive in me” (Gal 2,20) di S. Tarocchi
Di P.F.M. appuntamento il 04/02/2012 alle 16:00, sezione: Catechismo dei ragazzi, letto 56 volte.
Sabato 28 gennaio, con i ministranti e i ministri straordinari dell'eucaristia, riprendiamo le nozioni ricevute da don Roberto Gulino per perfezionare il servizio liturgico della parrocchia, soprattutto nelle messe domenicali. Sabato 4 febbraio tornerà don Robertoper riprendere il corso di liturgia per ministranti. Grandi e piccini invitati! Ecco le dispense preparate da don Roberto:
Di P.F.M. appuntamento il 02/02/2012 alle 21:00, sezione: Catechismo dei ragazzi, letto 72 volte.
Come sempre ribadiamo, un buon catechismo non può evitare di coinvolgere i genitori, perché l'azione educativa sia unitaria. I ragazzi sono tanti, per cui è meglio dividersi in due riunioni. I genitori dei ragazzi delle medie sono convocati giovedì 2 febbraio alle ore 21 a Santa Felicita. L'incontro durerà un'ora circa.
Il Cielo non è disponibile in questo istante, ma se lasciate le vostre preghiere dopo il bip, saranno ascoltate... Potete immaginare ciò che potrebbe succedere se noi tratassimo la Bibbia nello stesso modo in cui trattiamo il nostro telefonino?
Se noi trasportassimo la Bibbianel nostro porta documenti, nella nostra 24 ore, alla cinta o nella tasca del nostro giubotto?
Se noi ci butassimoun occhio più volte al giorno?
Se noi tornassimo a cercarla quanddo l'abbiamo dimenticata a casa o in ufficcio?
Se l'adoperassimo per mandare dei messaggi ai nostri amici?
Se la trattassimo come se non ne potessimo fare a meno?
Se la portassimo in viaggio, nel caso avessimo bisogno di aiuto o di soccorso?
Se ci si metesse la mano in caso di urgenza?
Contrariamente al telefonino, la Bibbia a sempre campo. ...
Un progetto per il prossimo futuro: Il circolo di Santo Spirito – Un salotto intellettuale a Firenze - Sant’Agostino : Ieri e oggi (foto facciata di Santo Spirito)
Questa ‘conversazione’nasce come ‘provocazione’: infatti non si prefigge di dare delle risposte, ma piuttosto di porre della domande, alle quali ognuno è invitato a rispondere. Ricca di un passato quale punto d’incontro di grandi menti, alla ricerca di un ancoraggio spirituale legato ai numerosissimi e luminosi testi di Sant’Agostino, oggi Santo Spirito si presenta come meta di interesse artistico e turistico ad altissimo livello, ma il suo messaggio originario risuona ancora tra le auguste mura? La speculazione intellettuale attorno a Dio attrasse in ogni epoca l’attenzione di chi, avendo un animo ed una mente all’erta e particolarmente incline al dubbio ed all’analisi del grande mistero della FEDE, non poteva esimersi dall’affrontare tutti quei problemi spirituali, morali ed intellettuali che essa poneva (e pone tutt’ora). Menti eccelse che alla resa dei conti non possono fare a meno di chiedersi: ma Dio esiste? Gli Agostiniani, al pari degli altri ordini mendicanti presenti in città (francescani in Santa Croce, domenicani in Santa Maria Novella, Carmelitani al Carmine), fecero della loro sede un importante centro artistico, teologico e culturale. Già nel 1287 il convento fiorentino aveva ospitato un importante Capitolo generale degli Agostiniani e nel 1284 era stato nominato "Studio generale dell'Ordine", divenendo un istituto superiore di studi teologici e filosofici. Per accogliere la folla che assisteva alle loro prediche venne presto creata, dal 1292, la primitiva piazza Santo Spirito.
Fiore all'occhiello era la ricca biblioteca, che in un inventario del 1450 arrivò a contare 577 manoscritti. Il convento era frequentato da intellettuali e artisti. Francesco Petrarca instaurò un intenso rapporto con fra' Dionigi da Borgo San Sepolcro, il quale gli permise di studiare i testi rari presenti in convento e presentò il poeta a Roberto d'Angiò : grazie a queste frequentazioni Petrarca si avvicinò alla figura di sant'Agostino, che scelse come suo ideale interlocutore nel Secretum (1342-1434), ispirato alle Confessioni. Anche Giovanni Boccaccio frequentò il convento stringendo una stretta amicizia con fra' Martino da Signa: proprio agli Agostiniani di Santo Spirito lasciò in eredità la propria, ricca biblioteca personale. Verso la fine del XIV secolo il frate Luigi Marsili fu amico e corrispondente, oltre che di Petrarca, di Coluccio Salutati e altri: la cella del frate divenne un importante luogo di ritrovo per numerosi umanisti della prima generazione. Anche nei primi decenni del XV secolo Santo Spirito rimase la sede privilegiata per il ritrovo dei circoli intellettuali fiorentini, con frequentatori come Leonardo Bruni, Poggio Bracciolini, Niccolò Niccoli, Roberto de' Rossi, Giannozzo Manetti, i quali formarono una delle prime accademia letterarie del XV secolo.
E oggi? Che rilevanza può avere l’occuparsi di personaggi del passato, per quanto illustri, a confronto con una realtà tanto tormentata ed in continua trasformazione come quella attuale? Stiamo discutendo solo di questioni teoriche, storiche, colte, asettiche e fondamentalmente irrilevanti, oppure possiamo, e dobbiamo, occuparcene ancora? E perché?
Ancora una volta questo ‘angolo’ di città si rivela essere sorprendentemente (o piuttosto non così sorprendentemente) ricco di stimoli, di avvenimenti, ma soprattutto di personalità che non cessano di stupirci non solo per la loro dimensione intellettuale, letteraria e storica, ma anche per la loro vicinanza territoriale a noi e cronologica tra di loro e per un fondamentale punto di comune rappresentato da Agostino, nella sua dimensione di filosofo, teologo e scrittore fecondissimo, la cui produzione fortunatamente è arrivata quasi totalmente intatta da allora ai giorni nostri.
I tratti della vita del grande vescovo di Ippona sono noti, ma non fa’ certo male (foto Agostino: Vittore Carpaccio)ricordarli. Nasce a Tagaste il 13 novembre 354 (molti altri personaggi sono nati a novembre come Palladio, Spinoza, Donizetti, Engels, Mark Twain, Winston Churchill Angelo Giuseppe Roncalli poi Giovanni XXIII, Carlo Levi, Alexsander Dubcek, Charles Schulz, Umberto Veronesi, Jacques Chirac, Ridley Scott, Tina Turner, etc. e il nostro parroco) l’attuale Souk Ahras, in Algeria, di etnia berbera ma di cultura totalmente ellenistico-romana. Figura assolutamente fondante nello sviluppo della personalità del nostro ‘ragazzo’sarà la madre Monica, che riuscirà a condurre sia lui sia il marito Patrizio alla conversione cristiana. Il padre ha grandi progetti per quel figlio che rivela ben presto le sue doti intellettuali e sogna per lui una carriera giuridica. Le vicissitudini successive della sua vita ci sono note grazie all’opera che tutt’ora è rimasta la più celebre della sua immensa produzione, ovvero “Le Confessioni” (foto frontespizio del manoscritto). E’ proprio questo testo che attrarrà l’attenzione di generazioni successive fino ad arrivare ai personaggi che ora prendiamo in esame: perché nostri ‘vicini di casa’ o ‘vicini in ispirito’. Morirà ad Ippona nel 430. Nel 2001 infatti presso la Biblioteca Laurenziana ci fu una mostra intitolata “Gli Umanisti e Agostino”(foto frontespizio del catalogo) grazie alla quale mi è stato possibile rintracciare la fortuna che questo grande personaggio ha avuto presso numerose e rilevanti personalità della cultura fiorentina, nel momento del suo massimo splendore, in particolare tramite il formidabile gruppo che va sotto il nome di “Circolo di Santo Spirito”. Ma chi sono?
Incominciamo con Francesco Petrarca (foto: affresco): è vero non è fiorentino, ma … nasce infatti ad Arezzo nel 1304 e muore ad Arquà nel 1374. Perché ci interessa in questa particolare circostanza? Il 26 aprile 1336 (un Venerdì Santo) intraprese l’ascensione al Monte Ventoso (Mont Ventoux in Vaucluse - Provenza)(foto) insieme con suo fratello Gherardo, portando con sé una copia delle “Confessioni”. Giunto in vetta, apre a caso il libro e legge: “ … e gli uomini vanno ad ammirare le vette dei monti e gli enormi flutti del mare, le vaste correnti dei fiumi ed il giro dell’oceano e le rotazioni degli astri, e non si curano di sé stessi …” L’impressione che ne deriverà sarà tale e tanta che descriverà la sua avventura in una lettera indirizzata a Frà Dionigi di Borgo San Sepolcro, frate agostiniano di Santo Spirito, che gli aveva donato il libro nel 1333. In seguito, e cioè dal 1347 al 1349 e fino alla stesura definitiva del 1353, scrive il “Secretum”: una sorta di diario intimo, appunto ‘segreto’, dove esprime il suo tormento interiore in forma di dialogo con Agostino, al cospetto della figura femminile della Verità, che rimane sempre in silenzio.
Da Petrarca a Boccaccio (foto: ritratto)il passo è breve. Più giovane di circa 10 anni, nasce infatti nel 1313 e muore nel 1375, Giovanni nutrirà per il suo predecessore una stima profondissima che durerà per tutta la vita e che lo indurrà ad ospitarlo nella sua casa in Borgo San Jacopo ed a regalargli una copia delle “Enarrationes in Psalmos” di Sant’Agostino. Il padre spirituale di Boccaccio sarà Frà Martino da Signa, anch’egli agostiniano di Santo Spirito, al quale lascerà in eredità la sua biblioteca.
Il Trecento si conclude con l’arrivo sulla scena di colui che sarà il vero animatore del “Circolo di Santo Spirito”, ovvero Coluccio Salutati (foto:ritratto) (1331 – 1406). Mentre nei casi precedenti abbiamo avuto a che a che fare con due letterati, il Salutati ci porta nel mondo della politica attiva ed anche qui troviamo lo stretto rapporto con Agostino. Il Salutati infatti, non solo possiede copia delle “Confessioni”, ma ne approfondisce la conoscenza grazie al legame con Frà Luigi Marsili, il quale, come vediamo nell’immagine(foto), è sepolto in Santa Maria del Fiore a dimostrazione della rilevanza del suo apporto alla vita pubblica di Firenze.
In effetti una parte delle “Confessioni” tratta specificatamente della riluttanza di Agostino a rinunciare a quelle che per lui erano diventate ‘care abitudini’, e cioè: la convivenza “more uxorio” con la madre di suo figlio Adeodato. Petrarca riprende quelle argomentazioni proprio riflettendo sulle sue difficoltà a trovare una via diretta verso ‘la cima del Monte Ventoso’, come è invece in grado di fare suo fratello Gherardo da poco entrato in convento. Eppure la vita di famiglia non è affatto da denigrare, né da abolire, né da rifiutare in linea di principio; che cosa spinge allora prima Agostino, poi Petrarca ed infine anche Boccaccio a rinunciarvi? E oggi è possibile, auspicabile, preferibile una scelta di questo genere? A che cosa si rinuncia e che cosa si guadagna? Spostiamoci quindi dall’area intima e personale di scelte ‘creative’ ed ‘intellettuali’ e quindi ‘ spirituali’, per entrare nell’ambito della politica attiva, praticata con convinzione e con dedizione e soffermiamoci alla persona di Coluccio Salutati (1331 – 1406). Questi, cancelliere a vita, coltissimo ed appassionato studioso, considera la libertà della “res publica” fiorentina dono divino da difendere dalla tirannide, fino alla morte. Non è casuale la sua profonda ammirazione per Cicerone, (106 a.C. – 43 a.C.) autore appunto della “Repubblica” che l’arpinate riprende dalla “Repubblica “ di Platone. Ancora una volta ci imbattiamo qui in Agostino: infatti il III° Libro dell’opera di Cicerone ci è pervenuto grazie all’esegesi che ne fa’ il vescovo di Ippona nella “Città di Dio”.
Ci si addentra ora in quel secolo che da ogni punto di vista (e cioè sia culturale, sia politico, sia economico, sia artistico) fa’ tremare i polsi a chi lo affronta, e cioè il ‘400, anche se la maggior parte dei personaggi di cui ci stiamo per occupare sono nati alla fine del ‘300 (come del resto Brunelleschi 1377, Ghiberti 1378, Donatello 1386, Luca della Robbia 1399, Frà Angelico 1395, etc.). Ogni volta che si analizza questa generazione nata in un brevissimo lasso di tempo, in una cittadina che a causa della peste del ’49 era passata da 120.000 abitanti a 40.000, ci si domanda esterrefatti, come sia stato possibile. Ma tant’è i ‘ragazzi’ di cui ci stiamo per occupare sono nati proprio in quegli anni. Una delle domande che ci si pone è: oggi sarebbe possibile? E poi, qual è il nostro rapporto con quell’epoca? Che cosa possiamo trarne di rilevante che possa aiutarci ora? Guardiamo quindi questi signori e cerchiamo di capire se i temi ed i problemi di allora siano ancora attuali, se e quanto Agostino possa ancora contare nella nostra vita così come accadde allora.
Si incontra così la figura di Roberto de’ Rossi: di lui si hanno notizie indirette sia come amico di Coluccio Salutati, sia, soprattutto, come tutore, mentore, maestro del giovane Cosimo de’ Medici (foto: ritratto del Pontormo) (1389 – 1464), al quale trasmise non solo la sua passione per la cultura antica, ma lo introdusse nella cerchia dei suoi amici, in particolare Leonardo Bruni (1370 – 1444) e Niccolò Niccoli (1364 – 1437), anch’essi facenti parte del “Circolo di Santo Spirito”. Forse piace ricordare che la famiglia de’ Rossi si stanziò nella piazzetta che ancora porta il suo nome, accanto alla nostra chiesa. Roberto rifuggì da incarichi pubblici e preferì un’esistenza trascorsa tra i suoi libri ed i suo giardino, mentre Niccolò Niccoli, designerà Cosimo suo esecutore testamentario e curatore della sua notevole biblioteca che Cosimo lascerà al monastero di San Marco, dove formerà il nucleo iniziale della cosiddetta ‘stanza greca’.
A questa sempre più numerosa pleiade di personaggi si aggiungono poi: Leonardo Bruni (1370 ca.-1444), Poggio Bracciolini (1380 – 1459), Giannozzo Manetti (1396 – 1459), Carlo Marsuppini (1399 – 1453), Lorenzo Valla (1407 – 1457), Marsilio Ficino (1433 – 1499), Pico della Mirandola (1463 – 1494), che avranno sempre come punto d’incontro, a volte anche molto dibattuto, Agostino. A questi personaggi ‘pubblici’ corrispondono brillanti figure di monaci di Santo Spirito. Non credo sia casuale il fatto che anche altri sulla stessa traccia, e cioè avendo sempre come ‘stella polare’ Agostino, al di fuori di questo ‘circolo’, sia all’interno dell’ordine stesso, ma non a Firenze, sia in altri ordini monastici, abbiano lasciato notevoli tracce di sé: p.es Tommaso da Kempis (1380 – 1471), oppure Erasmo da Rotterdam (1466/69 – 1536) e molto prima di loro Bonaventura da Bagnoregio (1212/21 – 1274) ed in fine anche Leon Battista Alberti (1404 – 1472), il quale lascia per testamento la sua volontà di essere sepolto in Sant’Agostino a Roma (benché non si sia rinvenuto traccia della sua tomba, poiché la chiesa attuale venne successivamente ricostruita).
L’elemento che li unisce e li attrae, li distingue e li rende tutt’ora attuali, non è solo la figura di Agostino, ma significativamente, grazie e tramite lui, la costante ricerca di unire la ‘razionalità’, il ‘pensiero’, l’amore per la saggezza’ ad una motivazione di fondo, permeante ed illuminante, e cioè alla ricerca della Fede. Menti eccelse infatti come Bonaventura da Bagnoregio (1212/21 – 1274), francescano, padre della Chiesa, recupera la filosofia antica, in particolare Platone(foto: ritratto), grazie alla di lui ricerca del divino, sostenuta e sviluppata ulteriormente appoggiandosi al ‘neoplatonismo’ di Agostino. Ma perché tutto questo dovrebbe coinvolgerci? Soprattutto perché anche Platone nel IV° secolo A.C. non poteva esimersi dal chiedersi che cosa distinguesse l’uomo dal resto delle creature? Che cosa lo rendesse sempre desideroso di andare oltre e di porsi le fondamentali domande:’Chi siamo? Da dove veniamo? Dove andiamo?’ E poi? E qui nasce il grande elemento della ‘memoria’: ricordiamo il passato nella nostra costante tensione verso il futuro. Ora, questo istante è l’unico che abbiamo. Siamo tuttavia talmente abituati a fare la transizione tra passato e futuro che spesso dimentichiamo che l’unico momento che abbiamo è quello presente. Agostino dedica pagine, capitoli interi al ‘tempo’ nella ‘Città di Dio’. E’ forse questa analisi, fusa con la lettura di Orazio, che ha tanto colpito i nostri illustri predecessori(vedasi per esempio la valutazione che ne da’ un successore e cioè Lorenzo de’ Medici (1449 - 1492) nel suo ‘canto carnascialesco’: dove conclude ogni stanza ribcon il ritornello: “… chi vuol essere lieto sia, di doman non c’è certezza” così vicino al ‘carpe diem’ di Orazio Quant'è bella giovinezza !
ed insieme con la questione morale di come si impiega quell’ “attimo fuggente”, ognuno di loro si è posto domande scaturite dalla grande sintesi agostiniana che pone la soluzione dei tanti dilemmi nella “grazia”. Ognuno di loro trova in Agostino ‘pane per i suoi denti’ e vede le “Confessioni” nell’ottica del suo tempo e della sua condizione personale. Ciò che fa’ riflettere è piuttosto quanto questioni che sono entrate nella ‘letteratura’ abbiano invece valenza esistenziale. Per Petrarca il problema sarà l’accidia ovvero l’indolenza nell’operare il bene. Per Boccaccio la crisi morale riguarda la sua esistenza passata e la sua opera. Per Coluccio Salutati la preoccupazione principale è la dedizione all’amata patria-repubblica. A Roberto de’ Rossi tocca il compito di educare ed indirizzare colui che ben presto diventerà il cittadino più potente ed influente di Firenze, impartendogli principi che dovranno essere vitali, concreti e saggi. Per Niccolò Niccoli il leit motiv sarà la cultura, la conservazione dell’eredità del passato, i libri, nei quali si rifugia alla ricerca della ‘tranquillità dell’anima’. Leonardo Bruni (foto della tomba in Santa Croce)non solo succede a Coluccio Salutati nella carica di cancelliere ma fa’ anche parte della schiera di coloro che amano appassionatamente la letteratura: nel suo caso il motivo ispiratore, da difendere con tutte le forze, sarà la rivalsa della ‘lingua volgare’ nei confronti di una predominanza del latino, troppo contaminato quindi ‘maccheronico’non più in grado di esprimere l’era di Dante, Petrarca e Boccaccio, come pure la lettura ‘filologica’ della storia. Segue Carlo Marsuppini, sia nel ruolo di cancelliere, sia nell’onore della sepoltura (foto della tomba in Santa Croce), sia nella passione per le belle lettere: significativa della sua produzione letteraria è una “Consolatio” inviata alla famiglia Medici in morte di Contessina de’ Bardi, moglie di Cosimo il Vecchio, che confuta ampiamente la sua fama di antireligiosità. Anche per Poggio Bracciolini, cancelliere successivo, la passione trascinante sono i libri di cui va ‘a caccia’ costantemente, nelle sue funzioni al seguito della Curia pontificia durante i suoi molti incarichi diplomatici che lo portano in vari monasteri d’Europa. Per lui la scelta finale sarà quella di ritirarsi in campagna con una bella moglie giovane, ma comunque circondato dai suoi libri a godere della conoscenza acquisita con l’esperienza, ma ormai definitivamente lontano dalla scena diplomatica attiva. Con Giannozzo Manetti incontriamo un testimone di un grande evento quale la consacrazione di Santa Maria del Fiore, documento che ci da prova dell’attenzione di questi personaggi per il ‘decorum’ cittadino, facendolo assurgere ad avvenimento di memorabile importanza storica. Sempre sulla scia dei grandi studiosi alla incessante ricerca della verità storica, Lorenzo Valla si farà notare per il suo spirito violentemente polemico (sarà colui che filologicamente dimostrerà la falsità della ‘Donazione di Costantino’) ma non potrà ignorare Agostino anche se per confutarlo. Marsilio Ficino e Pico della Mirandola infine fanno parte del gruppo spiccatamente di impostazione filosofica recuperando quel Platone, tanto amato da Agostino, per dimostrarne la costante ricerca del divino oltre la morte e dell’etica di comportamento nei confronti della ‘res publica’.
Si viene a stabilire così passo passo una catena di pensatori che applicano le loro attività intellettuali ad una ricerca filosofica unita alla dedizione per la gestione del bene pubblico: infatti per ognuno di loro fondamentalmente alla base della politica si trova l’etica e la ricerca dell’origine dell’etica nel soprannaturale e nel divino. Platone e Cicerone vanno alla ricerca di quella fonte che Agostino e Coluccio – come pure tutti gli altri membri del “Circolo di Santo Spirito” – avranno finalmente trovato nel loro tempo e nei loro luoghi. Si vedono quindi personaggi profondamente coinvolti nella vita reale, nell’esercizio della gestione, nell’impegno e nella confrontazione con i problemi quotidiani, fino a costo della vita come nel caso di Cicerone prima e di Agostino poi, nella città assediata che lui non abbandona. Il quesito costante e, spero,attuale, è: vale veramente la pena sacrificarsi per coerenza etica in questa nostra società moderna? Nel mezzo di tanti problemi materiali ha ancora senso cercare di sostenere un principio morale? A che cosa può servire oggi l’onestà in termini concreti? Per esempio: che cosa centra l’impegno civile con la raccolta differenziata della spazzatura?
In effetti questa ricerca si può paragonare all’ansiosa domanda di un innamorato che sfoglia una margherita, ma invece di chiedersi:”M’ama, Non m’ama?” Ci si può forse domandare:”Esiste? Non esiste?” Continuando con la disanima dei nostri personaggi che gravitarono attorno a Santo Spirito, possiamo scorgere in loro, per affinità, tutti i nostri dubbi, le nostre paure, le nostre preoccupazioni. Per alcuni di loro la soluzione migliore sarà quella di entrare in convento, per altri lasciare la “res publica”, per altri ancora vivere nel bel mezzo della vita attiva fino in fondo ed unirla ad una profonda meditazione finale. Le scelte quindi saranno molteplici, come molteplici sono stati i caratteri e le vicissitudini. Il caleidoscopio esistenziale quindi mantiene la sua policromia nel rispetto fondamentale della libertà della persona.
In ogni epoca si sono verificati dei movimenti centripeti: riuniamoci a discutere, verifichiamo l’un l’altro le nostre posizioni rispetto ad un punto fondamentale, attorno ad un’idea che ci sta a cuore, ad un nucleo che ci pareva ‘atomico’, ma che ad un’analisi più approfondita ha rivelato essere composto da più elementi, la liberazione dei quali è fonte di un’energia inesauribile: appunto una ‘fissione nucleare’. A suo tempo portò infatti alla creazione di ‘scuole’ vedi l’Accademia di Platone, poi ad aggregazioni monastiche come sul Monte Carmelo, più tardi a riunioni informali attorno allo studio degli scritti di Agostino; oggi in un mondo che ha idealizzato l’individuo, ne vediamo le estreme conseguenze e cioè l’isolamento. Abbiamo bisogno anche oggi di riunirci o l’uomo vive al meglio nel suo canotto impermeabile? Siamo ancora animali politici o monoliti autosufficienti? Ce la possiamo fare da soli oppure abbiamo bisogno anche noi di un “Circolo di Santo Spirito”?
Tu sei la mia luce
Signore, tu sei la mia luce;
senza di te cammino nelle tenebre,
senza di te non posso neppure fare un passo,
senza di te non so dove vado,
sono un cieco che pretende di guidare un altro cieco.
Se tu mi apri gli occhi, Signore, io vedrò la tua luce,
i miei piedi cammineranno nella via della vita.
Signore, se tu mi illuminerai io potrò illuminare:
tu fai noi luce del mondo. Carlo Maria Martini
Per gustare l'Eucarestia ci vuol tempo. Diamo all'Eucarestia una parte sempre maggiore del nostro tempo, per sentire la Sua forza benefica. Ma Tu stai alla mia porta. Se io, Signore, tendo l'orecchio ed imparo a discernere i segni dei tempi, distintamente odo i segnali della Tua rassicurante presenza alla mia porta. E quando Ti apro e Ti accolgo come ospite gradito nella mia casa, il tempo che passiamo insieme mi rinfranca. Alla Tua Mensa divido con Te il pane della tenerezza e della forza, il vino della letizia e del sacrificio, la parola della sapienza e della promessa, la preghiera del ringraziamento e dell'abbandono nelle mani del Padre: e ritorno alla fatica del vivere con indistruttibile pace. Il tempo che è passato con Te, sia che mangiamo sia che beviamo, è sottratto alla morte. Adesso anche se è lei a bussare, io so che sarai Tu ad entrare: il tempo della morte è finito. Abbiamo tutto il tempo che vogliamo per esplorare, danzando, le iridescenti tracce della Sapienza dei mondi, e infiniti sguardi d'intesa per assaporarne la Bellezza.
“La religione cattolica ci nutre sulla via della croce, sul cammino dell’imitazione di nostro Signore Gesù, con un cibo mirabile e divino che è nostro pane quotidiano e nostra “vita”nostro pane quotidiano e nostra “vita”. Questo cibo, questo vero “pane quotidiano”, questa “vita” è la santa Eucarestia: Gesù stesso, Dio e uomo, che si consegna totalmente a noi, tal quale egli è ora in cielo, sotto l’apparenza di una piccola ostia. Nella santa comunione, Dio entra in noi corporalmente; noi tocchiamo con la nostra bocca il Corpo di nostro Signore Gesù così come lo toccarono le labbra di Maria, di Giuseppe, della Maddalena; entra in noi così come riposò nel seno di Maria; s’unisce a noi nel più casto dei matrimoni, diventando lo Sposo divino delle nostre anime, donandosi, consegnandosi, abbandonandosi a noi, da possedere e da amare, nel tempo e nell’eternità. L’Eucarestia è Gesù bambino che ci tende le braccia dalla sua mangiatoia per offrirci e per chiedere un bacio; è Gesù che diventa nostro Sposo e che si unisce a noi in un’unione infinitamente casta ed infinitamente stretta, diventando una sola cosa con noi grazie a un miracolo di potenza e d’amore. L’Eucarestia non è soltanto la comunione, il bacio di Gesù, il matrimonio con Gesù: è anche il Tabernacolo e l’Ostensorio, Gesù presente sui nostri altari “per tutti i giorni sino alla consumazione dei secoli”, vero Emmanuele, vero “Dio con noi”, che si presenta in ogni ora, in tutte le parti della terra, ai nostri sguardi, alla nostra adorazione ed al nostro amore, e che trasforma con questa presenza perpetua la notte della nostra vita in un’illuminazione deliziosa. Quanto la santa Eucarestia deve renderci teneri, buoni verso tutti gli uomini, è ugualmente chiaro: questa lingua che ha toccato Dio, dirà altre cose che parole degne della carità divina? E di qual rispetto la santa Eucarestia ci riempie verso gli altri cristiani? Quale venerazione non dobbiamo avere per tutti quelli che l’hanno ricevuta? Quale carità, quale religioso rispetto, quali cure premurose non dobbiamo avere per queste anime e questi corpi di cristiani in cui Gesù è entrato? L’Eucarestia è Dio con noi, Dio in noi. E’ Dio che si dà perennemente a noi, da amare, adorare, abbracciare e possedere. A Lui gloria, lode, onore e benedizione nei secoli dei secoli.” (Charles de Foucauld)
CHARLES DE FOUCAULD
Di P.F.M. appuntamento il 19/01/2012 alle 21:00, sezione: Consiglio pastorale, letto 86 volte.
La prossima riunione del Consiglio Pastorale si occuperà, oltre che dell'ordinario andamento parrocchiale, dello studio dei lineamenta del sinodo dei vescovi, al quale parteciperà il nostro neo-eletto cardinal Betori. Riportiamo il testo dei Lineamenta
La Nuova evangelizzazione
per la trasmissione della fede cristiana
Lineamenta
Per accostarci con frutto a questo documento che sapientemente ci introduce nelle problematiche del prossimo Sinodo possiamo individuare fondamentalmente quattro chiavi di lettura:
1) Nuova evangelizzazione come problema ecclesiologico
2) Nuova evangelizzazione e dimensione missionaria della Chiesa
3) Nuova evangelizzazione e nuove modalità dell'Iniziazione cristiana
4) Nuova evangelizzazione nel quadro dell’attuale emergenza educativa
Nuova evangelizzazione come problema ecclesiologico
La nuova evangelizzazione esige, prima di tutto, “modi nuovi di essere Chiesa”.
“Come affermava Papa Giovanni Paolo II, “nuova evangelizzazione” vuol dire rifare il tessuto cristiano della società umana, rifacendo il tessuto delle stesse comunità cristiane [28]; vuol dire aiutare la Chiesa a continuare ad essere presente «in mezzo alle case dei suoi figli e delle sue figlie» [29], per animarne la vita e indirizzarla al Regno che viene”.(n.9)
La nuova evangelizzazione prima di essere un problema “ad extra” è un impegno “ad intra”. “Evangelizzatrice, la Chiesa comincia con l'evangelizzare se stessa”. (EN n. 15)
Porsi il problema della nuova evangelizzazione vuol dire prima di tutto interrogarsi “sulla qualità della nostra fede, sul nostro modo di sentirci e di essere cristiani”(n.2)
Interrogarci su come annunciare agli uomini del nostro tempo il Vangelo “deve divenire una domanda della Chiesa su di sé. Questo consente di impostare il problema in maniera non estrinseca, ma corretta, poiché pone in causa la Chiesa tutta nel suo essere e nel suo vivere. E forse così si può anche cogliere il fatto che il problema dell’infecondità dell’evangelizzazione oggi, della catechesi nei tempi moderni, è un problema ecclesiologico, che riguarda la capacità o meno della Chiesa di configurarsi come reale comunità, come vera fraternità, come corpo e non come macchina o azienda”. (ivi) La nuova evangelizzazione è quindi “un’azione che chiede anzitutto un processo di discernimento circa lo stato di salute del cristianesimo”. (n. 5)I cambiamenti del momento storico in cui viviamo “obbligano la Chiesa ad interrogarsi in modo nuovo sul senso delle sue azioni di annuncio e di trasmissione della fede”(n. 3).
Come ci ricorda Papa Paolo VI: «Evangelizzare tutti gli uomini costituisce la missione essenziale della Chiesa. Evangelizzare è la grazia e la vocazione propria della Chiesa, la sua identità più profonda. Essa esiste per evangelizzare» [8]. Al tempo stesso, però, è importante che la Chiesa stessa si riconosca “frutto di questa evangelizzazione” (n.3) Essa deve “riconoscere questa dimensione di ascolto e di discepolato iscritta nell’opera di evangelizzazione”; essa “sa che la regia dell’azione di evangelizzazione è dello Spirito Santo”. (n. 3)
Questa, fra le quattro, è la prima ed essenziale chiave di lettura del documento. L'evangelizzazione non è un'operazione pubblicitaria e, tanto meno, un'azione di conquista. L'evangelizzazione nasce da una Chiesa, affascinata, travolta dalla Bellezza di una inaudita Novità, di un affascinante Mistero che rende umana, vera e ragionevole l'esistenza dell'uomo. Non si può trasmettere agli altri la Buona Notizia se prima questa Buona Notizia non ha raggiunto e colpito noi. La Nuova Evangelizzazione costringe prima di tutto noi a chiederci: Che cosa vuol dire essere Chiesa?
La nuova evangelizzazione di fronte alle sfide del mondo contemporaneo
“L’essere cristiano e la Chiesa sono missionari o non sono. Chi ama la propria fede si preoccuperà anche di testimoniarla e portarla ad altri e permettere ad altri di parteciparvi. La mancanza di zelo missionario è mancanza di zelo per la fede. Al contrario, la fede si irrobustisce trasmettendola”. (n.10)
La nuova evangelizzazione esige dalla Chiesa prima di tutto questo spirito missionario. In virtù di questa essenziale vocazione missionaria essa è chiamata ad accogliere le sfide della cultura e della società contemporanea. In particolare essa deve misurarsi con alcuni nuovi scenari richiamati dal documento:
Scenario culturale, segnato dalla secolarizzazione. Uno scenario caratterizzato, almeno da noi, meno da ostilità e aggressività, anche se non mancano segni in questa direzione, ma molto di più dall'indifferenza, dal relativismo, dall'individualismo, dal consumismo, dall'edonismo, da un vago spiritualismo. In altre regioni non mancano forme religiose che sfociano addirittura nel fondamentalismo o, peggio ancora, nel terrorismo.
Scenario migratorio, caratterizzato da “un clima di estrema fluidità e “liquidità” dentro il quale c’è sempre meno spazio per le grandi tradizioni, comprese quelle religiose”. (n.6) E' un aspetto rilevante del fenomeno della globalizzazione che comporta aspetti positivi, ma anche problematici che interrogano la nostra responsabilità di cristiani.
Scenario della cultura mass-mediale che comporta indubbi benefici sul piano delle conoscenze, della solidarietà, del progresso, del dialogo, ma che è anchesegnato dal prevalere della dimensione emotiva che spesso sfocia nell'alienazione e favorisce la cultura dell'effimero, dell'immediato, dell'apparenza (n. 7)
Scenario economico caratterizzato da “crescenti squilibri tra Nord e Sud del mondo nell’accesso e nella distribuzione delle risorse come anche nel danno al creato”. (n.6)
Scenario scientifico-tecnologico che attribuisce alla dimensione tecnico-scientifica, quasi nuova forma di gnosi, il ruolo di una nuova religione, per cui tecnica e scienza diventano oggetto di una vera e propria idolatria.
Scenario politico, radicalmente cambiato negli ultimi decenni, che apre nuovi orizzonti di libertà, di collaborazione e di solidarietà, ma che, al tempo stesso, prospetta anche nuovi pericoli, nuovi problemi a livello economico, sociale, ecologico ecc.
In questo quadro, nuova evangelizzazione vuol dire portare la domanda su Dio all'interno di queste problematiche e di questi scenari, portare la speranza del Vangelo dentro questi nuovi contesti senza paura, affrontando anche le forme più aggressive di secolarizzazione o di ateismo.
Sgombrato il terreno da certi pregiudizi o paure, secondo cui la nuova evangelizzazione potrebbe diventare strumento di proselitismo o di volontà di persuasione, il S. Padre introduce la metafora del “cortile dei gentili”, un luogo che vuol essere al tempo stesso rispettoso della posizione di chi non crede, ma anche accogliente nei confronti delle domande e delle inquietudini che egli si porta dentro.
“Io penso, dice il Papa, che la Chiesa dovrebbe anche oggi aprire una sorta di “cortile dei gentili” dove gli uomini possano in una qualche maniera agganciarsi a Dio, senza conoscerlo e prima che abbiano trovato l’accesso al suo mistero, al cui servizio sta la vita interna della Chiesa» [18].
Ma una nuova evangelizzazione si impone anche per quei paesi in cui “molti che hanno ricevuto il battesimo vivono completamente al di fuori della vita cristiana”, dove “sempre più persone conservano sì qualche legame con la fede ma ne conoscono poco e male i fondamenti. È tempo di nuova evangelizzazione per quell’occidente in cui «interi paesi e nazioni, dove la religione e la vita cristiana erano un tempo quanto mai fiorenti e capaci di dar origine a comunità di fede viva e operosa, sono ora messi a dura prova, e talvolta sono persino radicalmente trasformati, dal continuo diffondersi dell’indifferentismo, del secolarismo e dell’ateismo”. [30].(n. 9)
La nuova evangelizzazione, particolarmente nel nostro mondo, ci spinge a scoprire la domanda implicita, inespressa, di significato e di speranza che si nasconde spesso dietro l'atteggiamento indifferente, scettico o addirittura ostile, dell'uomo contemporaneo. Anche a questa domanda deve rispondere la nuova evangelizzazione.
La nuova evangelizzazione e le nuove modalità dell’Iniziazione cristiana
Trasmettere il Vangelo vuol dire trasmettere, non una dottrina e nemmeno un'etica, ma l'esperienza di un Incontro con una Persona viva, Gesù. Trasmettere la fede vuol dire creare le condizioni perché avvenga l’incontro fra gli uomini e Gesù Cristo. La trasmissione della fede passa attraverso la Parola che illumina tutti gli ambienti e le dimensioni della vita umana (n. 13), passa attraverso parole e comportamenti, attraverso “la proclamazione fatta in forma generale del vangelo” e quella del rapporto da persona a persona. (n. 16) L'incontro con Gesù diventa così esperienza di una fede pensata, celebrata, vissuta, pregata e quindi non può non inserire nella vita della Chiesa. (n.11) La trasmissione della fede non è un compito riservato agli “specialisti”, ma è di ogni cristiano che vive l’unità fra fede e vita. Ciò esige comunità cristiane che siano capaci di impregnare di Vangelo tutto l’ordine temporale rinnovando le culture, comunità capaci di carità, di testimonianza, di annuncio, di celebrazione, di ascolto, di condivisione. (n.12)
Strumento imprescindibile di un’efficace pedagogia della fede è l’inculturazione che, per natura sua, esige pluralismo di metodi ma, come criterio di verifica, la fedeltà a Dio e la fedeltà all’uomo (n.14) In particolare, i “lineamenta” richiamano l'importanza di due strumenti: catechesi e catecumenato. La pedagogia della fede implica una dilatazione del concetto di catechesi che finisce per indicare la trasmissione della fede. La catechesi di iniziazione supera, includendolo, il mero insegnamento ed è formazione per la vita e inserimento nella comunità cristiana. Questo tipo di catechesi propria del catecumenato degli adulti “deve ispirare le altre forme di catechesi”. (58) (n. 14) Per questo si parla anche di un nuovo modello: il catecumenato post-battesimale.
“Il catecumenato, dice il documento, ci viene così consegnato come il modello che la Chiesa ha recentemente assunto per dare forma ai suoi processi di trasmissione della fede”. (n.14)
Battesimo, Cresima ed Eucaristia non sono da considerarsi tre sacramenti separati, ma tappe di un cammino di generazione alla vita cristiana adulta. Il modello è l’IC dell’adulto. Si è assunta la struttura del catecumenato, con l’intento di coinvolgere di più i genitori e le comunità, e di valorizzare maggiormente il tempo della mistagogia. In questo contesto si colloca anche la questione dell’ordine dei sacramenti, in particolare per quanto riguarda il sacramento della confermazione, che non è una questione semplicemente ritualistica, ma di autentica e corretta iniziazione alla pienezza della vita cristiana. Tale problema, che rimane tuttora aperto, va affrontato non con l’ermeneutica della frattura, ma con quella della continuità. Bisogna evitare concezioni troppo rigide che hanno portato, da una parte a considerare “inderogabile l'abbandono della pratica del battesimo dei bambini”,(n.18) e dall’altra a un immobilismo, refrattario a qualunque innovazione.
Nel campo della trasmissione della fede, accanto a esperienze lodevoli di cui dobbiamo essere grati, siamo invitati, però, ad affrontare anche alcune sfide che ci interpellano profondamente: la scarsità dei presbiteri, la debolezza delle famiglie, la poca condivisione che rende debole l’influenza della comunità, i catechisti che spesso sono soli e schiacciati dal loro compito. Bisogna tener conto, infine, che primo annuncio, catechesi e conversione non sono termini così separati fra loro. Nelle stesse comunità cristiane si può verificare l’estraneità di Dio che caratterizza la nostra cultura. L’estraneità di Dio si può cambiare, però, in opportunità di annuncio perché anche l’uomo di oggi possa sperimentare che “Cristo è il dono che tutti attendiamo, la risposta e il compimento al bisogno di senso e di verità”.(n.19) La nuova evangelizzazione esige da noi come responsabilità primaria che rivediamo con coraggio e verità le modalità della nostra iniziazione cristiana facendo tesoro delle ricchezze accumulate e affrontando il necessario rinnovamento della nostra catechesi.
La nuova evangelizzazione nel quadro dell’attuale emergenza educativa
L’azione pastorale di iniziazione cristiana non può non misurarsi con quell’emergenza educativa di cui spesso ha parlato Benedetto XVI. “Esiste un vincolo forte tra iniziazione alla fede ed educazione”. (n.20)
Certamente siamo di fronte a una crisi profonda dell’educazione tout-cour e non solo di quella cristiana. La cultura dominante considera spesso la Verità “autoritaria” perciò, di conseguenza, l’educazione viene ridotta facilmente a trasmissione di abilità o capacità e cerca di rispondere al bisogno di felicità col consumismo. In realtà, dice il Papa, “è importante ricordare che la verità della fede e quella della ragione non si contraddicono mai tra loro» [79]. E il nostro documento prosegue: “La Chiesa con la verità rivelata purifica la ragione e l’aiuta a riconoscere le verità ultime come fondamento della moralità e dell’etica umana”.(n.20)
Nonostante la cultura del relativismo, che sembra predominare, il bisogno di educazione, comunque, è ancora avvertito dai genitori, dagli Insegnanti e anche in genere dalla società.
La Chiesa, “iniziando alla fede” intende “educare alla verità” e, così facendo, contribuisce ad affrontare la crisi educativa diffusa, facendo tesoro proprio dei frutti che le sue tradizioni educative hanno saputo esprimere. In questo contesto rientra anche la “ecologia della persona umana”. Il rispetto dell’ambiente non può essere disgiunto dal rispetto della persona, della natura della persona. Evangelizzare non vuol dire coltivare un unico aspetto, quello religioso, ma promuovere, alla luce dell’incontro con Cristo, tutto l’umano. La questione di Dio attraversa e illumina tutto, la vita, il lavoro, la famiglia ecc. La nuova evangelizzazione, che, secondo il documento coincide con la testimonianza della santità, costituisce un contributo decisivo alla causa dell’educazione, ma “i testimoni per essere credibili devono saper parlare i linguaggi del loro tempo, annunciando così dal di dentro le ragioni della speranza che li anima (cf. 1 Pt 3, 15). Un simile compito non può essere immaginato in modo spontaneo, richiede attenzione, educazione e cura”. (n.22) Proprio perché la nuova evangelizzazione, implica un’educazione totale della persona, dobbiamo imparare i linguaggi del nostro tempo e acquisire tutti gli strumenti necessari sul piano non solo teologico, ma anche pedagogico ed evitare ogni forma di improvvisazione.
Note
[28] Cf. Giovanni Paolo II, Esortazione apostolica Christifideles laici (30 dicembre 1988), n. 34: AAS 81 (1989), 455.
[29] Ibid., n. 26: AAS 81 (1989), 438.
[8] Paolo VI, Esortazione apostolica Evangelii nuntiandi (8 dicembre 1975), n. 14: AAS 68 (1976), 13.
[18] Benedetto XVI, Discorso alla Curia Romana (21 dicembre 2009): AAS 102 (2010), 40. La medesima immagine del “cortile dei gentili” viene ripresa da Papa Benedetto XVI nel Messaggio per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali (24 gennaio 2010): AAS 102 (2010) 117. In questo testo i nuovi “cortili delle genti” sono gli spazi di socializzazione che i nuovi media hanno creato, e che vanno popolandosi sempre più: nuova evangelizzazione vuol dire immaginare sentieri per l’annuncio del Vangelo anche in questi spazi ultramoderni.
[30] Giovanni Paolo II, Esortazione apostolica, Christifideles laici, (30 dicembre 1988) n. 34: AAS 81 (1989), 455, ripreso nel «motu proprio» Ubicumque et semper con cui si è istituito il Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione (21 settembre 2010): L’Osservatore Romano, 13 ottobre 2010, pp. 4-5.
[79] Benedetto XVI, Discorso agli educatori cattolici (Catholic University of America, Washington D.C., 17 aprile 2008): L’Osservatore Romano, 19 aprile 2008, p. 9.
Di P.F.M. appuntamento il 14/01/2012 alle 16:00, sezione: Catechismo dei ragazzi, letto 69 volte.
Con grande gioia, annunciamo l'inizio del corso di liturgia per Chierichetti... e adulti "uditori" ammessi. Sarà nostro docente il carissimo Don Roberto Gulino, giustappunto direttore del centro di liturgia della diocesi di Firenze, nonché docente di liturgia alla facoltà teologica dell'Italia centrale. Non perdete questa occasione! “Tardi ti ho amato, Bellezza così antica e tanto nuova. Tardi ti ho amato. Sì, Perché tu eri dentro di me ed io fuori: lì ti cercavo. Deforme, ti cercavo sulle belle sembianze delle tue creature. Eri con me, ma io non ero con te. Mi tenevano lontano da te le tue creature. Inesistenti se non esistessero in te. Mi chiamasti ed il tuo grido sfondò la mia sordità; balenasti, ed il tuo splendore dissipò la mia cecità; diffondesti la tua fragranza, respirai ed ora anelo verso di te; ti gustai ed ora ho fame e sete di te; mi toccasti, ed arsi dal desiderio della tua pace” (Conf. X, 27.36) “Fa’ che vediamo, Signore , i cieli, opera delle Tue dita. Schiudi ai nostri occhi il sereno oltre la foschia in cui li avvolgesti: là si trova la Tua testimonianza, che comunica la sapienza ai piccoli. Completa, Dio mio, la Tua gloria con la bocca degli infanti che ancora succhiano il latte. Davvero non conosciamo altri libri che stronchino tanto bene la superbia, tanto bene stronchino il nemico,il difensore restìo a riconciliarsi con te, mentre difende i proprio peccati. Non conosco, Signore, non conosco altre espressioni così pure e capaci di indurmi alla confessione, di ammansire la mia cervice al Tuo giogo, di sollecitare a prestarti un culto disinteressato. Fa’ che la capisca, Padre buono; concedimi questa grazia, perché mi sono sottomesso a te e tu hai stabilito saldamente quelle parole per le anime sottomesse.” (Conf. XIII, p. 537)
Mio Gesù, “Tardi ti ho amato, Bellezza così antica e tanto nuova. Tardi ti ho amato. Sì, Perché tu eri dentro di me ed io fuori: lì ti cercavo. Deforme, ti cercavo sulle belle sembianze delle tue creature. Eri con me, ma io non ero con te. Mi tenevano lontano da te le tue creature. Inesistenti se non esistessero in te. Mi chiamasti ed il tuo grido sfondò la mia sordità; balenasti, ed il tuo splendore dissipò la mia cecità; diffondesti la tua fragranza, respirai ed ora anelo verso di te; ti gustai ed ora ho fame e sete di te; mi toccasti, ed arsi dal desiderio della tua pace” (Conf. X, 27.36) “Fa’ che vediamo, Signore , i cieli, opera delle Tue dita. Schiudi ai nostri occhi il sereno oltre la foschia in cui li avvolgesti: là si trova la Tua testimonianza, che comunica la sapienza ai piccoli. Completa, Dio mio, la Tua gloria con la bocca degli infanti che ancora succhiano il latte. Davvero non conosciamo altri libri che stronchino tanto bene la superbia, tanto bene stronchino il nemico,il difensore restìo a riconciliarsi con te, mentre difende i proprio peccati. Non conosco, Signore, non conosco altre espressioni così pure e capaci di indurmi alla confessione, di ammansire la mia cervice al Tuo giogo, di sollecitare a prestarti un culto disinteressato. Fa’ che la capisca, Padre buono; concedimi questa grazia, perché mi sono sottomesso a te e tu hai stabilito saldamente quelle parole per le anime sottomesse.” (Conf. XIII, p. 537)
Di P.F.M. appuntamento il 11/01/2012 alle 18:30, sezione: Catechismo dei ragazzi, letto 97 volte.
Si riparte alla grande! Tutti i catechisti/e convocati per programmare il futuro e... per ritrovarci e star un po' insieme! Il catechismo è il più bel dono che possiamo fare ai nostri ragazzi, è ciò che di più prezioso potrà rimanere nella loro vita, il punto di riferimento migliore e più sicuro.
Di P.F.M. appuntamento il 10/01/2012 alle 21:00, sezione: Catechesi degli adulti, letto 157 volte.
La Catechesi biblica sul profeta Osea riprende dopo le vacanze di Natale. Si può consultare il libro del testo e della preghiera.
Di P.F.M. appuntamento il 08/01/2012 alle 11:00, sezione: celebrazioni, letto 84 volte.
Il giorno 8 gennaio, festa del Battesimo di Gesù, durante la Santa Messa avremo la gioia di due battesimi, tra cui anche Bianca, di 8 anni, che frequenta il primo anno di catechismo! Auguri di buona santa vita nuova.
Il Matrimonio in CHIESA
Sposarsi in Chiesa è atto sacro, che richiede profonda presa di coscienza dell’impegno davanti a Dio di coltivare un amore vissuto nell'Unità, Fedeltà, Indissolubilità, Fecondità.
Si diviene esempio dell'amore di Cristo per la sua Chiesa. Si comprende pertanto la necessaria serietà di un cammino di fede preparatorio.
Scelta della Chiesa in cui celebrare
Il sacramento del matrimonio è atto pubblico che coinvolge non solo gli sposi, ma tutta la comunità ecclesiale. Perciò è bene che sia celebrato nella parrocchia di uno dei due o in quella futura degli sposi.
...
Chiudiamo le festività natalizie tutti insieme con una grande tombolata in parrocchia. Tutti, anziani e giovani, sono invitati. Ricchi premi... speriamo! Arrivederci
La Basilica Santo Spirito organizza un viaggio culturale di due giorni a Roma, in visita della mostra su Filippino Lippi ed altro. Programma dettagliato si www.santo-spirito.it
Di P.F.M. appuntamento il 06/01/2012 alle 09:30, sezione: celebrazioni, letto 110 volte.
Come ormai da tradizione, il giorno dell'Epifania (ed anche la domenica delle palme) in Santa Felicita viene tolta la messa delle ore 9 per celebrare alle ore 9,30 nella cappella palatina di Palazzo Pitti. In queste occasioni è permesso a tutti i fedeli di entrare ed assistere alla sacra funzione nella capella dei Medici, dei Lorena, dei reali di Palazzo Pitti. Un buon inizio religioso e benedicente alla cavalcata dei magi che seguirà nel pomeriggio, sempre da Palazzo Pitti.
Di P.F.M. appuntamento il 05/01/2012 alle 16:00, sezione: Catechismo dei ragazzi, letto 113 volte.
La nostra parrocchia partecipa in massa a "capannucce in città" il Natale dei ragazzi: tutti i ragazzi del catechismo sono iscritti al concorso con il presepe esposto all'esterno di Santa Felicita, in cui ciascuno ha aggiunto un suo personaggio.
Anche il gruppo giovani dopocresima partecipa con la CAPANNUCCIA che rappresenta il mistero della natività, davanti l'altare di chiesa.
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