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2^ parte: Le Virtù teologali e cardinali nel soffitto della Sala Capitolare di Santa Felicita
UN PERCORSO SACRO NEL MONASTERO BENEDETTINO DI S. FELICITA(2^ parte)LE VIRTU' TEOLOGALI E CARDINALILa pagina è a cura di M. Cristina FRANCOIS-LOMBARDI Conservatrice dell’Archivio Storico Parrocchiale di S. Felicita.
LA FEDE (fig.21) Questa Virtù occupa la posizione centrale perché è il punto d’arrivo del percorso sacro scandito dalle immagini affrescate nel Capitolo; indossa una veste d’un bianco luminoso essendo il bianco il colore della luce, il colore di tutti i colori, il colore di Dio. Con la mano destra tiene il sacro Calice sopra il quale è raffigurata l’Ostia, con la mano sinistra sostiene una semplice croce: su di questa non appare il corpo di Cristo Crocifisso perché Egli si trova REALMENTE nel Vino e nell’Ostia, entrambi consacrati, che con la mano destra ostende al riguardante. E’ infatti proprio grazie alla Fede che dobbiamo credere – anche senza vederLo – che Cristo è transustanziato nelle due Specie. L’aureola quadrata è emblematicamente segnata all’interno dal principale simbolo cristiano: la croce. LA SPERANZA (fig.22)
E’ dipinta con le mani protese nell’atto fiducioso di arrivare a prendere una corona: il giusto premio di chi anela al Paradiso, la corona degli “atleti di Dio”. Ha un leggero sorriso, il sorriso della perfetta letizia. LA CARITA’ (fig.23)
Spesso è confusa con la rappresentazione della Madonna che allatta Gesù Bambino, ma in questo caso l’immagine teologica della Virtù è chiara: porta una veste color del fuoco (un rosso aranciato) ed ha una fiamma sulla testa ed una in mano. La fiamma sulla testa è quella dello Spirito Santo: sono infatti sette lingue di fuoco, tante quanti i Suoi sette doni; la fiamma che arde nella mano sta ad indicare che l’amore è offerto come un dono. Queste fiamme – come già le ali e le corone delle Virtù – sembrerebbero riferibili, per il loro aspetto, ad un oggetto scenico, cioè relativo ad una rappresentazione sacra. Quanto al fuoco come simbolo, ricordiamo che lo stesso Gesù disse: “Ignem veni mittere in terram et quid volo, nisi ut ardeat?”. LA PRUDENZA (fig.24)
Qui raffigurata con un doppio profilo: di donna e di uomo. Una faccia si guarda alle spalle per proteggersi prudentemente dal male, lo sguardo rivolto verso l’alto, così come vollero i dettami iconografici trecenteschi e dei secoli seguenti (vedi l’Iconologia di Cesare Ripa del XVI secolo, alla voce “Prudenza”); l’altra faccia guarda in avanti tenendo in mano un serpente che, naturalmente, è qui assunto nella sua accezione positiva ed collegato a questa Virtù in quanto è l’animale che procede prudentemente quando avverte un pericolo. Ricordiamo che anche altrove il serpente è associato positivamente a certe figure di Santi: come Santa Verdiana a Castiglion Fiorentino e San Domenico in Puglia. La testa della Prudenza è velata perché tale Virtù non si rivela mai completamente. Altrove è rappresentata con uno specchio in mano, a significare che per regolarsi nell’agire si deve conoscere prima di tutto se stessi. Quando la testa non è bicipite lo specchio serve per guardarsi alle spalle ed esso fa le veci di una testa volta prudentemente all’indietro. LA GIUSTIZIA (fig.25)
Porta una spada che separa il bene dal male (spada salomonica) e che colpisce l’iniquo. Quest’arma allude anche ad altro; per esempio la spada tagliente come la lingua, può anche essere simbolo del Verbo, della Parola, soprattutto nel linguaggio biblico. Inoltre si ricordi che secondo la Bibbia, nella cacciata dal Paradiso Terrestre, i due Cherubini portano una spada. La lama è associata alla luminosità ed è anche simbolo polare e zenitale; in qualche rappresentazione essa raffigura l’asse della bilancia stessa. La Giustizia porta per sua natura anche una bilancia a due piatti. La spada sta in mezzo ad essi come asse di equilibrio. Questa Virtù è coronata in quanto degna di reverenza e in quanto la corona è prerogativa dei regnanti: come un re la Giustizia indossa anche un mantello rivestito d’ermellino. LA TEMPERANZA (fig.26)
Tiene una spada con la lama abbassata, in segno di pace; la lama allude anche alla tempratura con cui essa è stata forgiata. Il dito posato leggermente davanti alle labbra invita a misurare il linguaggio; è la quiete che controlla i moti dell’animo; è infine anche il gesto del silenzio sacro a cui molte religioni fanno riferimento (vedi il dito del dio Arpocrate-Horus per l’Antico Egitto). Gesto sacro di un silenzio non solo esterno, ma anche interno a noi stessi. La Temperanza è coronata. I suoi biondi capelli sono raccolti in una treccia che evoca la forma e il colore di una spiga di grano: simbolo della pace? Indossa un mantello di colore rosso da dignitario e la sua veste è bianca. LA FORTEZZA (fig.27)
E’ un personaggio dall’aspetto androgino. Indossa sul capo e sulle spalle la “leontè” di Ercole; anche la piccola clava allude alla forza di questo semidio (ricordiamo che Ercole è una figura cristica; è anch’esso il salvatore che combatte e vince le forze del male). L’emblema dipinto sul suo scudo è una colonna bianca. La colonna non solo è simbolo di sostegno e quindi di forza, ma è anche simbolo di Cristo inteso come tramite indispensabile tra basso ed alto (proprio come una colonna che con la base tocca la terra e con la parte superiore si erge verso il cielo), come depositario delle due Nature (quella divina e quella umana), colonna del vero tempo di Dio. CRISTO – VERBO BENEDICENTE (fig.28)Nel soffitto, il tondo con il Redentore Lo rappresenta aureolato di luce e con la mano benedicente secondo lo stile trinitario latino: il pollice è il Padre, l'indice è lo Spirito, e il medio, leggermente flesso per indicare Cristo che discende fra gli uomini, è il Figlio. Il volto di Gesù è eseguito secondo il modello del volto della Sacra Sindone; la bellezza e la regolarità dei tratti sono anche una derivazione del concetto di bellezza divina che ci proviene dalla Grecia classica. La barba divisa in due, oltre a rinviare alla barba cananea, rimanda alla cosiddetta barba dei filosofi ed indica una superiorità del personaggio descritto. Cristo è raffigurato come un uomo sui trent’ anni. I lunghi capelli sono caratteristici dei Nazirei che si dicevano seguaci di Sansone (figura cristica). fig.21: la Fede affrescata nel soffitto da Niccolò di Pietro Gerini. fig.22: la Speranza affrescata nel soffitto da Niccolò di Pietro Gerini. fig.23: la Carità affrescata nel soffitto da Niccolò di Pietro Gerini. fig.24: la Prudenza affrescata nel soffitto da Niccolò di Pietro Gerini. fig.25: la Giustizia affrescata nel soffitto da Niccolò di Pietro Gerini. fig.26: la Temperanza affrescata nel soffitto da Niccolò di Pietro Gerini. fig.27: la Fortezza affrescata nel soffitto da Niccolò di Pietro Gerini. fig.28: Cristo – Verbo benedicente affrescato nel soffitto da Niccolò di Pietro Gerini.
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