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S. Agostino

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il circolo di santo spirito
Di Grazia scritto il 25/01/2012 alle 17:34:28, sezione:  cultura, letto 225 volte.

 

Un progetto per il prossimo futuro:  Il circolo di Santo Spirito – Un salotto intellettuale a Firenze - Sant’Agostino : Ieri e oggi (foto facciata di Santo Spirito)
Questa ‘conversazione’nasce come ‘provocazione’: infatti non si prefigge di dare delle risposte, ma piuttosto di porre della domande, alle quali ognuno è invitato a rispondere.  Ricca di un passato quale punto d’incontro di grandi menti, alla ricerca di un ancoraggio spirituale legato ai numerosissimi e luminosi testi di Sant’Agostino, oggi Santo Spirito si presenta come meta di interesse artistico e turistico ad altissimo livello, ma il suo messaggio originario risuona ancora tra le auguste mura? La speculazione intellettuale attorno a Dio attrasse in ogni epoca l’attenzione di chi, avendo un animo ed una mente all’erta e particolarmente incline al dubbio ed all’analisi del grande mistero della FEDE, non poteva esimersi dall’affrontare tutti quei problemi spirituali, morali ed intellettuali che essa poneva (e pone tutt’ora). Menti eccelse che alla resa dei conti non possono fare a meno di chiedersi: ma Dio esiste? Gli Agostiniani, al pari degli altri ordini mendicanti presenti in città (francescani in Santa Croce, domenicani in Santa Maria Novella, Carmelitani al Carmine), fecero della loro sede un importante centro artistico, teologico e culturale. Già nel 1287 il convento fiorentino aveva ospitato un importante Capitolo generale degli Agostiniani e nel 1284 era stato nominato "Studio generale dell'Ordine", divenendo un istituto superiore di studi teologici e filosofici. Per accogliere la folla che assisteva alle loro prediche venne presto creata, dal 1292, la primitiva piazza Santo Spirito.
Fiore all'occhiello era la ricca biblioteca, che in un inventario del 1450 arrivò a contare 577 manoscritti. Il convento era frequentato da intellettuali e artisti. Francesco Petrarca instaurò un intenso rapporto con fra' Dionigi da Borgo San Sepolcro, il quale gli permise di studiare i testi rari presenti in convento e presentò il poeta a Roberto d'Angiò : grazie a queste frequentazioni Petrarca si avvicinò alla figura di sant'Agostino, che scelse come suo ideale interlocutore nel Secretum (1342-1434), ispirato alle Confessioni. Anche Giovanni Boccaccio frequentò il convento stringendo una stretta amicizia con fra' Martino da Signa: proprio agli Agostiniani di Santo Spirito lasciò in eredità la propria, ricca biblioteca personale. Verso la fine del XIV secolo il frate Luigi Marsili fu amico e corrispondente, oltre che di Petrarca, di Coluccio Salutati e altri: la cella del frate divenne un importante luogo di ritrovo per numerosi umanisti della prima generazione. Anche nei primi decenni del XV secolo Santo Spirito rimase la sede privilegiata per il ritrovo dei circoli intellettuali fiorentini, con frequentatori come Leonardo Bruni, Poggio Bracciolini, Niccolò Niccoli, Roberto de' Rossi, Giannozzo Manetti, i quali formarono una delle prime accademia letterarie del XV secolo.
E oggi? Che rilevanza può avere l’occuparsi di personaggi del passato, per quanto illustri, a confronto con una realtà tanto tormentata ed in continua trasformazione come quella attuale? Stiamo discutendo solo di questioni teoriche, storiche, colte, asettiche e fondamentalmente irrilevanti, oppure possiamo, e dobbiamo, occuparcene ancora? E perché?
Ancora una volta questo ‘angolo’ di città si rivela essere sorprendentemente (o piuttosto non così sorprendentemente) ricco di stimoli, di avvenimenti, ma soprattutto di personalità che non cessano di stupirci non solo per la loro dimensione intellettuale, letteraria e storica, ma anche per la loro vicinanza territoriale a noi e cronologica tra di loro e per un fondamentale punto di comune rappresentato da Agostino, nella sua dimensione di filosofo, teologo e scrittore fecondissimo, la cui produzione fortunatamente è arrivata quasi totalmente intatta da allora ai giorni nostri.
I tratti della vita del grande vescovo di Ippona sono noti, ma non fa’ certo male (foto Agostino: Vittore Carpaccio)ricordarli. Nasce a Tagaste il 13 novembre 354 (molti altri personaggi sono nati a novembre come Palladio, Spinoza, Donizetti, Engels, Mark Twain, Winston Churchill Angelo Giuseppe Roncalli poi Giovanni XXIII, Carlo Levi,   Alexsander Dubcek, Charles Schulz, Umberto Veronesi, Jacques Chirac, Ridley Scott, Tina Turner, etc. e il nostro parroco) l’attuale Souk Ahras, in Algeria, di etnia berbera ma di cultura totalmente ellenistico-romana. Figura assolutamente fondante nello sviluppo della personalità del nostro ‘ragazzo’sarà la madre Monica, che riuscirà a condurre sia lui sia il marito Patrizio alla conversione cristiana. Il padre ha grandi progetti per quel figlio che rivela ben presto le sue doti intellettuali e sogna per lui una carriera giuridica. Le vicissitudini successive della sua vita ci sono note grazie all’opera che tutt’ora è rimasta la più celebre della sua immensa produzione, ovvero “Le Confessioni” (foto frontespizio del manoscritto). E’ proprio questo testo che attrarrà l’attenzione di generazioni successive fino ad arrivare ai personaggi che ora prendiamo in esame: perché nostri ‘vicini di casa’ o ‘vicini in ispirito’.  Morirà ad Ippona nel 430. Nel 2001 infatti presso la Biblioteca Laurenziana ci fu una mostra intitolata “Gli Umanisti e Agostino”(foto frontespizio del catalogo) grazie alla quale mi è stato possibile rintracciare la fortuna che questo grande personaggio ha avuto presso numerose e rilevanti personalità della cultura fiorentina, nel momento del suo massimo splendore, in particolare tramite il formidabile gruppo che va sotto il nome di “Circolo di Santo Spirito”. Ma chi sono?
 Incominciamo con Francesco Petrarca (foto: affresco): è vero non è fiorentino, ma … nasce infatti ad Arezzo nel 1304 e muore ad Arquà nel 1374. Perché ci interessa in questa particolare circostanza? Il 26 aprile 1336 (un Venerdì Santo) intraprese l’ascensione al Monte Ventoso  (Mont  Ventoux  in Vaucluse - Provenza)(foto) insieme con suo fratello Gherardo, portando con sé una copia delle “Confessioni”. Giunto in vetta, apre a caso il libro e legge: “ … e gli uomini vanno ad ammirare le vette dei monti e gli enormi flutti del mare, le vaste correnti dei fiumi ed il giro dell’oceano e le rotazioni degli astri, e non si curano di sé stessi …”  L’impressione che ne deriverà sarà tale e tanta che descriverà la sua avventura in una lettera indirizzata a Frà Dionigi di Borgo San Sepolcro, frate agostiniano di Santo Spirito, che gli aveva donato il libro nel 1333. In seguito, e cioè dal 1347 al 1349 e fino alla stesura definitiva del 1353, scrive il “Secretum”: una sorta di diario intimo, appunto ‘segreto’, dove esprime il suo tormento interiore in forma di dialogo con Agostino, al cospetto della figura femminile della Verità, che rimane sempre in silenzio.
Da Petrarca a Boccaccio (foto: ritratto)il passo è breve. Più giovane di circa 10 anni, nasce infatti nel 1313 e muore nel 1375, Giovanni nutrirà per il suo predecessore una stima profondissima che durerà per tutta la vita e che lo indurrà ad ospitarlo nella sua casa in Borgo San Jacopo ed a regalargli una copia delle “Enarrationes in Psalmos” di Sant’Agostino. Il padre spirituale di Boccaccio sarà Frà Martino da Signa, anch’egli agostiniano di Santo Spirito, al quale lascerà in eredità la sua biblioteca.
Il Trecento si conclude con l’arrivo sulla scena di colui che sarà il vero animatore del “Circolo di Santo Spirito”, ovvero Coluccio Salutati (foto:ritratto) (1331 – 1406). Mentre nei casi precedenti abbiamo avuto a che a che fare con due letterati, il Salutati ci porta nel mondo della politica attiva ed anche qui troviamo lo stretto rapporto con Agostino. Il Salutati infatti, non solo possiede copia delle “Confessioni”, ma ne approfondisce la conoscenza grazie al legame con Frà Luigi Marsili, il quale, come vediamo nell’immagine(foto), è sepolto in Santa Maria del Fiore a dimostrazione della rilevanza del suo apporto alla vita pubblica di Firenze.
In effetti una parte delle “Confessioni” tratta specificatamente della riluttanza di Agostino a rinunciare a quelle che per lui erano diventate ‘care abitudini’, e cioè: la convivenza “more uxorio” con la madre di suo figlio Adeodato. Petrarca riprende quelle argomentazioni proprio riflettendo sulle sue difficoltà a trovare una via diretta verso ‘la cima del Monte Ventoso’, come è invece in grado di fare suo fratello Gherardo da poco entrato in convento. Eppure la vita di famiglia non è affatto da denigrare, né da abolire, né da rifiutare in linea di principio; che cosa spinge allora prima Agostino, poi Petrarca ed infine anche Boccaccio a rinunciarvi? E oggi è possibile, auspicabile, preferibile una scelta di questo genere? A che cosa si rinuncia e che cosa si guadagna? Spostiamoci quindi dall’area intima e personale di scelte ‘creative’ ed ‘intellettuali’ e quindi ‘ spirituali’, per entrare nell’ambito della politica attiva, praticata con convinzione e con dedizione e soffermiamoci alla persona di Coluccio Salutati (1331 – 1406). Questi, cancelliere a vita, coltissimo ed appassionato studioso, considera la libertà della “res publica” fiorentina dono divino da difendere dalla tirannide, fino alla morte. Non è casuale la sua profonda ammirazione per Cicerone, (106 a.C. – 43 a.C.) autore appunto della “Repubblica” che l’arpinate riprende dalla “Repubblica “ di Platone. Ancora una volta ci imbattiamo qui in Agostino: infatti il III° Libro dell’opera di Cicerone ci è pervenuto grazie all’esegesi che ne fa’ il vescovo di Ippona nella “Città di Dio”.
Ci si addentra ora in quel secolo che da ogni punto di vista (e cioè sia culturale, sia politico, sia economico, sia artistico) fa’ tremare i polsi a chi lo affronta, e cioè il ‘400, anche se la maggior parte dei personaggi di cui ci stiamo per occupare sono nati alla fine del ‘300 (come del resto Brunelleschi 1377, Ghiberti 1378, Donatello 1386, Luca della Robbia 1399, Frà Angelico 1395, etc.). Ogni volta che si analizza questa generazione nata in un brevissimo lasso di tempo, in una cittadina che a causa della peste del ’49 era passata da 120.000 abitanti a 40.000, ci si domanda esterrefatti, come sia stato possibile. Ma tant’è i ‘ragazzi’ di cui ci stiamo per occupare sono nati proprio in quegli anni. Una delle domande che ci si pone è: oggi sarebbe possibile? E poi, qual è il nostro rapporto con quell’epoca? Che cosa possiamo trarne di rilevante che possa aiutarci ora? Guardiamo quindi questi signori e cerchiamo di capire se i temi ed i problemi di allora siano ancora attuali, se e quanto Agostino possa ancora contare nella nostra vita così come accadde allora.
Si incontra così la figura di Roberto de’ Rossi: di lui si hanno notizie indirette sia come amico di Coluccio Salutati, sia, soprattutto, come tutore, mentore, maestro del giovane Cosimo de’ Medici (foto: ritratto del Pontormo) (1389 – 1464), al quale trasmise non solo la sua passione per la cultura antica, ma lo introdusse nella cerchia dei suoi amici, in particolare Leonardo Bruni (1370 – 1444) e Niccolò Niccoli (1364 – 1437), anch’essi facenti parte del “Circolo di Santo Spirito”. Forse piace ricordare che la famiglia de’ Rossi si stanziò nella piazzetta che ancora porta il suo nome, accanto alla nostra chiesa. Roberto rifuggì da incarichi pubblici e preferì un’esistenza trascorsa tra i suoi libri ed i suo giardino, mentre  Niccolò Niccoli, designerà Cosimo suo esecutore testamentario e curatore della sua notevole biblioteca  che Cosimo lascerà al monastero di San Marco, dove formerà il nucleo iniziale della cosiddetta ‘stanza greca’.
A questa sempre più numerosa pleiade di personaggi si aggiungono poi: Leonardo Bruni (1370 ca.-1444), Poggio Bracciolini (1380 – 1459), Giannozzo Manetti (1396 – 1459), Carlo Marsuppini (1399 – 1453), Lorenzo Valla (1407 – 1457), Marsilio Ficino (1433 – 1499), Pico della Mirandola (1463 – 1494), che avranno sempre come punto d’incontro, a volte anche molto dibattuto, Agostino. A questi personaggi ‘pubblici’ corrispondono brillanti figure di monaci di Santo Spirito. Non credo sia casuale il fatto che anche altri sulla stessa traccia, e cioè avendo sempre come ‘stella polare’ Agostino, al di fuori di questo ‘circolo’, sia all’interno dell’ordine stesso, ma non a Firenze, sia in altri ordini monastici, abbiano lasciato notevoli tracce di sé: p.es Tommaso da Kempis (1380 – 1471), oppure Erasmo da Rotterdam (1466/69 – 1536) e molto prima di loro Bonaventura da Bagnoregio (1212/21 – 1274) ed in fine anche Leon Battista Alberti (1404 – 1472), il quale lascia per testamento la sua volontà di essere sepolto in Sant’Agostino a Roma (benché non si sia rinvenuto traccia della sua tomba, poiché la chiesa attuale venne successivamente ricostruita).
L’elemento che li unisce e li attrae, li distingue e li rende tutt’ora attuali, non è solo la figura di Agostino, ma significativamente, grazie e tramite lui, la costante ricerca di unire la ‘razionalità’, il ‘pensiero’, l’amore per la saggezza’ ad una motivazione di fondo, permeante ed illuminante, e cioè alla ricerca della Fede. Menti eccelse infatti come Bonaventura da Bagnoregio (1212/21 – 1274), francescano, padre della Chiesa, recupera la filosofia antica, in particolare Platone(foto: ritratto), grazie alla di lui ricerca del divino, sostenuta e sviluppata ulteriormente appoggiandosi al ‘neoplatonismo’ di Agostino. Ma perché tutto questo dovrebbe coinvolgerci? Soprattutto perché anche Platone nel IV° secolo A.C. non poteva esimersi dal chiedersi che cosa distinguesse l’uomo dal resto delle creature? Che cosa lo rendesse sempre desideroso di andare oltre e di porsi le fondamentali domande:’Chi siamo? Da dove veniamo? Dove andiamo?’  E poi? E qui nasce il grande elemento della ‘memoria’: ricordiamo il passato nella nostra costante tensione verso il futuro. Ora, questo istante è l’unico che abbiamo. Siamo tuttavia talmente abituati a fare la transizione tra passato e futuro che spesso dimentichiamo che l’unico momento che abbiamo è quello presente. Agostino dedica pagine, capitoli interi al ‘tempo’ nella ‘Città di Dio’. E’ forse questa analisi, fusa con la lettura di Orazio, che ha tanto colpito i nostri illustri predecessori(vedasi per esempio la valutazione che ne da’ un successore e cioè Lorenzo de’ Medici (1449 - 1492) nel suo ‘canto carnascialesco’: dove conclude ogni stanza ribcon il ritornello: “… chi vuol essere lieto sia, di doman non c’è certezza” così vicino al ‘carpe diem’ di Orazio                                        Quant'è bella giovinezza !
Quant'è bella giovinezza
che si fugge tuttavia !
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c'è certezza.
5
Quest'è Bacco e Arianna,
belli, e l'un dell'altro ardenti;
perché 'l tempo fugge e inganna,
sempre insieme stan contenti.
Queste ninfe ed altre genti
10
sono allegre tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c'è certezza.

Questi lieti satiretti
delle ninfe innamorati
15
per caverne e per boschetti
han lor posto cento agguati;
ora da Bacco riscaldati,
ballon, salton tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
20
di doman non c'è certezza.

Queste ninfe anche hanno caro
da lor essere ingannate:
non può fare a Amor riparo,
se non gente rozze e ingrate:
25
ora insieme mescolate
suonon, canton tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c'è certezza.

Questa sòma, che vien drieto
30
sopra l'asino, è Sileno:
così vecchio è ebbro e lieto,
già di carne e d'anni pieno;
se non può stare ritto, almeno
ride e gode tuttavia.
35
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c'è certezza.

Mida vien drieto a costoro:
ciò che tocca, oro diventa.
E che giova aver tesoro,
40
s'altri poi non si contenta ?
Che dolcezza vuoi che senta
chi ha sete tuttavia ?
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c'è certezza.
45
Ciascun apra bene gli orecchi,
di doman nessun si paschi;
oggi siam giovani e vecchi,
lieti ognum, femmine e maschi;
ogni tristo pensier caschi:
50
facciam festa tuttavia.
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c'è certezza.

Donne e giovinetti amanti,
viva Bacco e viva Amore !
55
Ciascun suoni, balli e canti !
Arda di dolcezza il core !
Non fatica, non dolore !
Ciò c'ha a esser, convien sia.
Chi vuol esser lieto, sia:
60
di doman non c'è certezza.
ed insieme con la questione morale di come si impiega quell’ “attimo fuggente”, ognuno di loro si è posto domande scaturite dalla grande sintesi agostiniana che pone la soluzione dei tanti dilemmi nella “grazia”. Ognuno di loro trova in Agostino ‘pane per i suoi denti’ e vede le “Confessioni” nell’ottica del suo tempo e della sua condizione personale. Ciò che fa’ riflettere è piuttosto quanto questioni che sono entrate nella ‘letteratura’ abbiano invece valenza esistenziale. Per Petrarca il problema sarà l’accidia ovvero l’indolenza nell’operare il bene. Per Boccaccio la crisi morale riguarda la sua esistenza passata e la sua opera. Per Coluccio Salutati la preoccupazione principale è la dedizione all’amata patria-repubblica. A Roberto de’ Rossi tocca il compito di educare ed indirizzare colui che ben presto diventerà il cittadino più potente ed influente di Firenze, impartendogli principi che dovranno essere vitali, concreti e saggi. Per Niccolò Niccoli il leit motiv sarà la cultura, la conservazione dell’eredità del passato, i libri, nei quali si rifugia alla ricerca della ‘tranquillità dell’anima’. Leonardo Bruni (foto della tomba in Santa Croce)non solo succede a Coluccio Salutati nella carica di cancelliere ma  fa’ anche parte della schiera di coloro che amano appassionatamente la letteratura: nel suo caso il motivo ispiratore, da difendere con tutte le forze, sarà la rivalsa della ‘lingua volgare’ nei confronti di una predominanza del latino, troppo contaminato quindi ‘maccheronico’non più in grado di esprimere l’era di Dante, Petrarca e Boccaccio, come pure la lettura ‘filologica’ della storia. Segue Carlo Marsuppini, sia nel ruolo di cancelliere, sia nell’onore della sepoltura (foto della tomba in Santa Croce), sia nella passione per le belle lettere: significativa della sua produzione letteraria è una “Consolatio” inviata alla famiglia Medici in morte di Contessina de’ Bardi, moglie di Cosimo il Vecchio, che confuta ampiamente la sua fama di antireligiosità. Anche per Poggio Bracciolini, cancelliere successivo, la passione trascinante sono i libri di cui va ‘a caccia’ costantemente, nelle sue funzioni al seguito della Curia pontificia durante i suoi molti incarichi diplomatici che lo portano in vari monasteri d’Europa. Per lui la scelta finale sarà quella di ritirarsi in campagna con una bella moglie giovane, ma comunque circondato dai suoi libri a godere della conoscenza acquisita con l’esperienza, ma ormai definitivamente lontano dalla scena diplomatica attiva. Con Giannozzo Manetti incontriamo un testimone di un grande evento quale la consacrazione di Santa Maria del Fiore, documento che ci da prova dell’attenzione di questi personaggi per il ‘decorum’ cittadino, facendolo assurgere ad avvenimento di memorabile importanza storica. Sempre sulla scia dei grandi studiosi alla incessante ricerca della verità storica, Lorenzo Valla si farà notare per il suo spirito violentemente polemico (sarà colui che filologicamente dimostrerà la falsità della ‘Donazione di Costantino’) ma non potrà ignorare Agostino anche se per confutarlo. Marsilio Ficino e Pico della Mirandola infine fanno parte del gruppo spiccatamente di impostazione filosofica recuperando quel Platone, tanto amato da Agostino, per dimostrarne la costante ricerca del divino oltre la morte e  dell’etica di comportamento nei confronti della ‘res publica’.
Si viene a stabilire così passo passo una catena di pensatori che applicano le loro attività intellettuali ad una ricerca filosofica unita alla dedizione per la gestione del bene pubblico: infatti per ognuno di loro fondamentalmente alla base della politica si trova l’etica e la ricerca dell’origine dell’etica nel soprannaturale e nel divino. Platone e Cicerone vanno alla ricerca di quella fonte che Agostino e Coluccio – come pure tutti gli altri membri del “Circolo di Santo Spirito” – avranno finalmente trovato nel  loro tempo e nei loro luoghi. Si vedono quindi personaggi profondamente coinvolti nella vita reale, nell’esercizio della gestione, nell’impegno e nella confrontazione con i problemi quotidiani, fino a costo della vita come nel caso di Cicerone prima e di Agostino poi, nella città assediata che lui non abbandona. Il quesito costante e, spero,attuale, è: vale veramente la pena sacrificarsi per coerenza etica in questa nostra società moderna? Nel mezzo di tanti problemi materiali ha ancora senso cercare di sostenere un principio morale? A che cosa può servire oggi l’onestà in termini concreti? Per esempio: che cosa centra l’impegno civile con la raccolta differenziata della spazzatura?
In effetti questa ricerca si può paragonare all’ansiosa domanda di un innamorato che sfoglia una margherita, ma invece di chiedersi:”M’ama, Non m’ama?” Ci si può forse domandare:”Esiste? Non esiste?” Continuando con la disanima dei nostri personaggi che gravitarono attorno a Santo Spirito, possiamo scorgere in loro, per affinità, tutti i nostri dubbi, le nostre paure, le nostre preoccupazioni. Per alcuni di loro la soluzione migliore sarà quella di entrare in convento, per altri lasciare la “res publica”, per altri ancora vivere nel bel mezzo della vita attiva fino in fondo ed unirla ad una profonda meditazione finale. Le scelte quindi saranno molteplici, come molteplici sono stati i caratteri e le vicissitudini. Il caleidoscopio esistenziale quindi mantiene la sua policromia nel rispetto fondamentale della libertà della persona.
In ogni epoca si sono verificati dei movimenti centripeti: riuniamoci a discutere, verifichiamo l’un l’altro le nostre posizioni rispetto ad un punto fondamentale, attorno ad un’idea che ci sta a cuore, ad un nucleo che ci pareva ‘atomico’, ma che ad un’analisi più approfondita ha rivelato essere composto da più elementi, la liberazione dei quali è fonte di un’energia inesauribile: appunto una ‘fissione nucleare’. A suo tempo portò infatti alla creazione di ‘scuole’ vedi l’Accademia di Platone, poi ad aggregazioni monastiche come sul Monte Carmelo, più tardi a riunioni informali attorno allo studio degli scritti di Agostino; oggi in un mondo che ha idealizzato l’individuo, ne vediamo le estreme conseguenze e cioè l’isolamento. Abbiamo bisogno anche oggi di riunirci o l’uomo vive al meglio nel suo canotto impermeabile? Siamo ancora animali politici o monoliti autosufficienti? Ce la possiamo fare da soli oppure abbiamo bisogno anche noi di un “Circolo di Santo Spirito”? 
 
 
 
 
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 "Rialzati, per te Dio si è fatto uomo" S. Agostino, Discorsi, 185,1